Turchia: arrestati 122 militari accusati di essere coinvolti nel golpe del 2016

Pubblicato il 2 luglio 2019 alle 11:31 in Medio Oriente Turchia

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La Turchia ha ordinato l’arresto di 122 militari sospettati di avere legami con la rete coinvolta nel colpo di stato contro il governo di Ankara nel luglio 2016. Secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa statale Anadolu, la polizia turca ha catturato 42 membri del personale militare in un’operazione condotta nella provincia occidentale di Izmir. L’altra parte, invece, inclusi alcuni soldati ancora in servizio, è stata scovata nella provincia centrale di Konya e in altre 25 regioni del Paese. Le autorità ritengono che i sospettati siano stati chiamati dal religioso musulmano, Fethullah Gulen, ritenuto la mente del colpo di stato, a partecipare all’operazione per abbattere il governo del presidente Recep Tayyip Erdogan, il 15 luglio 2016. Gulen, che vive in esilio autoimposto in Pennsylvania dal 1999, ha sempre negato ogni coinvolgimento nel tentato golpe.

A quasi 3 anni dal fallito colpo di stato, più di 77.000 persone sono state arrestate e sono in attesa di processo, mentre circa 150.000 uomini del servizio civile e dell’esercito sono stati licenziati o sospesi dal loro lavoro. Molti gruppi per la difesa dei diritti umani e alcuni alleati occidentali della Turchia hanno criticato la portata della repressione, affermando che Erdogan avrebbe usato il colpo di stato come pretesto per limitare il dissenso interno. Il governo, da parte sua, ha dichiarato che le misure di sicurezza sono necessarie per frenare la grave minaccia che la Turchia continua ad affrontare e ha promesso di sradicare la rete di Gulen in tutto il Paese.

Già il 18 giugno, le autorità di Ankara avevano ordinato l’arresto di 128 militari sospettati di essere vicini a Gulen. Le operazioni di arresto contro persone accusate di essere vicine al predicatore musulmano sono state molto frequenti a partire dal tentato colpo di stato. Sembrerebbe, secondo quando denunciano le opposizioni, che si tratti di una politica portata avanti regolarmente da Ankara a partire dagli eventi del 15 luglio 2016.

A tal riguardo, pochi giorni dopo il tentato golpe, il 21 luglio, era stato imposto nel Paese lo stato di emergenza, esteso per almeno sette volte e motivato con il persistere della minaccia da parte dei sostenitori del movimento di Gulen.

Erdogan aveva promesso di revocare lo stato di emergenza in seguito alle elezioni del 24 giugno, in esito alle quali si è realizzato il passaggio dal sistema parlamentare al sistema presidenziale, deciso in occasione del referendum del 16 aprile 2017. In seguito al giuramento del 9 luglio 2018, Erdogan ha cominciato il suo secondo mandato presidenziale, che esercita con poteri fortemente accresciuti, tra cui la nomina di alti funzionari pubblici, inclusi i ministri e i vicepresidenti.

Secondo un Report del 2018 dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani (OHCHR), il bilancio sarebbe diverso rispetto a quanto dichiarato. L’OHCHR ha, infatti, stimato che, a partire dal 15 luglio 2016, data del golpe, sono state arrestate oltre 160.000 persone e licenziati 152.000 dipendenti pubblici, compreso il personale militare.

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Chiara Gentili

di Redazione

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