Libia: confiscati missili americani e cinesi alle forze di Haftar

Pubblicato il 30 giugno 2019 alle 10:53 in Libia USA e Canada

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Le forze alleate al governo di Tripoli, internazionalmente riconosciuto, hanno confiscato alcuni razzi e droni sofisticati, di manifattura cinese e statunitense, durante la conquista di una città controllata dalle milizie del governo di Tobruk. I missili USA appartenevano agli Emirati Arabi Uniti.

Nella giornata di sabato 30 giugno, alcuni ufficiali del governo tripolino hanno rivelato ai giornalisti di aver confiscato armi appartenenti alle forze di Tobruk, leali al generale Khalifa Haftar. Ciò è avvenuto mercoledì 26 giugno, quando le milizie alleate all’amministrazione del premier Fayez al-Serraj, riconosciuta dall’ONU, hanno conquistato la cittadina strategica di Gharyan, situata a km a sud-est della capitale. Gharyan era una base avanzata dell’Esercito nazionale libico (LNA), dove giungevano armi, unità militari e munizioni. È lì che ha avuto inizio la campagna delle forze orientali.

Tra le armi rinvenute, figurano i Javelin, sofisticati missili anticarro di costruzione americana, e avanzati proiettili da artiglieria cinesi a guida laser. Oltre a ciò, sono stati recuperati numerosi droni militari. Secondo quanto inciso sui missili Javelin, essi appartenevano originariamente alle forze armate degli Emirati Arabi Uniti, uno dei principali alleati di Haftar insieme all’Egitto. Già in passato, alcuni rapporti delle Nazioni Unite avevano reso noto che entrambi questi Paesi hanno rifornito l’Esercito Nazionale Libico (LNA) a partire dal 2014.

Oded Berkowitz, analista strategico israeliano e vice responsabile dei servizi segreti presso la società di consulenza MAX, ha affermato che si tratta della prima volta che i Javelin vengono rinvenuti nel conflitto in Libia. L’uomo ha commentato che, per quanto si tratti di armi estremamente avanzate, non costituiscono, a suo dire, una chiave di svolta per il conflitto regionale. Piuttosto, il fattore rilevante sarebbe il fatto che i sistemi americani venduti agli Emirati Arabi siano stati consegnati a una terza parte; ciò potrebbe spingere Washington a schierarsi contro Abu Dhabi e, conseguentemente, contro al supporto emiratino all’LNA.

Il generale Khalifa Haftar, dopo aver preso parte alle rivolte contro l’ex dittatore Muammar Gheddafi, è emerso nel maggio 2014 al momento del lancio dell’Operation Dignity, un’offensiva per liberare la Libia ed eliminare tutti gruppi armati e i militanti estremisti. Dopo una rapida avanzata da est verso i territori meridionali, Haftar è risalito a nord e ha conquistato Gharyan il 2 aprile, due giorni prima dell’operazione contro la capitale, dove è situato il Governo di Accordo Nazionale.

L’attacco contro Tripoli è stato sferrato il 4 aprile e l’offensiva è ancora in corso. Da parte sua, il governo della capitale, presieduto da Fayez al-Serraj, ha risposto con l’operazione “Vulcano di rabbia”, iniziata il 7 aprile e finalizzata ad “eliminare da tutte le città libiche gli aggressori e le forze illegittime”, oltre a difendere la capitale dall’avanzata dell’Esercito Nazionale Libico di Haftar (LNA). Dal 4 aprile ad oggi, gli scontri di Tripoli hanno causato la morte di 691 persone, tra cui 41 civili, secondo le stime dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Il numero dei feriti ammonta a 4.012, di cui 135 sono civili. Inoltre, oltre a circa 94.000 libici sono state costrette ad abbandonare la città, a causa delle violenze.

La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a raggiungere una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato da Fayez al-Serraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Khalifa Haftar, a capo dell’Esercito Nazionale Libico (LNA). Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Al Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. Il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.

 

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Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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