L’Europa, l’Italia e l’esportazione di armi in Yemen

Pubblicato il 3 luglio 2019 alle 14:03 in Italia Yemen

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il 26 giugno, l’Italia ha approvato una mozione per l’effettiva interruzione delle esportazioni di armamenti in Arabia Saudita e in altri Paesi coinvolti nel conflitto in Yemen. Le responsabilità di Roma, la contrarietà della Francia e le contraddizioni della Germania. 

Nella 197° seduta pubblica della Camera dei Deputati italiana, si è discusso il tema della crisi in Yemen, e i deputati sono stati aggiornati sulla situazione in corso nel Paese. Il testo allegato all’ordine del giorno della seduta, cita il fatto che dal 22 marzo 2015, è in corso un conflitto armato in Yemen che si è dimostrato estremamente sanguinoso. Il documento spiega che, in tale guerra, da una parte si collocano i ribelli sciiti Houthi, che hanno rovesciato il presidente yemenita, Rabbo Mansour Hadi e controllano la capitale del Paese, Sana’a. Questi sono sostenuti dalle truppe vicine all’ex presidente Ali Abdullah Saleh, dalle milizie di Hezbollah e dall’Iran, anche se Teheran nega di fornire armi ai ribelli. Dall’altra, c’è la coalizione guidata dall’Arabia Saudita, formata da Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Qatar, Bahrain, Egitto e Sudan, intervenuta il 26 marzo a sostegno del governo del presidente Hadi. Tale fazione è sostenuta dagli Stati Uniti, che riforniscono di armi e carburante i Paesi attivi nel conflitto. 

L’allegato continua: “Dall’inizio degli scontri, circa 19 mila raid aerei hanno devastato scuole, ospedali e infrastrutture, obbligando 1.5 milioni di bambini a fuggire dalle loro case e uccidendo o ferendo gravemente quasi 6.500 minori. Le cifre relative ai 4 anni di guerra sono tragiche: 24 milioni di persone su una popolazione di 30 milioni sopravvivono solo grazie agli aiuti umanitari; 20 milioni di persone soffrono di malnutrizione e di queste 11 sono sull’orlo della carestia; 18 milioni di persone non hanno accesso ad acqua pulita e a servizi igienici sanitari di base; gli sfollati interni ammontano a 3 milioni. Secondo l’Ufficio dell’Alto Commissario per i Diritti Umani delle Nazioni Unite, dal 26 marzo 2015, giorno del primo raid aereo della coalizione guidata dall’Arabia Saudita per fermare l’offensiva degli Houthi, fino ad agosto 2017, sono stati uccisi 5.144 civili. Secondo Oxfam, solo nel 2018 sono stati uccisi o feriti circa 100 civili ogni settimana.”

Il testo sottolinea poi che tutte le parti coinvolte nel conflitto in Yemen hanno ripetutamente violato i diritti umani della popolazione civile e che questa sta affrontando una crisi umanitaria di vaste proporzioni. Secondo le Nazioni Unite, inoltre, la coalizione araba a guida saudita sarebbe la principale responsabile delle vittime civili del conflitto, poichè continua a commettere gravi violazioni del diritto internazionale umanitario e delle norme internazionali sui diritti umani. A peggiorare il quadro, le organizzazioni umanitarie faticano sempre più ad entrare nel Paese e le strutture di accoglienza e assistenza alla popolazione civile sono sotto attacco, comprese quelle sostenute da organizzazioni umanitarie italiane. 

In tale drammatico quadro, viene sottolineato il ruolo del nostro Paese. “L’Italia ha una specifica parte di responsabilità in questa guerra, poiché alcune delle armi utilizzate contro gli yemeniti sono fabbricate, vendute o transitate dall’Italia”. Il documento presentato alla Camera specifica che l’esportazione di armi in Yemen si verifica in violazione della legge n. 185 del 1990, che afferma che la vendita ed il transito di materiali di armamento è proibita verso i Paesi in stato di conflitto armato. L’esportazione italiana verso gli Stati coinvolti nel conflitto in Yemen sono anche in contrasto con i principi dell’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite e le prescrizioni contenute nel Trattato internazionale sul commercio delle armi.

