Algeria: presidente del parlamento rassegna le dimissioni

Pubblicato il 2 luglio 2019 alle 18:23 in Africa Algeria

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Il presidente del parlamento algerino, Mouad Bouchareb, ha rassegnato le dimissioni a seguito di pressanti richieste da parte dei manifestanti che continuano a protestare nel Paese nordafricano.

La notizia è stata riferita dal quotidiano Al-Jazeera English, martedì 2 luglio. Tali dimissioni sono arrivate dopo che Bouchareb è stato a lungo criticato per il suo rapporto con l’ex presidente algerino, Abdelaziz Bouteflika. Anche quest’ultimo aveva rassegnato le proprie dimissioni, il 2 aprile, a seguito delle pressioni esercitate dalle rivolte popolari, iniziate il 22 febbraio, che chiedono un rinnovo dell’élite politica al potere nel Paese. Secondo Al-Jazeera English, negli ultimi giorni, le pressioni da parte di altri politici contro il presidente del parlamento sono aumentate notevolmente e lo hanno costretto alle dimissioni. “In risposta alle istanze presentate dal movimento di protesta e dai parlamentari chiediamo all’onorevole Bouchareb di dimettersi”, si legge in documento firmato da numerosi esponenti politici e reso pubblico lunedì 1° luglio. Il vicepresidente del parlamento, Abdul Razzak Tarbash, svolgerà le funzioni di presidente, fino a quando non sarà eletto un sostituto, entro 15 giorni. Bouchareb e il suo predecessore erano entrambi membri del Fronte di Liberazione Nazionale, il partito guidato da Bouteflika, che è rimasto al potere fino alle proteste del 2019.

Le proteste non si sono tuttavia fermate nel Paese, soprattutto a seguito del rinvio delle elezioni, previste inizialmente per il 4 luglio. Non è ancora stata stabilita una nuova data e tale situazione lascia un velo di incertezza sul futuro che attente il Paese nord-africano. In Algeria, dopo l’uscita di scena di Bouteflika, l’esercito è l’istituzione più potente nel Paese, avendo influenzato la politica per decenni. Il 18 giugno, il Capo delle forze armate, il generale Ahmed Gaid Salah, ha accusato alcuni partiti di favorire il caos costituzionale al fine di protrarre la crisi politica e sociale che il Paese sta affrontando. Tali dichiarazioni sono state rilasciate da Salah in occasione di una visita presso una base militare, nella provincia di Bechar, nell’area sudoccidentale del Paese. Questo atteggiamento da parte della politica “comporta la distruzione delle fondamenta dello Stato dell’Algeria”. Il generale algerino si è poi scagliato contro la popolazione civile e ha definito “nemico del Paese” chiunque si opponga al governo militare, facendo riferimento agli attivisti che protestano ad Algeri per chiedere il trasferimento del potere ad un governo civile e l’abbandono del sistema elitario che caratterizza il Paese.

Tuttavia, anche Salah ha sottolineato l’importanza di continuare con le indagini sulle persone sospettate di essere coinvolte in episodi di corruzione, soprattutto nella vecchia élite del Paese. A tale riguardo, il 13 giugno le autorità algerine hanno arrestato l’ex premier Sellal, ritenuto uno dei principali uomini di Bouteflika. Il suo arresto è risultato in linea con la serie di detenzioni degli alleati dell’ex presidente, portati avanti dalle autorità algerine. Tra gli arresti figura anche quello di Ahmed Ouyahia, leader del secondo partito del Paese, il Democratic National Rally (RND). Inoltre, domenica 16 giugno si era presentato dinanzi alla corte l’ex ministro delle Finanze del Paese, Karim Djoudi, il quale ha dovuto rispondere alle accuse di corruzione. Al termine dell’udienza, il politico non è tornato in prigione, ma il suo processo risulta essere ancora in corso. Il generale Salah si è espresso su tale questione, affermando che “mentre l’esercito lavorava con senso di responsabilità, abnegazione e disinteresse, alcune persone trovavano stratagemmi per appropriarsi dei fondi pubblici”.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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