Incontro Salvini-Serraj sul futuro della Libia

Pubblicato il 2 luglio 2019 alle 12:21 in Italia Libia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il premier del governo di Tripoli, Fayez al-Sarraj, è volato a Milano, la mattina di lunedì 1 luglio, e ha incontrato il ministro dell’Interno italiano Matteo Salvini. I due, secondo fonti interne al Viminale, hanno avuto una discussione “proficua” e hanno parlato a lungo della situazione in Libia. Serraj, che è a capo del Governo di Accordo Nazionale della capitale (GNA), ha prima di tutto avanzato la richiesta di un maggiore impegno dell’Italia nel processo di pacificazione e ha reclamato con forza un intervento risoluto del nostro Paese.

Secondo un membro della delegazione libica, Serraj, ha anche chiesto all’Italia di “fornire armi per consentire la controffensiva indifesa di Tripoli”. Il funzionario ha invitato il nostro Paese a “fare come ha fatto la Turchia, che non ha subito nessuna punizione dall’Onu per la violazione dell’embargo».

Altri argomenti trattati durante il faccia a faccia sono stati l’immigrazione, l’energia e l’economia. Il ministro Salvini si è detto “felice del ruolo centrale che il nostro Paese possiede come interlocutore del governo di Tripoli”, garantendo che l’Italia non abbandonerà il suo ruolo nelle trattative per la risoluzione del conflitto libico. Alla luce di quanto riferiscono le fonti, il premier libico, dal canto suo, ha criticato aspramente le strategie di altri Paesi, prima fra tutti la Francia. Parigi è stata più volte accusata di aver sostenuto l’assalto di Haftar contro la capitale libica, iniziato il 4 aprile, dai Paesi Europei e dallo stesso governo di Tripoli. Tali accuse sono sempre state negate dall’Eliseo. La Francia ha stretto rapporti con il generale di Tobruk sotto il governo dell’ex presidente, Francois Hollande, e grazie alle politiche portate avanti dal suo ministro della Difesa, Jean-Yves Le Drian. Quando l’attuale presidente francese, Emmanuel Macron, ha nominato Le Drian come suo ministro degli Esteri, Parigi ha aumentato il sostegno ad Haftar, in stretto allineamento con l’Egitto e con gli Emirati Arabi Uniti. La posizione di Macron ha creato tensioni con l’Italia, che, da parte sua, ha cercato di assumere un ruolo di primo piano nel processo di pace, per mettere fine alle instabilità della sua ex colonia, in accordo con le Nazioni Unite. Entrambi i Paesi europei sono coinvolti nello sfruttamento delle risorse energetiche della Libia. Nell’ultimo periodo, però, la Francia si è diplomaticamente allineata alla posizione dell’ONU e dell’Europa e ha fortemente condannato le violenze a Tripoli. Il 14 maggio, Macron ha affermato di voler incontrare il comandante Haftar per esercitare pressioni affinchè si raggiunga un cessate il fuoco e vengano ripresi i colloqui di pace. 

La visita di Serraj in Italia arriva in un momento piuttosto positivo per le forze del governo di Tripoli che, il 27 giugno, hanno riferito di aver conquistato la città di Gharyan, principale avamposto dell’Esercito nazionale libico (LNA) guidato dal generale Khalifa Haftar. La battaglia si inserisce nel contesto dell’offensiva contro la capitale, lanciata da Haftar il 4 aprile 2019, che mira ad abbattere il governo del premier Al-Serraj. Da parte sua, per rispondere all’assedio, il governo di Tripoli ha avviato l’operazione “Vulcano di rabbia”, iniziata il 7 aprile e finalizzata ad “eliminare da tutte le città libiche gli aggressori e le forze illegittime”. Dal 4 aprile ad oggi, gli scontri nei pressi della capitale hanno causato la morte di 691 persone, tra cui 41 civili, secondo le stime dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Il numero dei feriti ammonta a 4.012, di cui 135 sono civili. Inoltre, oltre a circa 94.000 libici sono state costrette ad abbandonare la città,a causa delle violenze.

Il ministro degli Esteri italiano, Enzo Moavero Milanesi, in conferenza stampa, venerdì 28 giugno, con l’inviato speciale delle Nazioni Unite in Libia, Ghassan Salamé, ha definito il generale Haftar, uomo forte del governo di Tobruk, un “interlocutore imprescindibile” per poter realizzare la pacificazione nel Paese del Nord Africa. “Haftar resta uno dei protagonisti dello scenario libico. Come governo italiano siamo convinti della necessità di un dialogo inclusivo con tutti i protagonisti”, ha affermato Moavero, al termine dell’incontro, tenutosi a Roma. La conferenza stampa ha fatto seguito a una riunione a cui hanno preso parte i rappresentanti di 6 Paesi interessati alla situazione regionale libica: Italia, Francia, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Stati Uniti e Gran Bretagna. Moavero ha definito l’incontro “molto utile”, e ha spiegato che nella sessione tutte le parti in causa hanno confermato la volontà condivisa di “ritrovare la via del dialogo”, a suo dire unica strada percorribile sul lungo periodo, e “far tacere le armi e riportare la ragionevolezza in una situazione estremamente difficile”.

Il ministro degli Esteri italiano ha infine ribadito che il nostro Paese sostiene l’iniziativa avviata dal premier tripolino Al-Sarraj e volta a organizzare una conferenza di pace. In quest’ottica, Moavero ha sottolineato che Roma sostiene “ogni iniziativa che serva per ristabilire il dialogo”. Nei giorni precedenti, al-Sarraj aveva presentato il piano di pace in questione, ma aveva escluso la possibilità di un dialogo con il maresciallo di Tobruk.

La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a raggiungere una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato dal premier Fayez al-Serraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Khalifa Haftar a capo dell’Esercito Nazionale Libico (LNA). Quest’ultimo riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Al Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. Il Qatar e la Turchia, come anche l’Italia, invece, appoggiano il governo riconosciuto a livello internazionale e presieduto dal primo ministro Al-Serraj.

Scarica l’app gratuita di Sicurezza Internazionale da Apple Store o Google Play

Chiara Gentili

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.