Trump e Kim: la più grande finzione scenica della politica internazionale

Pubblicato il 2 luglio 2019 alle 2:06 in Corea del Nord Il commento

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

trump kim

Trump ha sospeso la guerra commerciale con la Cina e si è diretto da Kim Jong-un, diventando il primo presidente in carica degli Stati Uniti ad avere messo piede in Corea del Nord. La foto è storica. I due leader si stringono la mano e promettono, per l’ennesima volta, di impegnarsi a risolvere una disputa irrisolvibile. Le posizioni in campo sono note. Trump ritirerà le sanzioni, ma soltanto dopo che la Corea del Nord avrà smantellato l’arsenale nucleare. Dal canto suo, Kim assicura lo smantellamento, ma soltanto dopo che le sanzioni saranno state ritirate. La conseguenza è lo stallo, di cui entrambi si lamentano, ma che entrambi perseguono nel proprio interesse. La danza degli accordi tra Trump e Kim è infatti la più grande finzione scenica della politica internazionale del tempo presente. I due leader hanno un interesse a prendere tempo, ma fingono di avere fretta. Cerchiamo di capire perché, svelando ciò che nascondono. In primo luogo, Trump persegue lo stallo e prende tempo perché conosce bene le quattro ragioni per cui la Corea del Nord non può distruggere il proprio arsenale nucleare. La prima ragione è che la Corea del Nord ha impiegato decenni per realizzare la bomba, pagando un costo economico e sociale enorme. Distruggere gli ordigni significherebbe vanificare decenni di sacrifici pagati da un popolo intero. La seconda ragione è che le bombe atomiche dovrebbero essere distrutte in cambio del ritiro delle sanzioni, che però assicurerebbero uno sviluppo economico parassitario. La Corea del Nord riceverebbe aiuti economici dall’estero, ma diventerebbe schiava dei donatori stranieri, tra cui gli americani. La terza ragione è che Trump non sarà presidente per sempre. Potrebbe essere sostituito da un candidato che magari, per vincere le elezioni, prometterà di attaccare la Corea del Nord. D’altronde, è esattamente ciò che Trump ha fatto nei confronti dell’Iran, ritirandosi dagli accordi firmati da Obama. l’Iran si era fidato degli Stati Uniti, ma ha commesso un grande errore: Trump ha mostrato che i presidenti americani cambiano e possono distruggere le promesse di pace dei predecessori. La quarta ragione non è politica, ma identitaria. Il popolo nord coreano è identificato con la bomba atomica, che è tutto ciò che ha per poter contare qualcosa nell’arena internazionale. Senza la bomba atomica, la Corea del Nord è niente. Dunque, la strategia di Kim è quella di prendere tempo, dando spazio a una serie di iniziative coreografiche come quella che abbiamo oggi davanti agli occhi. Il tempo gioca infatti in favore di Kim, il quale diventa, ogni giorno di più, un leader mondiale. “Che il tempo passi” è l’imperativo strategico. Ciò che oggi appare sconvolgente – il fatto che la Corea del Nord abbia la bomba atomica – domani diventerà normale. La Corea del Nord abbraccerà il linguaggio della pace, cosa che sta già facendo, e i popoli, liberi dalla paura, si abitueranno alla nuova realtà. 

Anche Trump ha un interesse allo stallo e cerca nuove iniziative per i fotografi. Trump sa che la Corea del Nord, pur volendo, non potrebbe distruggere l’arsenale nucleare in un tempo così breve da consentirgli di farsene un vanto alle prossime elezioni presidenziali. Una volta ottenuto il secondo mandato, si preoccuperebbe di lasciare il problema della bomba nordcoreana al proprio successore. Tutto ciò che Trump farebbe, durante il secondo mandato, è stabilire relazioni sempre più pacifiche con Kim. Il massimo di ciò che può ottenere è rassicurare gli americani che Kim non lancerà la bomba atomica contro il loro territorio e, molto probabilmente, cercherebbe di firmare un trattato di pace. L’errore che commettono i sostenitori di Trump è di credere che i problemi più drammatici della politica internazionale possano essere risolti con i soldi. Pensano di poter risolvere il conflitto israelo-palestinese con cinquanta miliardi di dollari e quello nord-coreano con il ritiro delle sanzioni: la credulità degli uomini è la stessa da quando esistono gli uomini. Dunque, la più grande finzione scenica della politica internazionale del tempo presente proseguirà presto con un nuovo evento coreografico, rappresentato dall’invito di Kim alla Casa Bianca. Nell’attesa, nessuno si preoccuperà di procedere allo smantellamento dell’arsenale di Kim. L’organizzazione del pranzo avrà la precedenza su tutto.

Scarica l’app gratuita di Sicurezza Internazionale da Apple Store o Google Play

Articolo apparso in prima pagina sul Messaggero, per gentile concessione del direttore

di Alessandro Orsini

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.