Iran: Vienna rappresenta “l’ultima possibilità” per salvare l’accordo sul nucleare

Pubblicato il 28 giugno 2019 alle 12:03 in Iran USA e Canada

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L’Iran ha avvertito che l’incontro di venerdì 28 giugno a Vienna con i Paesi rimasti nell’accordo sul nucleare rappresenta “l’ultima possibilità” di salvare l’intesa.

Le autorità iraniane hanno aggiunto che Teheran non accetterà soluzioni “artificiose” alle sanzioni statunitensi. Il 27 giugno, l’Iran ha riferito di essere pronto a oltrepassare i limiti imposti dall’accordo sul nucleare entro pochi giorni e ad accumulare più uranio arricchito di quanto consentito. “Non hanno raggiunto il limite ma è probabile che lo facciano questo fine settimana”, ha riferito un diplomatico dell’ONU dal quartier generale dell’Agenzia nucleare IAEA, a Vienna.

Gli alti funzionari iraniani e le parti rimaste dell’accordo, che sono Cina, Francia, Germania, Regno Unito e Russia, si incontreranno a Vienna il 28 giugno, con l’obiettivo di salvare l’accordo sul nucleare del 2015. Tuttavia, dato che questi Stati hanno una limitata capacità di proteggere l’economia iraniana dalle sanzioni statunitensi, non è chiaro che cosa possano fare per convincere Teheran a rimanere nell’intesa. Sempre il 28 giugno, l’agenzia di stampa iraniana Fars ha citato il portavoce del ministero degli Esteri, Abbas Mousavi, che ha dichiarato: “Penso che questo incontro possa essere l’ultima possibilità per le parti rimaste nell’accordo”. Fars ha anche citato il viceministro degli Esteri, Abbas Araqchi, che si trova nella capitale austriaca e che ha sottolineato, ancora una volta, che l’Iran ha esaurito la “pazienza strategica” e che “non tollererà il rimanere unilateralmente impegnato nell’accordo nucleare”.

La Francia del presidente Emmanuel Macron ha comunicato che chiederà al presidente americano, Donald Trump, di sospendere alcune delle sanzioni imposte a Teheran e di avviare una serie di negoziazioni per disinnescare le tensioni. In questo momento, diversi leader mondiali stanno tentando di intervenire per abbassare i livelli di conflittualità, temendo che un qualsiasi errore da uno dei due lati possa portare a una guerra imminente. “Voglio convincere Trump che è nel suo interesse riaprire le trattative e ripensare a certe sanzioni per dare una chance al dialogo”, ha detto il presidente francese Emmanuel Macron dal Giappone, dove incontrerà Trump, il 28 giugno, in occasione del G20 di Osaka.

Il Joint Comprehension Plan of Action (JCPA) era stato firmato il 14 luglio 2015 a Vienna da Iran, Stati Uniti, Cina, Russia, Francia, Regno Unito e Germania. L’intesa prevedeva la revoca delle sanzioni internazionali imposte alla Repubblica Islamica, in cambio dell’impegno di quest’ultima a limitare il suo programma nucleare. Secondo l’amministrazione Trump, tuttavia, l’accordo non è riuscito a privare l’Iran dei mezzi necessari per sviluppare un’arma atomica e nemmeno ad interrompere la sua ingerenza sui Paesi vicini del Medio Oriente. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump si è ritirato dall’accordo sul nucleare, l’8 maggio e ha, di conseguenza, reimposto le sanzioni sul Paese, il 7 agosto, ai danni di 3 importanti settori dell’economia iraniana: quello siderurgico, quello automobilistico e quello finanziario.

In particolare, le misure restrittive limitano la possibilità dell’Iran di commerciare con i partner di tutto il mondo e colpiscono le transazioni in dollari, rial, oro e metalli preziosi. Per superare tale problema, il 31 gennaio 2019, Germania, Francia e Gran Bretagna avevano stabilito un meccanismo europeo per facilitare il commercio con l’Iran, non basato sui dollari. Il suo nome era INSTEX, Strumenti di Supporto per gli Scambi Commerciali, e aveva lo scopo di consentire scambi con Teheran nonostante le limitazioni americane. Tuttora, tale meccanismo non è ancora operativo poiché l’Iran non è ancora riuscito a completare una serie di passaggi necessari al suo funzionamento.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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