Russia-Arabia Saudita: estensione accordo petrolifero OPEC di 6-9 mesi

Pubblicato il 29 giugno 2019 alle 18:35 in Arabia Saudita Russia

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La Russia ha acconsentito, in accordo con l’Arabia Saudita, a estendere di 6 o 9 mesi un accordo con i Paesi OPEC sulla riduzione della produzione di petrolio, mentre i prezzi del greggio subiscono le pressioni delle forniture americane e della contrazione economica globale.

A renderlo noto, sabato 29 giugno, è stato il presidente russo, Vladimir Putin, durante una conferenza stampa successiva al suo incontro con il principe ereditario saudita, Mohammed bin Salman. Il leader di Mosca ha annunciato che l’accordo, che sarebbe altrimenti giunto a termine l’indomani, domenica 30 giugno, verrà prolungato, con l’accordo del suo Paese e dell’Arabia Saudita, nella forma attualmente vigente e per gli stessi volumi di petrolio, per 6 o 9 mesi. La durata esatta di tale estensione deve ancora essere decisa, ma “forse” sarà l’ipotesi dei 9 mesi, ha continuato Putin. I due leader si sono incontrati a margine del vertice del G20 in Giappone.

L’OPEC (Organization of Petroleum Exporting Countries), la Russia e altri Paesi produttori, alleanza allargata nota anche come OPEC+, si incontrerà il 1 e 2 luglio prossimi per discutere l’accordo, che implica la riduzione della produzione petrolifera di 1,2 milioni di barili al giorno. Gli Stati Uniti non prendono parte a tale iniziativa.

Una proroga di 9 mesi significherebbe che l’accordo resta in vigore fino a marzo 2020. Il consenso russo implica che il gruppo dei Paesi OPEC+ potrebbe assistere a un meeting relativamente tranquillo, se l’Iran, il terzo più grande produttore di petrolio in seno al gruppo, approverà l’intesa.

Le nuove sanzioni americane contro Teheran hanno sensibilmente ridotto le esportazioni del Paese mediorientale, con il motivo che Washington vuole spronare il regime “corrotto” dell’Iran alla destituzione. Il presidente iraniano, Hassan Rouhani, ha dal canto suo definito tali sanzioni illegali, oltraggiose e “idiote”, e ha sostenuto che, a giudicare dalle azioni intraprese dalla Casa Bianca, essa è amministrata da persone “mentalmente ritardate”.

Kirill Dmitriev, il CEO del fondo sovrano russo, il Russian Direct Investment Fund, che ha aiutato a definire il quadro dell’accordo OPEC-Russia, ha commentato che tale intesa è in vigore dal 2017, e che ha già aumentato le entrate di bilancio russe di oltre 7mila miliardi di rubli (110 miliardi di dollari). “Il partenariato strategico all’interno dell’OPEC+ ha portato alla stabilizzazione dei mercati del petrolio e permette tanto di ridurre quanto di incrementare la produzione dello stesso in base alle condizioni della domanda di mercato, contribuendo alla prevedibilità e alla crescita degli investimenti nel settore”.

Il Brent Crude, uno dei tre benchmark relativi al petrolio impiegati dai trader che operano su future e altri derivati, ha guadagnato un +25% dall’inizio del 2019. Secondo gli analisti i prezzi del petrolio, però, potrebbero stagnare a causa del calo della domanda di mercato, successivo alle contrazioni dell’economia globale e ai rilevanti flussi di greggio americano.

Il ministro dell’Energia russo, Alexander Novak, ha affermato che la maggior parte dei Paesi membri dell’OPEC, tra cui anche l’Iran, hanno già espresso il loro supporto alla richiesta di estensione dell’accordo sulla riduzione della produzione petrolifera. Secondo Novak, potrebbe essere saggio estendere l’intesa di 9 mesi, piuttosto che di 6, per evitare di aumentare la produzione durante l’inverno, stagione in cui la domanda è solitamente bassa.

 

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Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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