Il Venezuela rompe l’unità del BRICS

Pubblicato il 2 luglio 2019 alle 6:30 in Brasile Russia Venezuela

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I leader delle cinque economie emergenti, il gruppo BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa) hanno pubblicato una nota congiunta il 28 giugno scorso durante il G20 a Osaka in cui si oppongono alla politica dei dazi commerciali e si impegnano ad attuare politiche per onorare l’accordo di Parigi al fine di ridurre il riscaldamento globale. I paesi BRICS hanno anche chiesto con voce unanime una riforma dell’Organizzazione mondiale del commercio (OMC) e del Fondo monetario internazionale (FMI). L’unità tra i suoi membri, tuttavia, ha un limite: il Venezuela.

Il governo brasiliano di Jair Bolsonaro è tra i principali sostenitori del presidente ad interim autoproclamato del Venezuela, Juan Guaidó. Il resto del gruppo, Cina e Russia in testa, sostiene il presidente Nicolás Maduro.

“Questo è un tema spinoso per i BRICS e molto spinoso per l’America Latina e per le relazioni interamericane” – ha spiegato all’edizione latinoamericana del network russo Sputnik Paulo Wrobel, esperto di BRICS e professore di relazioni internazionali presso la Pontificia Università Cattolica di Rio de Janeiro.

“La Russia e la Cina hanno sostenuto molto attivamente Maduro, anche da un punto di vista economico e in particolare sulla questione delle sanzioni contro il settore petrolifero, e molti investimenti russi sono stati diretti a questo settore chiave per il Venezuela” – ha aggiunto Wrobel, di conseguenza nel BRICS “non c’è accordo possibile per il Brasile con la Cina o la Russia su cosa fare con il governo o con i governi del Venezuela”, non solo, Brasilia è isolata dacché India e Sud Africa, seppur senza essere coinvolte quanto Russia e Cina, continuano a riconoscere Maduro.

“Queste sono posizioni chiaramente opposte e forse il Presidente Bolsonaro ne ha parlato nel tentativo di creare questa immagine del suo governo preoccupato per gli affari regionali e internazionali. Per ora, non si intravede alcuna possibilità che ci sia una posizione comune del BRICS sul Venezuela, e le possibilità di raggiungere una posizione comune prima del prossimo vertice sono pressoché nulle” – conclude Wrobel.

Jair Bolsonaro punta a raggiungere una posizione comune prima del vertice di cui sarà anfitrione il 13 e il 14 novembre prossimi a Curitiba. Per il leader brasiliano, a differenza dei colleghi, il Venezuela è anche una questione di politica interna, non solo per l’alto flusso di immigrati che si riversa nello stato frontaliero di Roraima, ma anche per il sostegno offerto dai predecessori Lula e Dilma Rousseff al Venezuela chavista, che fa della crisi nel vicino settentrionale uno dei motivi di battaglia politica tra maggioranza e opposizione a Brasilia. 

La dichiarazione raggiunta dai membri del BRICS a Osaka menziona le questioni di politica internazionale che saranno affrontate durante il vertice che si terrà a novembre a Curitiba. La dichiarazione garantisce che i paesi siano “impegnati alla piena attuazione dell’Accordo di Parigi, compresi i principi delle responsabilità comuni, ma differenziati alla luce delle diverse circostanze nazionali”, ma non cita il Venezuela.

 

Sicurezza internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale

Italo Cosentino, interprete di spagnolo e portoghese

di Redazione

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