Siria: attaccato avamposto turco a Idlib

Pubblicato il 30 giugno 2019 alle 11:29 in Siria Turchia

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Un avamposto turco nella provincia di Idlib, nella Siria settentrionale, è stato attaccato da fuoco di mortai lanciati da un territorio controllato dalle forze governative siriane. Non sono stati segnalati feriti.

A renderlo noto è stato il Ministero della Difesa di Ankara, nella giornata di sabato 29 giugno. L’organo ministeriale ha informato che un rappresentante russo presente nella regione è “immediatamente intervenuto” per fermare gli attacchi, ma ha altresì avvisato che l’avamposto turco si è prontamente preparato per avviare una “risposta necessaria” in caso le offensive continuino o si ripetano.

Nella regione, non si tratta della prima volta che, in tempi recenti, gli avamposti turchi vengono presi di mira da fuoco nemico proveniente da territori in mano alle forze fedeli al presidente siriano, Bashar al-Assad. In particolare, un soldato turco è stato ucciso e altri 3 sono rimasti feriti nel corso di un attacco avvenuto giovedì 27 giugno e definito dal Ministero di Ankara “deliberato”. L’esercito turco, in tale occasione, ha risposto aprendo il fuoco e cercando di colpire le postazioni da cui sono partiti gli attacchi. Anche il 16 giugno, fuochi di mortai e bombardamenti, provenienti da una regione in mano al governo di Damasco, avevano colpito un punto di vedetta della Turchia in Siria. Ancora prima, il 13 giugno, erano giunte notizie di un altro attacco contro un avamposto turco, ma le versioni di Russia e Turchia, in questo caso, erano state nettamente discordanti. Ankara aveva incolpato le forze leali al governo di Assad, mentre Mosca aveva sostenuto che l’offensiva fosse stata lanciata da nemici del regime di Damasco.

Precedentemente nella giornata di sabato, durante una conferenza stampa a margine del vertice del G20 in Giappone, il presidente turco, Tayyip Erdogan, ha affermato di aver discusso con l’omologo russo, Vladimir Putin, gli attacchi condotti contro gli avamposti turchi in Siria. In tale occasione, Erdogan ha affermato: “Speriamo che questi attacchi non capitino più, ora la situazione è calma. Non abbiamo mai voluto ciò, e non dovrebbe succedere più. Ne abbiamo discusso”. Poi il leader turco ha ribadito che la presenza di tali avamposti nella regione è finalizzata a proteggere Idlib e l’intera zona.

Il governo siriano e il suo alleato russo hanno ricominciato a lanciare operazioni militari più intense contro la provincia di Idlib nell’aprile 2019. Questa resta una delle poche aree che ancora non si trova sotto il pieno controllo del regime siriano. Le forze di Ankara, invece, hanno stabilizzato la loro presenza al confine meridionale della Turchia.

Nell’area Nord- occidentale della Siria vivono circa 3 milioni di persone ma la metà è stata costretta a rifugiarsi in altre zone del Paese in seguito alle ripetute offensive del presidente siriano Assad. Nell’autunno 2018, quando Damasco sembrava voler iniziare l’avanzata verso tale zona, la sua campagna era stata frenata dall’accordo raggiunto tra Ankara e Mosca il 17 settembre. In tale data, Turchia, Russia, Iran e Siria, a Sochi, avevano raggiunto un’intesa, con l’obiettivo di scongiurare un massiccio assalto del regime a Idlib e nelle province vicine, dove si erano raggruppati i gruppi ribelli che erano stati sconfitti e i civili evacuati dalle altre città. Con tale accordo era stata istituita un’area di 15 – 20 km in cui queste persone, insieme alle proprie famiglie e ad altri civili scappati da diverse zone di conflitto, potessero considerarsi al sicuro rispetto agli attacchi del regime. Dopo mesi di relativa calma, tuttavia, le forze del regime hanno deciso comunque di avviare i bombardamenti, coadiuvati successivamente da aerei russi. La Russia sostiene, anche militarmente, il regime di Damasco del presidente Assad fin dall’inizio della guerra civile, scoppiata nel Paese il 15 marzo 2011 e tuttora in corso. La Turchia, d’altra parte, è sostenitrice dei ribelli, dissidenti del regime.

 

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Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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