Ministro degli Esteri israeliano in visita negli Emirati Arabi Uniti

Pubblicato il 2 luglio 2019 alle 13:04 in Emirati Arabi Uniti Israele

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Il ministro degli Esteri israeliano, Yisrael Katz, si è recato in visita negli Emirati Arabi Uniti, lunedì 1° luglio. L’incontro arriva poco dopo la conferenza di Manama, in Bahrein, durante la quale si è parlato di un piano economico per risolvere il conflitto israelo-palestinese.

Secondo quanto ha riferito il Ministero israeliano, Katz ha partecipato a un vertice internazionale sul clima ad Abu Dhabi. In occasione di tale ricorrenza, è stato fotografato nella grande moschea della città. “Sono entusiasta di essere qui ad Abu Dhabi e di rappresentare gli interessi dello Stato di Israele davanti agli Stati arabi del Golfo”, ha dichiarato il ministro. “Questo è un significativo passo avanti nelle relazioni tra Israele e i Paesi della regione”. Il capo dei diplomatici israeliani ha incontrato un alto funzionario degli Emirati Arabi Uniti e il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, a margine della conferenza sul clima.

Israele e gli Emirati Arabi Uniti non hanno relazioni diplomatiche formali, ma i due Paesi hanno sviluppato legami sempre più stretti grazie alle preoccupazioni condivise sulla minaccia iraniana nella regione. Le visite di rappresentati israeliani negli Stati del Golfo sono rare, ma stanno aumentando in frequenza negli ultimi anni. Il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ha visitato l’Oman, il 27 ottobre 2018. L’attuale visita arriva a seguito della conferenza economica organizzata dagli Stati Uniti in Bahrain, dove è stato svelato il cosiddetto “accordo del secolo”, che è stata boicottata dai palestinesi. Tale piano prevede lo stanziamento di 50 miliardi di dollari in 10 anni, da utilizzare per una serie di investimenti nei Territori Palestinesi e nei vicini Stati arabi.

Gli Stati del Golfo sono attori estremamente importanti nel piano USA per la pace della regione, che prevede che questi contribuiscano al fondo da stanziare per i Territori palestinesi, la Giordania, l’Egitto e il Libano. Nello specifico, l’Arabia Saudita, un grande alleato degli Stati Uniti, ha dichiarato di apprezzare “gli sforzi internazionali volti a migliorare la prosperità, gli investimenti e la crescita economica della regione”. Tuttavia, Riad ha ribadito che qualsiasi accordo di pace dovrebbe basarsi su un’iniziativa di pace araba guidata dai sauditi. Una questione da sottolineare è il fatto che il piano di investimenti USA richiederebbe il riconoscimento di uno Stato palestinese, come sottolineato dall’agenzia di stampa Reuters.

I Paesi del Golfo hanno sostenuto, diplomaticamente, la causa palestinese e, in passato, hanno fortemente criticato Israele. Al momento i Territori di Cisgiordania e Gerusalemme Est si trovano sotto occupazione israeliana, con una limitata autonomia interna e circondati da confini controllati da Israele. La Striscia di Gaza, che rientra nei Territori Palestinesi, si trova in una condizione ancora peggiore, sottoposta ad un blocco totale che non permette l’entrata e l’uscita di beni e persone. Il capo negoziatore palestinese, Saeb Erekat, ha dichiarato che Kushner è “impegnato nelle iniziative sostenute dai Comitati dei coloniali israeliani”, riferendosi agli insediamenti illegali costruiti e sovvenzionati da Israele nei Territori Palestinesi. Per comprendere tutte le misure e le reazioni al cosiddetto “Accordo del Secolo”, tuttavia, è necessario attendere almeno fino alla conclusione della conferenza di Manama, prevista per mercoledì 26 giugno. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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