Emirati Arabi Uniti: meno truppe in Yemen, è più importante proteggersi dall’Iran

Pubblicato il 28 giugno 2019 alle 15:31 in Emirati Arabi Uniti Yemen

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Gli Emirati Arabi Uniti hanno deciso di ridurre la loro presenza militare in Yemen dal momento che le tensioni crescenti tra Iran e Stati Uniti minacciano la sicurezza interna del Paese. Abu Dhabi, membro chiave della coalizione a guida saudita che combatte contro i ribelli yemeniti Houthi da marzo 2015, ha già riportato a casa le truppe stanziate nella regione meridionale, vicino al porto di Aden, e sulla costa occidentale, dove aveva costituito una forza locale altamente operativa.

Quattro diplomatici occidentali, intervistati dall’agenzia di stampa Reuters in condizione di anonimato, hanno riferito che gli Emirati preferiscono avere le loro truppe e i loro equipaggiamenti a portata di mano, se la situazione tra USA e Iran dovesse precipitare. Tuttavia, ancora non si sa di preciso quanti uomini siano stati rimpatriati. Uno dei diplomatici ha detto che “un gran numero di forze armate si sono ritirate dallo Yemen nel corso delle tre settimane passate”.

Un alto funzionario emiratino ha confermato che ci sono stati alcuni spostamenti di truppe, ma ha precisato che non si tratta di una completa ridistribuzione delle forze. “Gli Emirati rimangono pienamente impegnati nella coalizione militare e non lasceranno un vuoto nello Yemen”, ha dichiarato l’uomo. Alla domanda se ci fosse l’Iran dietro alla decisione di ritirare parte del contingente di Abu Dhabi in Yemen, il funzionario emiratino ha risposto che in realtà si tratta di una mossa legata al cessate il fuoco proclamato nella città di Hodeidah, ora controllata dagli Houthi ma da dicembre 2018 posta sotto il trattato di pace delle Nazioni Unite. “È un’evoluzione naturale”, ha detto l’alto funzionario, sottolineando il supporto degli Emirati agli sforzi diplomatici dell’ONU per mettere in atto l’accordo di Hodeidah. La città era diventata il focus della guerra lo scorso anno perché la coalizione aveva tentato in ogni modo di riconquistare il porto dello Yemen, principale punto di rifornimento per gli Houthi. In base all’accordo, che deve essere ancora pienamente attuato, sia le truppe della coalizione sia quelle ribelli dovrebbero ritirarsi entrambe da Hodeidah.

In Medio Oriente, la conflittualità tra Washington e Teheran ha raggiunto, di recente, livelli preoccupanti. Il 13 giugno, due piattaforme petrolifere situate nel Golfo di Oman, a largo delle coste dell’Iran, sono state danneggiate dall’esplosione di alcune mine. Le due imbarcazioni battevano una bandiera delle Isole Marshall, l’altra della Repubblica di Panama. Il Segretario di Stato americano, Mike Pompeo, ha accusato Teheran di essere tra i responsabili dell’attacco. Dal canto suo, il ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif, ha dichiarato che si tratta di accuse infondate e dimostrerebbero che una “squadra B” starebbe mettendo in atto una “diplomazia del sabotaggio”. Trump ha poi confermato di aver ordinato un attacco contro l’Iran, giovedì 20 giugno, in risposta all’abbattimento del drone americano nello Stretto di Hormuz, avvenuto lo stesso giorno. Tuttavia, poche ore prima del lancio dell’operazione Trump ha cambiato idea e ha deciso di annullare l’offensiva. Secondo quanto riferito dal presidente USA stesso su Twitter, la decisione di annullare l’attacco è derivata dal fatto che questo avrebbe causato almeno 150 vittime e sarebbe quindi stato “non proporzionato” all’abbattimento di un drone.

In Yemen, invece, la guerra civile è scoppiata il 19 marzo 2015, data in cui gli Houthi hanno lanciato un’offensiva per estendere il loro controllo nelle province meridionali. I gruppi che si contrappongono nel conflitto sono da un lato i ribelli sciiti, che controllano la capitale Sana’a, alleati con le forze fedeli all’ex presidente Ali Abdullah Saleh e sostenuti dall’Iran e dalle milizie di Hezbollah. Dall’altro lato, vi sono le forze fedeli al presidente yemenita, Rabbo Mansour Hadi, l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale. L’Arabia Saudita è intervenuta nel conflitto per sostenere Hadi, il 26 marzo 2015, a capo di una coalizione formata anche da Emirati Arabi Uniti, Marocco, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait, Bahrain e Qatar e sostenuta, a sua volta, dagli Stati Uniti.

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Chiara Gentili

di Redazione

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