Ucciso l’uomo sospettato di aver organizzato gli attentati di Tunisi

Pubblicato il 3 luglio 2019 alle 16:15 in Africa Tunisia

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Un uomo sospettato di aver pianificato il doppio attentato, rivendicato dall’ISIS e effettuato il 27 giugno nella città di Tunisi, è stato ucciso in uno scontro a fuoco con la polizia.

La notizia è stata riferita il 3 luglio dal ministero dell’Interno tunisino, che ha aggiunto che l’evento ha avuto luogo nella notte precedente. Un’inchiesta della polizia aveva concluso che l’individuo deceduto, Aymen Smiri, fosse l’organizzatore degli attentati gemelli contro le forze di polizia, che avevano causato la morte di un poliziotto morto e il ferimento di diverse altre persone. Un altro membro delle forze di sicurezza è rimasto ucciso nello scontro a fuoco tra il sospetto e la polizia. Il portavoce del ministero dell’Interno, Sofiene Zaag, ha comunicato che Smiri era un “leader molto attivo e molto pericoloso”.

Una precedente dichiarazione del ministero dell’Interno aveva comunicato che le forze speciali avevano circondato il luogo dove si trovava Smiri, nell’area di Intilaka, a Tunisi, dopo un lungo inseguimento effettuato dalla polizia. “Quando le forze hanno iniziato a sparare, questo ha azionato una cintura esplosiva che aveva indosso”, si legge in una dichiarazione ministeriale. Tuttavia, era stato riferito che la detonazione non aveva causato vittime, escluso il suicida. Non è chiaro, al momento, se il poliziotto deceduto sia morto a causa delle ferite riportate durante l’esplosione. Il ministero ha confermato che non ci sono ulteriori vittime.

Il gruppo dello Stato Islamico ha rivendicato gli attacchi del 27 giugno, affermando che “gli esecutori dei due attentati contro la sicurezza tunisina sono nostri combattenti”. La dichiarazione è stata pubblicata sul sito del SITE Intelligence Group, un’agenzia americana che tiene traccia delle attività online delle organizzazioni terroristiche. Questo attacco arriva dopo un periodo di relativa calma nel Paese Nord-africano. Nel 2019 la Tunisia non ha subito alcun attentato terroristico. Nel 2018, invece, il Paese nordafricano è stato teatro di 3 assalti.

Il primo è avvenuto l’8 luglio, nell’area di Ain Sultan, nella provincia di Jenduba, al confine con l’Algeria, dove 6 membri delle forze di sicurezza sono stati uccisi, mentre altri 3 sono stati feriti in un’imboscata. L’azione è stata rivendicata da Okba Ibn Nafaa Brigade (OIB), affiliata ad al-Qaeda nel Maghreb Islamico (AQIM). Si è trattato de primo assalto contro le forze di sicurezza tunisine dal 7-9 marzo 2016, quando un gruppo di militanti dello Stato Islamico tentò di prendere il controllo della città di Ben Guerdane, al confine con la Libia, venendo tuttavia respinto dai soldati tunisini. Negli scontri morirono circa 50 persone. Il secondo attentato che ha colpito la Tunisia nel 2018, invece, si è verificato il 29 ottobre a Tunisi, dove la 30enne tunisina Mona Guebla si è fatta esplodere presso la via Habib Bourgiba, poco lontano dall’ambasciata francese, ferendo 15 persone, di cui 10 agenti e un civile.

L’attuale legislazione anti-terrorismo è stata adottata nel 2015 per migliorare la difesa dei diritti umani e la lotta contro l’estremismo violento, in linea con la risoluzione del Consiglio di sicurezza dell’Onu 2178, e il regime di sanzioni contro al-Qaeda e l’ISIS. Nel corso degli ultimi anni, la Tunisia ha anche rafforzato il proprio sistema penale, promuovendo nuove leggi per affrontare in maniera più efficace la minaccia posta dalla radicalizzazione. Il Ministero della Difesa (MOD) e il Ministero degli Interni (MOI) sono entrambi impegnati nella difesa del Paese. Mentre il primo guida le forze di sicurezza nelle operazioni militari, soprattutto nei pressi dei confini con l’Algeria e la Libia, il secondo rappresenta l’agenzia nazionale anti-terrorismo, che si dedica soprattutto alla salvaguardia delle aree urbane.

La Tunisia si trova in uno stato di emergenza dal 24 novembre 2015, quando un attentato suicida dell’ISIS ha ucciso 12 guardie presidenziali a Tunisi. Da allora, è stato prolungato diverse volte, di cui l’ultima l’8 aprile 2019. Tale condizione conferisce alle forze di sicurezza poteri eccezionali, come quello di bandire le riunioni, gli scioperi e tutte le altre attività che potrebbero causare disordini. Tra le misure sono incluse alcune direttive che permettono alle forze di sicurezza di prendere il controllo della stampa.

Dalla sua rivoluzione, nel 2011, il Paese ha subito numerosi attacchi da parte di estremisti islamici contro le forze di sicurezza e i turisti stranieri. Secondo quanto riferito dal Country Report on Terrorism 2017 del governo americano, nel corso dell’anno passato, la minaccia terroristica è rimasta elevata in Tunisia, in quanto al-Qaeda nel Maghreb islamico (AQIM), il gruppo di Uqba bin Nafi e l’ISIS hanno continuato a lanciare attacchi contro il personale di sicurezza tunisino. Le forze di sicurezza tunisine, tuttavia, hanno migliorato la loro capacità di prevenire le attività terroristiche. Il governo ha reso l’antiterrorismo una priorità assoluta e la Tunisia ha continuato a cooperare con la comunità internazionale, compresi gli Stati Uniti, per professionalizzare il suo apparato di sicurezza.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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