Barca con 80 migranti si capovolge al largo della Tunisia, 4 sopravvissuti

Pubblicato il 4 luglio 2019 alle 15:42 in Immigrazione Tunisia

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Un’imbarcazione che trasportava circa 80 migranti è naufragata nella giornata di mercoledì 3 luglio, a largo di Zarzis, in Tunisia. 

La notizia è stata riferita con un post su Twitter da Alarm Phone, un servizio creato per il soccorso delle emergenze nel Mediterraneo. L’Alarm Phone ha riportato l’incidente e ha citato Chamseddine Marzoug, un volontario della Mezzaluna Rossa della Tunisia. Questo ha raccontato che, inizialmente, si erano salvate 5 persone dal naufragio, e circa 80 risultavano disperse. Uno dei 5 superstiti, originario della Costa d’Avorio, è morto in ospedale, dopo essere stato recuperato dai soccorsi tunisini. Questi ultimi sono al lavoro nell’area, insieme all’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) e in coordinamento con le autorità tunisine, per la ricerca e il soccorso di eventuali sopravvissuti. 

La situazione riguardante i migranti nel Mediterraneo è particolarmente critica. Secondo le stime ufficiali dell’Organizzazione Internazionale per l’Immigrazione (IOM), nel mese di giugno 2019, sono sbarcati in Europa circa 5.500 migranti, di cui 2.768 in Grecia, 1.422 in Spagna, 691 in Italia, 504 a Malta e 66 a Cipro. Dall’inizio dell’anno, invece, sono giunti in Europa via mare complessivamente 27.542 stranieri. Il Paese che ha accolto il maggior numero di migranti, al momento, risulta essere la Grecia, seguita da Spagna, Italia, Cipro e Malta. Il numero dei morti in mare nei primi sei mesi del 2019, invece, ammonta a 600. Per quanto riguarda l’Italia, le stime del Ministero dell’Interno indicano che, dal primo gennaio al 30 giugno 2019, sono sbarcati circa 2.600 migranti, cifra che segna una drastica diminuzione rispetto al numero dello scorso anno, quando sono giunti via mare 16.566 stranieri. Le prime cinque nazionalità dei migranti sono tunisina, pakistana, irachena, algerina e ivoriana.

Il 21 giugno, un gruppo di 75 migranti era sbarcato in Tunisia dopo aver passato venti giorni in mare, a bordo di una nave commerciale. Tra i migranti vi erano 64 bengalesi, 9 egiziani, un marocchino e un sudanese. Metà di questi erano minorenni, alcuni non accompagnati. I sopravvissuti sono stati salvati il 31 maggio dalla Maridive 601 e hanno trascorso le successive settimane in mare aperto, poiché non trovavano un porto che li autorizzasse ad attraccare. La Mezzaluna Rossa tunisina ha riferito che l’autorizzazione a sbarcare nel porto di Zarzis, nella costa meridionale della Tunisia, è stata subordinata all’accettazione del rimpatrio volontario da parte dei migranti.

Un altro evento estremamente tragico per il Mediterraneo si è verificato il 3 luglio, quando un attacco aereo ha colpito un centro di detenzione per i migranti in Libia, causando la morte di 53 persone, tra cui 6 bambini. In una dichiarazione, il governo di Tripoli ha accusato dell’attacco l’Esercito Nazionale Libico (LNA), guidato dal generale Khalifa Haftar. Circa 6.000 migranti provenienti da Eritrea, Etiopia, Somalia, Sudan e altri Paesi africani sono rinchiusi in dozzine di strutture di detenzione in Libia. Tali strutture sono in mano ai gruppi armati libici, i quali non tutelano in alcun modo le persone detenute. I migranti in Libia vivono in condizioni pessime, sono soggetti a torture e abusi, secondo i testimoni che sono passati per tali strutture.

Secondo quanto ha riferito Al-Jazeera, a marzo di quest’anno, a causa di un tentativo di fuga, 30 migranti, tra cui alcuni bambini, erano stati rinchiusi in una cella sotterranea e brutalmente torturati. Tale informazione è stata confermata dall’International Rescue Committee, l’organizzazione che fornisce assistenza medica all’interno del centro di detenzione di Triq al Sikka. Il 4 giugno, Medici Senza Frontiere (MSF) aveva lanciato un appello all’Italia e all’Europa e aveva chiesto lo smantellamento immediato del sistema dei centri di detenzione in Libia e si arrivi ad attuare un meccanismo di ricerca e soccorso in mare adeguato.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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