Mali: attacco contro due villaggi Fulani, circa 23 morti

Pubblicato il 1 luglio 2019 alle 19:14 in Africa Mali

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Almeno 23 persone sono morte e circa 300 disperse dopo un duplice attacco ai villaggi Fulani nel Mali centrale, domenica 30 giugno, in un clima di aumentata violenza etnica tra le varie comunità. Dopo aver saccheggiato il villaggio di Saran, gli aggressori si sono diretti verso il villaggio di Bidi, dove hanno bruciato le case e attaccato il bestiame. Secondo il sindaco della vicina località di Ouenkoro, Harouna Sankare, i responsabili sono i cacciatori dell’etnia Dogon, storica rivale dei Fulani. Né le autorità del governo centrale, né l’esercito hanno rilasciato dichiarazioni in merito.

Le violenze e gli scontri tra le comunità etniche del Mali si sono intensificate quest’anno. Il 23 marzo, circa 160 Fulani erano stati arsi vivi nelle loro case dopo che alcuni uomini dell’etnia Dogon avevano bruciato il villaggio di Ogossagou, nell’area centrale del Paese. Nel mese di giugno, i Fulani hanno risposto con ripetuti attacchi contro i villaggi Dogon, provocando un numero elevato di vittime. Il 17 giugno, uomini armati hanno ucciso circa 41 civili dell’etnia Dogon, sparando contro i cittadini e bruciando le loro case in due villaggi centrali del Paese. Qualche giorno prima, il 10 giugno, circa 100 persone erano morte a seguito di un attacco contro il villaggio di Sobane-Kou, nell’area centrale del Mali, dove anche qui la popolazione fa parte principalmente dell’etnia Dogon. Per entrambi gli attacchi, si ritiene che i responsabili siano i pastori del gruppo Fulani, in conflitto con i Dogon da anni.

In Mali, gli scontri etnici hanno causato, nel corso degli anni passati, la morte di migliaia di persone. Il conflitto principale coinvolge cacciatori di etnia Dogon e i mandriani di entia Fulani. I primi sono una popolazione africana che conta circa 240.000 individui e vive prevalentemente a Sud del fiume Niger. I Fulani, invece, sono un’etnia nomade dell’Africa occidentale, dedita alla pastorizia e al commercio. Sono diffusi dalla Mauritania al Camerun e contano complessivamente fra i 6 e i 19 milioni di persone. 

Secondo quanto riportato dal quotidiano Al Jazeera, la missione delle Nazioni Unite in Mali ha stimato che dal primo gennaio 2018 al 16 maggio 2019 siano morti almeno 488 Fulani nelle regioni di Mopti e di Segou, entrambe nell’area centrale del Mali.

Parallelamente, il Mali è colpito da gruppi estremisti violenti come al-Qaeda nel Magreb islamico (AQIM), al-Murabitoun (AMB), il Movement for Unity and Jihad in West Africa (MUJAO), il Macina Liberation Front e Ansar al-Dine (AAD). Per tale ragione, a giugno 2016, il Mali ha elaborato la sua prima strategia nazionale per la prevenzione della radicalizzazione. Il Ministero degli Affari Esteri è responsabile della coordinazione e del monitoraggio di tale strategia. Il Ministero degli Affari Religiosi, invece, si occupa di collaborare con l’High Islamic Council e altri organi religiosi per promuovere l’Islam moderato e mantenere lo Stato secolare. Tuttavia, l’assenza del controllo da parte del governo centrale nel nord del Paese rende vani tutti gli sforzi per combattere tali fenomeni.

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Chiara Gentili

di Redazione

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