Il testo della mozione alla Camera sottolinea, inoltre, che in Italia, a Domusnovas, in provincia di Cagliari, è operante uno stabilimento della Rwm Italia spa, una società controllata dal produttore tedesco di armi Rheinmetall AG, che produce bombe d’aereo General purpose e da penetrazione, caricamento di munizioni e spolette, sviluppo e produzione di teste in guerra per missili, siluri, mine marine, cariche di demolizione e controminamento. Tale azienda ha verosimilmente esportato armi in Yemen.  Secondo il testo approvato alla Camera il 26 giugno i resti di alcune bombe fabbricate da tale produttore, recanti la scritta Rwm Italia spa, sono stati rinvenuti sui luoghi di attacchi che hanno causato la morte di una famiglia, l’8 ottobre 2016, a seguito di un raid aereo verosimilmente condotto dalla coalizione militare guidata dall’Arabia Saudita, nel villaggio di Deir Al-Hajari, situato nello Yemen nord-occidentale.

Inoltre, secondo alcuni analisti citati dal governo nel documento, la Teknel s.r.l., l’azienda italiana con sede a Roma, ha ricevuto per la prima volta nel 2018 l’autorizzazione a esportare all’Arabia Saudita generatori elettrici di tipo militare, per un valore complessivo di 7.829.780 euro. Tale azienda ha ammesso pubblicamente che il destinatario e utilizzatore finale di questi generatori è la Guardia nazionale saudita, che è una delle Forze armate dell’Arabia Saudita. Nel 2018 il valore totale delle licenze alle esportazioni verso Riad, la capitale saudita, ammontava a 13.350.266 euro, di cui oltre la metà a favore della Teknel s.r.l.

Per intervenire a tale proposito, ad aprile 2018, una coalizione internazionale di organizzazioni non governative, tra cui Rete Disarmo, ECCHR e Mwatana, ha depositato un esposto alla procura della Repubblica di Roma per chiedere che venga avviata un’indagine sulla responsabilità penale delle autorità italiane, che continuavano ad autorizzare le esportazioni di armamenti, e degli amministratori della società che sono gli effettivi produttori di strumenti bellici che sono utilizzati contro la popolazione civile yemenita. Il ministro della Difesa, Elisabetta Trenta, e il premier italiano, Giuseppe Conte, hanno rilasciato dichiarazioni pubbliche in cui condannavano l’esportazione di armi in Yemen. 

La mozione sul conflitto in Yemen presentata dalla maggioranza di Governo, il 26 giugno, impegna da ora in avanti l’esecutivo ad “adottare gli atti necessari a sospendere le esportazioni di bombe d’aereo e missili che possono essere utilizzati per colpire la popolazione civile e loro componentistica verso l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti sino a quando non vi saranno sviluppi concreti nel processo di pace con lo Yemen”. Tuttavia, alcune organizzazioni attive nel settore del contrasto alle armi hanno sottolineato che quanto approvato dalla Camera manca totalmente di indicazioni specifiche, calibrate sulle esportazioni italiane citate. Inoltre, la mozione non spinge il governo a impegnarsi direttamente in un processo di riconversione delle aziende italiane colpite da blocchi sulle esportazioni. L’impegno è stato preso e con la mozione di maggioranza del 26 giugno si andrà verso misure per uno stop degli export verso i membri della coalizione araba, guidata dall’Arabia Saudita e attiva nella guerra in Yemen. Tuttavia, non è immediato che l’impegno venga rispettato e si trasformi in azioni concrete e puntuali. Il rischio, come è successo in altri Paesi europei, è che il blocco venga semplicemente aggirato. 

