Afghanistan: talebani uccidono 26 soldati mentre iniziano le trattative con gli Stati Uniti

Pubblicato il 29 giugno 2019 alle 16:36 in Afghanistan USA e Canada

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Militanti talebani hanno ucciso almeno 26 membri di un gruppo di milizie filogovernative nel nord dell’Afghanistan, sabato 29 giugno, in concomitanza con l’avvio del settimo round di trattative per la pace tra il gruppo islamista e i mediatori statunitensi in Qatar.

Nella mattina di sabato 29 giugno, militanti del gruppo talebano hanno fatto incursione in alcuni avamposti di sicurezza del Paese, nella provincia settentrionale di Baghlan. Secondo quanto riferito da un ufficiale locale, 26 membri del gruppo armato filogovernativo sono rimasti uccisi nell’aggressione. Stando invece al bilancio delle vittime inferte all’altra parte dal gruppo islamista e da esso comunicato, gli uomini uccisi  ammonterebbero a 28 e non 26, in aggiunta a 12 feriti. Il portavoce del gruppo, Zabihullah Mujahid, ha affermato che non c’è alcun collegamento tra l’offensiva di sabato e i negoziati di pace, chiarendo: “Continueremo a combattere contro le forze afghane e internazionali finché non verrà firmato un accordo di pace”. Un ufficiale di lungo corso in seno al Ministero della Difesa afghano, a Kabul, ha affermato che l’attacco vuole rappresentare un segno di forza dei talebani in apertura delle trattative. 

Gli uomini uccisi nell’incursione talebana facevano parte di un gruppo composto di alcune migliaia di volontari reclutati localmente e dispiegati dalle forze governative nelle aree riconquistate ai militanti per pattugliare e vegliare alla sicurezza, di modo tale che l’esercito possa concentrare tutte le sue unità su nuove operazioni.

Il giorno precedente, il Ministero della Difesa afghano aveva reso noto che almeno 9 comandanti chiave del gruppo dei talebani erano stati uccisi, giovedì 27 giugno, in una serie di attacchi aerei condotti dalle forze governative nella provincia centrale di Logar e in quella settentrionale di Balkh. I talebani sostengono che ciò non corrisponda al vero.

Un funzionario americano di alto rango, chiedendo di parlare in condizioni di anonimato, ha spiegato alla stampa che prima di venire a conoscenza dell’ultimo attacco, da ambe le parti c’era un “senso di genuina aspettativa”, in quanto si tratta di un momento “di svolta”. Un leader talebano recatosi in Qatar ha affermato che anche per i talebani le trattative sono cruciali. I negoziati verranno condotti da Zalmay Khalilzad, l’inviato speciale americano per la pace in Afghanistan, che aveva già partecipato ai precedenti 6 round di trattative con il gruppo islamista a Doha a partire dal mese di ottobre 2018.

Il Segretario di Stato americano, Mike Pompeo, durante un viaggio a Kabul nella settimana precedente, aveva reso noto che Washington è in procinto di chiudere l’accordo con i militanti, e si è detto speranzoso che un accordo di pace formale sia firmato dalle parti entro il primo settembre.

Alcuni funzionari afghani temono che l’accordo USA-talebani escluda Kabul dal tavolo negoziale, e che l’amministrazione Trump lasci il Paese da solo nella lotta contro i militanti islamici.

I colloqui di pace tra talebani e Stati Uniti sono in corso nella giornata di sabato 29 giugno e verteranno, secondo quanto rivelato da fonti interne al movimento, sul ritiro delle truppe americane dall’Afghanistan e sul progressivo arresto degli attacchi terroristici nel Paese. I negoziati, che rappresentano il settimo round di incontri tra le due parti, si tengono a Doha, capitale del Qatar, e cercheranno di portare a termine la firma di un trattato di pace, in discussione da ottobre 2018, che metta fine a 18 anni di guerra.

L’argomento centrale dei prossimi incontri è stabilire una data precisa per la smobilitazione delle forze armate straniere e statunitensi dall’Afghanistan. Un altro tema riguarda la garanzia che i talebani dovranno offrire in cambio del ritiro americano affinché non si verifichino più attacchi terroristici e affinché il Paese non venga utilizzato come base per le offensive dei militanti islamici. Infine, gli ultimi due punti da affrontare sono il cessate-il-fuoco e i colloqui di pace tra le due fazioni afghane rivali, quella dei ribelli e quella del governo supportato dall’Occidente. I talebani rifiutano da anni i colloqui con le autorità di Kabul, accusandole di essere “burattini” delle potenze occidentali e ingaggiando contro di loro una dura guerra d’opposizione.

Da decenni, l’Afghanistan è caratterizzato da una profonda instabilità politica. In seguito al crollo del regime sovietico, i talebani si sono affermati come gruppo dominante e, alla fine di una sanguinosa guerra civile tra diversi gruppi locali, hanno governato gran parte dell’Afghanistan dal 1996. Dopo essere stati decimati dagli americani, a seguito dell’invasione del 2001 e dell’intervento della NATO nell’agosto 2003, i talebani sono tornati a essere attivi e a compiere numerose offensive per destabilizzare il Paese. Con una serie di attacchi alle attuali istituzioni afghane, le milizie talebane tentano di riprendere il controllo del governo. 

Il 21 agosto 2017, il presidente americano Donald Trump aveva annunciato la nuova strategia americana in Afghanistan, che prevedeva la permanenza nel Paese per eliminare definitivamente la minaccia terroristica dalla regione e stabilizzare il Paese asiatico. Tuttavia, il 20 dicembre 2018 un funzionario USA aveva comunicato che Trump aveva in programma di ritirare oltre 5.000 soldati dall’Afghanistan. Il giorno precedente, il capo di Stato americano aveva annunciato il ritiro di tutte le truppe USA dalla Siria. Da parte sua, il 9 maggio la NATO ha reso noto che le sue truppe rimarranno in Afghanistan fino a quando non sarà raggiunta una pace duratura. 

 

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Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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