Etiopia: 250 arresti legati al colpo di Stato

Pubblicato il 28 giugno 2019 alle 9:11 in Africa Etiopia

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Circa 250 persone sono state arrestate nella capitale dell’Etiopia, Addis Abeba, e nella città di Bahir Dar da quando è stato sventato un tentativo di colpo di Stato, il 22 giugno.

I media locali non hanno fornito ulteriori informazioni sui nomi e le circostanze dell’arresto di tutti questi individui. Il Movimento Nazionale di Amhara (NAMA), un partito della regione settentrionale del Paese, aveva già riferito che 56 dei suoi membri erano stati arrestati, nella giornata di mercoledì 26 giugno.

Il 22 giugno, si è verificato un tentativo di golpe a Bahir Dar, capitale regionale dello Stato Amhara, che era poi fallito. I cospiratori avevano intenzione di rovesciare Ambachew Mekonnen, il capo del governo regionale di Amhara, che si trova a Nord della capitale. In un secondo momento, è stato comunicato che Mekonnen è rimasto ucciso nel tentato golpe, insieme a un suo consigliere.

Inoltre, in un attacco separato avvenuto nella mattinata successiva, domenica 23 giugno, un addetto stampa del primo ministro ha comunicato che il Generale etiope Seare Mekonnen, Capo di Stato maggiore dell’esercito, era a sua volta stato ucciso da un proiettile sparato dalla sua guardia del corpo. Lo stesso giorno, un altro generale in pensione viene anch’esso ucciso. Il 24 giugno, le autorità dell’Etiopia avevano dichiarato di aver ucciso il leader del fallito colpo di Stato. Si sarebbe trattato del generale Asamnew Tsige. 

Infine, nella giornata di lunedì 24 giugno, un gruppo di uomini in uniforme mimetica ha ucciso più di 50 persone nella zona di Metakal, nella regione occidentale di Benishangul-Gumuz. “Stiamo ancora indagando, ma abbiamo il sospetto che gli aggressori potrebbero essere le stesse persone coinvolte nel colpo di stato fallito nella regione di Amhara”, ha dichiarato il capo della sicurezza locale, in tale occasione. 

Secondo le autorità governative, questi episodi di violenza fanno parte di un complotto ideato da un generale ribelle e portato avanti dalla sua milizia. Il fine ultimo sarebbe la conquista della regione di Amhara. Tali eventi rivelano la forte instabilità che caratterizza l’Etiopia, nonostante l’operato del riformista del premier Abiy Ahmed. Il 2 aprile 2019 si è concluso il suo primo anno di mandato.

Il primo ministro etiope è il leader più giovane del continente africano. Nell’arco di 12 mesi, Abiy è stato promotore di una serie di riforme sociali, economiche e di sicurezza che hanno portato sia a una svolta nella politica interna ed estera del Paese, il più popoloso dell’Africa dopo la Nigeria, sia a un nuovo equilibrio diplomatico nel Corno d’Africa. La sua azione riformatrice è talmente determinata che l’Etiopia sembra essere a un bivio tra dittatura e democrazia. 

Le autorità giudiziarie hanno concesso 28 giorni alla polizia per indagare sulle persone arrestate in relazione al presunto colpo di Stato, secondo le normative antiterrorismo del Paese. “Questo è un ritorno al passato, è esattamente ciò che il governo stava facendo prima che le riforme iniziassero, un anno fa”, ha dichiarato il giornalista Eskinder Nega. “In quel periodo, la legge anti-terrorismo era utilizzata per reprimere l’opposizione pacifica e la stessa cosa sta accadendo adesso”, ha aggiunto. Tuttavia, nella mattinata di giovedì 27 giugno è stato ripristinato l’accesso a Internet, che era stato bloccato dal giorno del tentato colpo di stato.

Secondo il quotidiano Al-Jazeera, la conseguenza della linea dura del premier e quella di ampliare le divisioni etniche del Paese. In questo modo, partiti etnocentrici, come il NAMA, stanno guadagnando un crescente sostegno e la loro retorica sta alimentando una forte violenza interetnica. Dalla sua fondazione, avvenuta nel 2018, il NAMA si è imposto come principale rivale del partito Amhara nella coalizione di governo, che detiene il potere in Etiopia dal 1991. Tuttavia, il NAMA ha condannato le violenze del 22 giugno e ha negato qualsiasi legame con esse.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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