Libia: alta tensione tra Haftar e la Turchia

Pubblicato il 1 luglio 2019 alle 14:07 in Libia Turchia

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Crescono le tensioni tra il generale Khalifa Haftar e la Turchia. L’esercito dell’uomo forte di Tobruk riferisce di aver abbattuto un drone turco, il giorno dopo che Ankara aveva assicurato una pronta e forte risposta a qualsiasi attacco da parte delle forze libiche.

Domenica 30 giugno, il ministro della Difesa turco aveva dichiarato ai media statali: “Il prezzo da pagare sarà molto alto in caso di atteggiamenti ostili o attacchi, ci vendicheremo nel modo più efficace e forte”. Il ministro turco, Hulusi Akar, ha rilasciato tali dichiarazioni durante la sua visita in Giappone, dove si è recato per il vertice del G20. Akar ha poi aggiunto che gli sforzi della Turchia in Libia hanno cercato di “contribuire alla pace e alla stabilità della regione”. Poi è tornato sulla questione degli attacchi e ha aggiunto: “Dovrebbe essere noto che abbiamo preso tutti i tipi di precauzioni per affrontare qualsiasi minaccia contro la Turchia”.

Nonostante tali avvertimenti, lunedì 1° luglio, il capo dell’Esercito Nazionale Libico (LNA) ha riferito che la sua aviazione ha distrutto un drone turco presso l’Aeroporto Internazionale Mitiga. “I nostri caccia hanno preso di mira e distrutto un velivolo turco Bayraktar mentre stava decollando”, ha comunicato l’LNA in una dichiarazione, condivisa su Facebook. “Il velivolo era stato preparato per colpire le posizioni delle nostre forze armate”, si legge nel post.

Haftar aveva ordinato ai suoi combattenti di attaccare le navi e gli interessi turchi nel Paese, venerdì 28 giugno. “Sono stati dati ordini alle forze aeree di prendere di mira navi e imbarcazioni turche nelle acque territoriali libiche”, aveva dichiarato il generale Ahmad al-Mesmari, capo dell’LNA fedele al governo di Tobruk. “I siti strategici turchi, le società e i progetti appartenenti allo stato turco sono considerati obiettivi legittimi dalle forze armate”, ha poi aggiunto.

Le tensioni erano già aumentate il 23 giugno, quando il ministero degli Esteri di Ankara aveva accusato le milizie di Haftar di aver sequestrato 6 cittadini turchi. In tale occasione, Ankara aveva avvertito che l’LNA sarebbe diventato “obiettivo legittimo” se queste persone non fossero state rilasciate immediatamente. Da parte sua, l’esercito di Torbuk ha riferito di aver arrestato solamente 2 turchi nella città petrolifera nord-orientale di Ajdabiya.

In Libia, Ankara sostiene il governo internazionalmente riconosciuto di Tripoli e ha fornito droni e veicoli alle forze alleate al primo ministro tripolino, Fayez al-Serraj.  Tali armamenti sono stati utilizzati per respingere la campagna di Haftar, lanciata dal generale contro Tripoli, il 4 aprile e ancora in corso. In tale situazione, al-Serraj ha lanciato l’operazione “Vulcano di rabbia”, il 7 aprile. Dal 4 aprile ad oggi, gli scontri di Tripoli hanno causato la morte di 691 persone, tra cui 41 civili, secondo le stime dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Il numero dei feriti ammonta a 4.012, di cui 135 sono civili. Inoltre, oltre a circa 94.000 libici sono state costrette ad abbandonare la città, a causa delle violenze.

La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a raggiungere una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti.

Da un lato, c’è il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato da Fayez al-Serraj e riconosciuto e supportato da ONU, Italia, Qatar e Turchia. Dall’altro lato, ci sono il governo di Tobruk e il generale Haftar, a capo dell’Esercito Nazionale Libico. Tale fazione riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia. La Francia ha sostenuto Haftar, ma ha poi fatto un passo indietro e ha chiesto una soluzione politica e ha dichiarato di appoggiare il governo di Tripoli.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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