Trump sul nucleare iraniano: “Stanno giocando col fuoco”

Pubblicato il 2 luglio 2019 alle 9:32 in Iran USA e Canada

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Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha avvertito che Teheran sta “giocando con il fuoco”, riferendosi alla notizia che la produzione di uranio arricchito nella Repubblica Islamica ha superato i limiti previsti dall’accordo sul nucleare del 2015. 

L’annuncio di Teheran è arrivato lunedì 1° luglio e ha segnato un importante passo oltre i termini del patto sul nucleare, da quando gli Stati Uniti si sono unilateralmente ritirati dall’intesa, l’8 maggio 2018. L’agenzia di stampa iraniana IRNA ha riferito che le scorte di uranio arricchite della Repubblica Islamica hanno superato il limite di 300 kg consentito dall’accordo. Tuttavia, il ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif, ha dichiarato che quella iraniana non può essere considerata una violazione dell’accordo, sostenendo che il Paese sta esercitando un proprio diritto. Secondo il quotidiano Al-Jazeera, tale passo potrebbe avere conseguenze di vasta portata per la diplomazia globale, in un momento in cui i Paesi europei stanno cercando di mediare tra Washington e Teheran, che hanno raggiunto importanti livelli di conflittualità negli ultimi mesi. 

In risposta alla notizia del nuovo livello di arricchimento di uranio iraniano, Trump ha dichiarato: “Non ho nessun messaggio per l’Iran, sanno cosa stanno facendo, sanno a cosa stanno giocando e penso che stiano giocando con il fuoco”. La Casa Bianca ha, quindi, riferito che continuerà ad applicare “la massima pressione” sull’Iran “fino a quando i suoi leader non cambieranno la loro linea di condotta”. Ha anche detto che l’Iran dovrebbe essere sottoposto ad un accordo che escluda del tutto la possibilità di arricchire uranio. Gli alti funzionari iraniani e le parti rimaste nell’intesa, che sono Cina, Francia, Germania, Regno Unito e Russia, si erano incontrate a Vienna il 28 giugno, con l’obiettivo di salvare l’accordo. Tuttavia, dal momento che questi Stati hanno una limitata capacità di proteggere l’economia iraniana dalle sanzioni statunitensi, è stato difficile per loro offrire qualsiasi tipo di garanzia a Teheran. Perciò, anche quest’ultima possibilità, rappresentata dall’incontro di Vienna, non è riuscita a salvare l’accordo.

Il Joint Comprehension Plan of Action (JCPA) era stato firmato il 14 luglio 2015 a Vienna da Iran, Stati Uniti, Cina, Russia, Francia, Regno Unito e Germania. L’intesa prevedeva la revoca delle sanzioni internazionali imposte alla Repubblica Islamica, in cambio dell’impegno di quest’ultima a limitare il suo programma nucleare. Secondo l’amministrazione Trump, tuttavia, l’accordo non è riuscito a privare l’Iran dei mezzi necessari per sviluppare un’arma atomica e nemmeno ad interrompere la sua ingerenza sui Paesi vicini del Medio Oriente. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump si è ritirato dall’accordo sul nucleare, l’8 maggio e ha, di conseguenza, reimposto le sanzioni sul Paese, il 7 agosto, ai danni di 3 importanti settori dell’economia iraniana: quello siderurgico, quello automobilistico e quello finanziario.

In particolare, le misure restrittive limitano l’accesso alle materie prime e alle parti essenziali e colpiscono le transazioni in dollari, rial, oro e metalli preziosi. Per superare tale problema, il 31 gennaio 2019, Germania, Francia e Gran Bretagna avevano stabilito un meccanismo europeo per facilitare il commercio con l’Iran, non basato sui dollari. Il suo nome era INSTEX, Strumenti di Supporto per gli Scambi Commerciali, e aveva lo scopo di consentire scambi con Teheran nonostante le limitazioni americane. Tuttora, tale meccanismo non è ancora operativo poiché l’Iran non è ancora riuscito a completare una serie di passaggi necessari al suo funzionamento.

Il clima di tensione tra gli Stati Uniti e l’Iran diventa sempre più pericoloso. Giovedì 20 giugno, Trump  aveva ordinato un attacco contro l’Iran, in risposta all’abbattimento di un drone americano nello Stretto di Hormuz, avvenuto lo stesso giorno, ma poche ore prima del lancio dell’operazione, venerdì 21 giugno, aveva poi cambiato idea e deciso di annullare l’offensiva, spiegando su Twitter che non intendeva causare vittime sul suolo iraniano. Teheran si era difeso sostenendo che il drone si trovasse nello spazio aereo iraniano e volasse sopra la provincia meridionale di Hormozgan, vicino allo strategico Stretto, tuttavia Washington ha continuato a rigettare la versione iraniana e ha ribadito che il velivolo stava attraversando un’area compresa nello spazio aereo internazionale.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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