Indonesia: arrestato leader legato ad Al Qaeda

Pubblicato il 2 luglio 2019 alle 16:11 in Asia Indonesia

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La polizia indonesiana ha arrestato, martedì 2 luglio, il leader della rete terroristica Jemaah Islamiyah, affiliata di Al Qaeda e accusata di reclutare potenziali foreign fighters da mandare in Siria per addestrarsi all’interno delle milizie terroristiche. Le forze di sicurezza antiterroristiche hanno catturato, nel corso dell’operazione, anche altri 4 sospetti combattenti legati al gruppo di Giacarta.

Para Wijayanto, considerato uno dei principali esponenti dell’organizzazione terroristica indonesiana, era stato allievo di Abu Bakar Basyir, una delle menti del tragico attentato del 12 ottobre 2002 a Bali, dove erano rimaste uccise più di 200 persone. Wijayanto, in attività fin dal 2003 e radicalizzatosi nel Sud delle Filippine, è stato arrestato insieme a sua moglie in una periferia di Giacarta. “Jemaah Islamiyah rimane una minaccia pericolosa perché la sua grande strategia è ancora quella di stabilire un califfato”, ha riferito il portavoce della polizia nazionale, Dedi Prasetyo, in un’intervista all’agenzia di stampa Reuters.

La squadra d’élite antiterrorismo dell’Indonesia, Densus 88, è stata creata sulla scia dell’attentato di Bali per debellare definitivamente Jemaaah Islamiyah e gli altri gruppi terroristici attivi nel Paese, il più grande a maggioranza musulmana nel mondo. Dopo aver catturato Basyir, le forze di sicurezza avevano riscosso notevoli successi nello scioglimento delle reti terroristiche, ma molti di questi gruppi si sono successivamente ricostituiti e hanno ricominciato ad agire nella clandestinità. “Ci sono ancora molti membri della Jemaah Islamiyah e, dopo la caduta di Osama bin Laden, la maggior parte di loro sono diventati parte di cellule dormienti”, ha affermato un analista di Giacarta, Stanislaus Riyanta. “La caduta dello Stato Islamico, inoltre, potrebbe aver lasciato un vuoto che Jamaah Islamiyah può sfruttare per risorgere”, ha aggiunto.

L’Indonesia ha tentato di rafforzare le sue leggi antiterrorismo dopo una serie di attentati suicidi che hanno ucciso più di 30 persone nella città di Surabaya, nell’Est Giava, il 13 e 14 maggio 2018. Centinaia di persone sono state arrestate sulla base della nuova legislazione, a partire dall’inizio del 2019.

Con la progressiva sconfitta militare dell’ISIS nel corso dei mesi passati, secondo molti osservatori, l’Indonesia e, in generale, il sud-est asiatico, potrebbero diventare un nuovo territorio fertile per i terroristi islamisti. Fin dall’autoproclamazione del Califfato islamico, il 19 giugno 2014, l’ISIS ha dedicato parte della propria propaganda ai Paesi dell’Asia per reclutare combattenti dall’Indonesia, dalle Filippine, dalla Thailandia e dalla Malesia. Ne è conseguito che, secondo le stime del Soufan Group, entro il 2015, sono stati almeno 900 i foreign fighters partiti dai Paesi dell’Asia meridionale, soprattutto dall’Indonesia, da dove almeno 700 individui avrebbero raggiunto la Siria e l’Iraq. L’allarme della minaccia terroristica nel Paese asiatico, tuttavia, persiste dall’11 settembre 2001. Da allora, il gruppo jihadista Jemaah Islamiya (JI), legato ad al-Qaeda, e le sue branche sparse in territorio indonesiano, hanno compiuto una serie di attentati sparsi in tutta la regione.

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Chiara Gentili

di Redazione

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