Brexit: Johnson valuta le misure per un’uscita senza accordo

Pubblicato il 28 giugno 2019 alle 17:42 in Europa UK

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Boris Johnson, probabile sostituto del primo ministro britannico dimissionario Theresa May, sta preparando un piano di emergenza in caso di uscita dall’Unione Europea senza un accordo. 

Secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa Reuters, tale piano includerà tagli fiscali aggressivi, una revisione dell’imposta di bollo e una forte deregolamentazione. Johnson, 55 anni, si è presentato come l’unico candidato in grado di attuare la Brexit, ma dovrà affrontare le minacce elettorali rappresentate dal Partito di Nigel Farage e da quello laburista, guidato dal socialista Jeremy Corbyn. Da parte sua, Johnson ha riferito di voler implementare una serie di misure affinchè l’economia britannica “vada a gonfie vele”. Di conseguenza, la legge di bilancio potrebbe essere anticipata al mese di settembre, invece che essere presentata a novembre, in modo da avviare le riforme necessarie il prima possibile.

Inoltre, il Regno Unito sta cercando di tutelarsi con una serie di accordi bilaterali. Il 10 giugno, a seguito dell’incontro avvenuto a Seoul tra il segretario del commercio internazionale del Regno Unito, Liam Fox, e il suo omonimo della Corea del Sud, Yoo Myunh-hee, i due Paesi hanno sottoscritto una bozza di accordo di libero commercio finalizzato a mantenere valide le condizioni attuali di commercio anche dopo la Brexit. Il Ministero del Commercio, dell’Industria e dell’Energia sudcoreano ha inoltre comunicato di avere intenzione di ipotizzare ulteriori soluzioni, qualora il Regno Unito lasciasse l’Unione Europea senza aver raggiunto un accordo. 

Il 23 giugno 2016, la Gran Bretagna aveva votato per lasciare l’Unione Europea. Tre anni dopo, il Paese sta ancora negoziando un accordo di uscita dall’UE, fortemente sostenuto dalla premier dimissionaria, Theresa May, che aveva più volte chiesto ai parlamentari di sostenere le sue proposte. L’ultima mossa sulla Brexit della May era fallita mercoledì 22 maggio, dopo che la premier aveva offerto al Parlamento un secondo referendum e accordi commerciali bilaterali in cambio di supporto politico in parlamento. L’idea, tuttavia, non aveva conquistato né i legislatori dell’opposizione né molti membri del suo stesso partito.

In tale contesto, la May aveva annunciato, venerdì 24 maggio, le proprie dimissioni per il 7 giugno, affermando che avrebbe mantenuto il proprio ruolo da primo ministro del Paese fino alla nomina del suo successore. Chiunque sarà il nuovo premier, la Gran Bretagna avrà tempo per uscire fino al 31 ottobre. Alla scadenza, sarà necessario prendere una decisione definitiva riguardo al rimanere o meno nell’Unione. Il governo di Londra si trova, quindi, ora ad affrontare una serie di opzioni. Tra queste ci sono: un’uscita con accordo, per facilitare la transizione; un’uscita senza accordo, cioè una “no deal” Brexit”; un’elezione; e infine, un secondo referendum. Secondo Theresa May, il suo successore avrà necessariamente bisogno di trovare un consenso parlamentare sulla Brexit.

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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