Caso Sea-Watch 3: capitano arrestato in Italia dopo attracco

Pubblicato il 29 giugno 2019 alle 10:34 in Immigrazione Italia

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La polizia italiana ha arrestato la capitana tedesca della Sea-Watch 3, nave che era entrata nel porto di Lampedusa dopo aver soccorso 40 migranti ed era poi rimasta in stallo in acque internazionali per oltre 2 settimane.

Nella prima mattina di sabato 29 giugno, la capitana della Sea Watch 3, Carola Rackete, è stata avvistata nel porto dove aveva ormeggiato l’imbarcazione, scortata da un folto numero di poliziotti. La televisione ha mostrato in diretta che la donna è stata fatta uscire dalla nave e portata via dalla guardia di finanza. L’emittente RAI ha reso noto che Rackete è stata arrestata per “resistenza a una nave militare”, capo d’accusa con cui rischierebbe fino a 10 anni di prigione. La capitana era già stata messa sotto inchiesta dalla procura di Agrigento per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, come previsto dal codice di navigazione marittima.

La Sea-Watch 3, che batte bandiera olandese ed è gestita da un’organizzazione umanitaria tedesca, la Sea-Watch, è rimasta in stallo in mare per oltre due settimane, dopo aver tratto in salvo 40 migranti africani. Il capitano ha quindi deciso di fare rotta verso il sud dell’Italia e di attraccare a Lampedusa, il 26 giugno. Due persone sono state evacuate per un’emergenza medica, il giorno successivo. L’imbarcazione è rimasta poi ancorata davanti al porto di Lampedusa, dopo aver sfidato l’ordine delle autorità italiane di rimanere fuori dalle acque territoriali del Paese. I migranti rimasti a bordo, stipati da giorni sul ponte con scarse possibilità di movimento, avevano fatto appello alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo perché questa intimasse all’Italia di permettere lo sbarco, ponendo in essere una “misura provvisoria” per “prevenire violazioni gravi e irrimediabili dei diritti umani”. Tuttavia, il 25 giugno, la Corte ha ritenuto che tale situazione non rientrasse tra quelle che prevedono l’attuazione di misure provvisorie e ha respinto l’appello. Secondo la CEDU, tali misure si applicano “solo laddove sussiste un rischio imminente di danno irreparabile”.

A margine del vertice dei Paesi del G20 a Osaka, venerdì 28 giugno, il premier italiano, Giuseppe Conte, aveva riferito che “tre o quattro” Stati dell’Unione Europea hanno accettato di accogliere i 40 migranti ancora a bordo della Sea Watch 3. Francia, Germania, Lussemburgo e Portogallo si sono resi disponibili ad accogliere i migranti, per porre fine allo stallo riguardante la nave di ricerca e salvataggio gestita dall’omonima ONG.

Il ministro dell’Interno italiano, Matteo Salvini, in precedenza aveva affermato che avrebbe consentito a Rackete di entrare nel porto solamente qualora altri Paesi europei avessero acconsentito ad accogliere immediatamente i migranti a bordo. E anche in tal caso, il leader della Lega ha ribadito che le autorità italiane avrebbero confiscato l’imbarcazione e processato il capitano per assistenza ai trafficanti di esseri umani.

Da quando Salvini è stato nominato ministro dell’Interno, il primo giugno 2018, ha inaugurato una politica rigida e intransigente nei confronti del fenomeno migratorio, chiudendo i porti italiani alle imbarcazioni delle ONG e delle missioni europee. Ne è conseguito che i migranti e i rifugiati intercettati in mare dalla Guardia Costiera libica vengono riportati sistematicamente nei centri di detenzioni libici, i quali dovrebbero essere gestiti dal Ministero dell’Interno di Tripoli. In realtà, la maggior parte di tali strutture è in mano ai gruppi armati, i quali non tutelano in alcun modo i migranti. 

 

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Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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