Iraq: scoperta una rete iraniana di contrabbando di armi

Pubblicato il 2 luglio 2019 alle 18:37 in Iran Iraq

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Secondo quanto riportato da al-Arabiya il 2 luglio 2019, una rete di contrabbando di armi legata alle Guardie iraniane della Rivoluzione Islamica è stata scoperta in Iraq.

Le indagini che hanno portato a tale scoperta sono state intraprese in seguito alle sanzioni da parte americana del 12 giugno scorso contro l’azienda con base irachena “South Wealth Resources Company” (SWRC), accusata di coinvolgimento nel traffico di armi, per centinaia di milioni di dollari, a sostegno delle milizie iraniane del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC).

Al momento, è stato rivelato che anche altre aziende con base irachena, ma legate alle milizie iraniane, sono coinvolte in tale attività illecita. In questo modo, le forze iraniane possono avere una “copertura legale” ed accedere al sistema finanziario iracheno, evitando le sanzioni dell’amministrazione statunitense. Nello specifico, “la più alta forza militare iraniana” è stata in grado di continuare a sostenere i propri gruppi armati, attraverso nuove fonti di finanziamento, volte ad aggirare le suddette sanzioni.

Tale rete è composta da centinaia di aziende commerciali fittizie, banche, società di trasferimento di denaro, oltre ad imprese agricole, industriali e di costruzione. Secondo alcuni dati forniti dalla Fondazione per la Difesa delle Democrazie (FDD), almeno 667 compagnie presenti in tale rete sono legate alle Guardie iraniane, attraverso una percentuale di quote o mansioni all’interno dei relativi Consigli di amministrazione.

Una fonte specializzata negli affari dei gruppi estremisti e delle fazioni islamiche irachene ha rivelato che tali aziende fittizie irachene fanno uso di mezzi legali per ottenere licenze, registrazioni e documenti ufficiali, con la complicità di politici e partiti iracheni, servizi di sicurezza e della banca centrale. Questi ultimi subiscono le pressioni delle milizie armate presenti nel Paese e guidate dal consigliere iracheno del comandante delle forze fedeli all’IRGC, Abu Mahdi al Muhandis.

Gli USA avevano precedentemente incluso numerose banche ed aziende irachene nella black list delle sanzioni e la SWRC è stata inserita nell’elenco delle entità terroristiche degli Stati Uniti, Specially Designated Global Terrorists (SDGT). Tuttavia, le nuove indagini hanno portato ad aziende mascherate da nuovi nomi ed aventi nuovi membri nei Consigli di amministrazione. Anche questa è una tattica volta ad evadere le sanzioni imposte.

Una fonte vicina alle milizie armate irachene ha rivelato che tra i funzionari coinvolti nelle attività di contrabbando di armi al confine iracheno-iraniano, vi sono 4 iracheni, un libanese e un siriano, tutti a capo di aziende fittizie di diverso tipo, dal settore sanitario a quello alimentare. In particolare, l’elenco include il segretario generale delle Brigate irachene che, secondo i documenti falsificati, possiede un’azienda di mobili ed è a capo di un’attività di esportazione di uova ma in realtà è in prima linea nell’attività di spedizioni di armi.

A detta della stessa fonte, il valore complessivo dei fondi gestiti dai 4 funzionari ammonta tra gli 8 e i 9 miliardi di dollari, che alimentano una rete di contrabbando estesa tra Iraq, Iran, Siria e Libano. Da marzo 2015 ad agosto 2017, il traffico di armi in Iraq avrebbe utilizzato 3 miliardi da tali casse. I luoghi principali adibiti all’attività illecita, nonché quartieri generali, sono Khalis, città situata nella provincia di Diyala, a Nord di Baghdad, Nahrawan, a Sud della capitale, e Maysan, nell’omonimo governatorato situato sul confine iracheno-iraniano.

Il 3 giugno scorso, il capo iracheno dell’alleanza per il risanamento e la ricostruzione, nonché ex-leader del governatorato di Ninive, Atheel al-Nujaifi, aveva dichiarato che anche la vendita di valuta ed il suo contrabbando è tra le forme più pericolose di corruzione in Iraq, rivelando altresì che milioni di dollari sono confluiti nelle tasche iraniane per finanziare le guerre nella regione.

Secondo un ricercatore americano FDD, Matthew Zweig, il regime di sanzioni statunitensi potrebbe rivelare una debolezza a lungo termine ed il Dipartimento del tesoro degli Stati Uniti d’America non ha ancora stabilito una regola volta a definire le misure precauzionali che Washington cercherà di prendere per impedire all’Iran di riciclare denaro, ai sensi dell’articolo 311 della legge PATRIOT, una legge federale riguardante la lotta al terrorismo.

In tale quadro, il 29 giugno 2018, l’Iraq era stato rimosso dalla lista delle “giurisdizioni con carenze strategiche” del Financial Action Task Force (FATF), ovvero il Gruppo di azione finanziaria, noto anche con il nome francese “Groupe d’action financière”, un’organizzazione intergovernativa fondata nel 1989 su iniziativa del G7 per sviluppare politiche di lotta al riciclaggio di denaro. La lista include i Paesi considerati deboli nella lotta al riciclaggio di denaro e al finanziamento al terrorismo. L’Iraq, dal canto suo, aveva dimostrato di contrastare tali fenomeni attraverso riforme che, oltre a criminalizzare i reati, stabilivano altresì dei quadri di riferimento per identificare, tracciare e bloccare beni provenienti da organizzazioni terroristiche, accanto ad altre misure volte a controllare le transazioni finanziarie del Paese.

Tuttavia, il 13 febbraio 2019, la Commissione Europea ha elaborato una nuova lista aggiornata in cui l’Iraq compare nuovamente, alla decima posizione, preceduto proprio dall’Iran. In tale occasione, il commissario europeo per la giustizia, la tutela dei consumatori e l’uguaglianza di genere, Věra Jourová, aveva dichiarato che il “denaro sporco è la linfa vitale della criminalità organizzata e del terrorismo”, invitando i 23 Paesi inclusi nella lista a rimediare quanto prima alle loro carenze.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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