I deputati italiani, in tale occasione della seduta 197 della Camera, sono stati aggiornati anche sul quadro europeo: “Il 25 ottobre 2018 il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione (ultima di una lunga serie con le medesime richieste) che invita il Consiglio a raggiungere una posizione comune per imporre, a livello dell’Unione europea, un embargo sulle armi nei confronti dell’Arabia Saudita e a rispettare la posizione comune 2008/944/PESC. Il Consiglio chiede un embargo sull’esportazione di sistemi di sorveglianza e di altri prodotti a duplice uso suscettibili di essere utilizzati in Arabia Saudita a fini repressivi. In una successiva risoluzione datata 14 novembre 2018 relativa all’implementazione della posizione comune dell’Unione europea sull’export di armamenti lo stesso Parlamento europeo ha chiesto al Consiglio e all’Alto rappresentante per la politica estera di estendere tale embargo anche a tutti gli altri membri della coalizione a guida saudita nello Yemen”. 

Il documento, inoltre, sottolinea che Germania, Svezia, Danimarca, Finlandia, Norvegia e Olanda hanno recentemente annunciato la sospensione delle forniture militari che potrebbero venire utilizzate nel conflitto in Yemen, oltre che all’Arabia Saudita, anche agli Emirati Arabi Uniti. Tuttavia, la questione relativa al blocco delle esportazioni tedesche verso l’Arabia Saudita risulta particolarmente controversa. Infatti, la Germania ha venduto materiali per la difesa per 1,1 miliardi di euro a diversi Paesi coinvolti nella guerra in Yemen, nel primo semestre del 2019. Non solo, da gennaio a giugno Berlino ha concesso numerose autorizzazioni per l’export diretto in Egitto, ma anche negli Emirati Arabi, Giordania, Kuwait, Sudan e Bahrein. La decisione di non esportare armi in Arabia Saudita, presa dalla Germania a ottobre del 2018, a seguito dell’uccisione del giornalista saudita Jamal Khashoggi, risulta molto scomoda per lo sviluppo dell’industria bellica tedesca. La Germania è il quarto Paese per volume di esportazioni verso Riad dopo Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia.

Le rigide politiche tedesche sulle esportazioni di armi rischiano, però, di minacciare il futuro dei grandi progetti franco-tedeschi per lo sviluppo di carri armati, jet da combattimento e droni. Anne-Marie Descotes, l’ambasciatrice francese in Germania, il 26 marzo 2019, aveva sottolineato il fatto che Berlino impone lunghi tempi di attesa per ottenere le licenze per l’esportazione di materiale bellico. Un numero crescente di imprese del settore ha, quindi, deciso di sviluppare armi che siano “german-free”, cioè che non contengano materiali costruiti in Germania. “Portare avanti progetti di difesa con i nostri partner più stretti è nell’interesse del nostro Paese“, ha dichiarato a tale proposito Steffen Seibert, il capo dell’Ufficio stampa e informazione del governo federale tedesco. La questione delle esportazioni di armi e della spesa bellica stanno mettendo a dura prova la coalizione di governo della cancelliera tedesca Angela Merkel. I socialdemocratici (SPD) spingono per estendere a nuovi Paesi il congelamento delle esportazioni di armi. La Merkel e altri leader conservatori, invece, hanno avvertito che la Germania rischia di minare la propria credibilità e di danneggiare la propria industria pesante, se manterrà queste politiche.

La Francia, da parte sua, rifiuta l’idea di poter bloccare le esportazioni. Parigi ha confermato, mercoledì 8 maggio, un invio di materiale bellico in Arabia Saudita, nonostante le accuse della comunità internazionale contro Riad sull’utilizzo di tali armi in Yemen. “Secondo quanto è noto al governo, non ci sono prove che le vittime in Yemen siano il risultato dell’uso di armi francesi”, ha dichiarato il ministro della Difesa, Florence Parly. Le autorità di Parigi non hanno voluto specificare quali tipi di armamenti sono stati venduti a Riad, ma hanno ripetuto che i materiali bellici di Parigi vengono utilizzati per scopi unicamente difensivi dall’Arabia Saudita. Tuttavia, la pressione è aumentata sul governo in tale ambito, dopo che il sito di inchiesta Disclolse ha reso noto un documento militare del mese scorso che riferiva riguardo all’uso di carri armati e artiglieria francese nella guerra contro i ribelli Houthi. Mentre il dibattito europeo va avanti, intanto, in Yemen, si continua a morire.

Scarica l’app gratuita di Sicurezza Internazionale da Apple Store o Google Play

Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.