Hong Kong: manifestanti tentano di irrompere nel palazzo del Consiglio legislativo

Pubblicato il 1 luglio 2019 alle 12:33 in Cina Hong Kong

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Proseguono le proteste ad Hong Kong, dove lunedì 1° luglio alcuni manifestanti hanno tentato di fare irruzione nel palazzo del Consiglio legislativo distruggendone l’ingresso.

Le manifestazioni di massa sono state organizzate in occasione dell’anniversario del ritorno dell’isola sotto la sovranità cinese, che si è verificato il 1° luglio 1997. Precedentemente, l’area era amministrata dalla Gran Bretagna. Durante le proteste, che hanno un carattere anti-governativo e chiedono maggiore indipendenza dalla Cina, i manifestanti hanno rotto le porte a vetro dell’assemblea parlamentare monocamerale della Regione Amministrativa Speciale di Hong Kong, il Consiglio legislativo, e hanno tentato di entrare forzatamente nell’edificio. La polizia ha risposto utilizzando spray al peperoncino contro la folla.

Un gruppo di persone si era radunato, fin dalle prime ore del mattino, nei pressi del Parco Victoria e hanno poi marciato verso il complesso degli uffici del governo centrale. Questi hanno poi spostato alcune barriere di contenimento e hanno bloccato le strade di accesso all’area. A meno di un chilometro dai disordini, il governo locale di Hong Kong, guidato da Carrie Lam, ha continuato i preparativi per la cerimonia ufficiale per celebrare la ricorrenza. L’evento si è svolto all’interno, piuttosto che all’esterno, a causa del maltempo, secondo quanto riferito dalle autorità. Intorno a tale area, sono state prese numerose misure precauzionali per evitare che i manifestanti potessero disturbare il regolare svolgimento delle celebrazioni.

Wong Yik Mo, un portavoce del gruppo che ha organizzato le proteste, il cosiddetto Fronte Civile per i Diritti Umani, ha riferito di essere a conoscenza del tentativo di irruzione nel palazzo del Consiglio legislativo, ma ha assicurato che sarà mantenuta la calma. “Quando combattiamo per la democrazia e la libertà, combattiamo per la gente”, ha dichairato Wong. “È importante rispettare tutti, speriamo che tutti siano al sicuro”, ha aggiunto. Molte tra le persone scese in piazza hanno chiesto le dimissioni di Carrie Lam. Le proteste arrivano dopo diverse settimane di manifestazioni contro un controverso progetto di legge che conteneva un emendamento che avrebbe permesso l’estradizione in Cina dei cittadini di Hong Kong, per alcuni specifici crimini. Lam ha sospeso tale misura il 18 giugno, ma le proteste continuano a chiedere che la governatrice venga sostituita, poiché troppo vicina a Pechino.

Una contro manifestazione si è ugualmente riunita nei pressi del Parco Vittoria. Già il 30 giugno, le due parti si sono scambiate insulti sempre nei pressi del complesso del Consiglio legislativo. I gruppi che sostengono l’influenza della Cina nella regione hanno sventolato bandiere cinesi e parzialmente rimosso il memoriale di un manifestante della fazione opposta, morto 2 settimane fa, a seguito di una caduta accidentale mentre tentava di appendere uno striscione. Raymond Ng, un pensionato di 58 anni, ha dichiarato di essersi unito alla marcia, per la prima volta da quando le tensioni politiche si sono intensificate nei primi giorni di giugno, perché era contrario all’emendamento sull’estradizione e voleva vedere tale progetto accantonato in modo definitivo. “In questo momento, è stato sospeso”, ha riferito. “Per il bene di Hong Kong, deve essere cancellato”, ha poi concluso. 

L’attuale Consiglio Legislativo dell’isola termina il proprio mandato nel mese di luglio 2020 e se l’emendamento in questione non verrà portato avanti e trasformato in legge prima di allora, decadrà spontaneamente. Hong Kong è “tornata alla Cina” nel 1997 e ha perso il suo status di colonia britannica. Per questo, secondo Lu Kang del Ministero degli Esteri di Pechino, il Regno Unito e i Paesi occidentali non devono interessarsi a quanto sta accadendo sull’isola. La regione autonoma speciale della Cina gode di maggiori libertà democratiche e di un sistema giuridico e legislativo indipendente da quello di Pechino, secondo il principio “un Paese, due Sistemi”. L’isola è governata in base a una legge costituzionale nota come Base Law, mutuata dal diritto anglosassone.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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