Attacco contro avamposto turco in Siria, morto 1 soldato

Pubblicato il 28 giugno 2019 alle 18:17 in Siria Turchia

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Un soldato turco è stato ucciso e altri 3 sono stati feriti durante un attacco con granate e mortai contro un loro posto di vedetta nella regione siriana di Idlib, nel nord-ovest del Paese.

L’offensiva è stata lanciata da un territorio controllato dalle forze governative, comandate dal presidente della Siria Bashar al-Assad. Secondo il Ministero della Difesa Nazionale turco, l’attacco sarebbe stato effettuato deliberatamente. Il personale ferito è stato evacuato all’istante e, al momento, sta ricevendo assistenza. L’esercito turco ha risposto aprendo il fuoco e cercando di colpire le postazioni da cui sono partiti gli attacchi. L’emittente nazionale siriana Ikhbariyah TV ha riferito, venerdì 28 giugno, che l’offensiva del presidente Assad sarebbe arrivata dopo che più di 18 granate avevano colpito il territorio governativo, nella regione nordorientale di Hama.

Il governo siriano e il suo alleato russo hanno ricominciato a lanciare operazioni militari più intense contro la provincia di Idlib nell’aprile 2019. Questa resta una delle poche aree che ancora non si trova sotto il pieno controllo del regime siriano. Le forze di Ankara, invece, che sostengono i ribelli, hanno stabilizzato la loro presenza al confine meridionale della Turchia. Il Ministero della Difesa Nazionale di Ankara ha riferito che il delegato della Russia in Turchia è stato convocato al quartier generale militare e gli è stato detto che gli attacchi alle forze turche in Siria saranno “puniti nella maniera più severa”.

Non è la prima volta che un avamposto di osservazione turco viene preso di mira dalle truppe del regime. Il 16 giugno, fuochi di mortai e bombardamenti, provenienti da una regione in mano al governo di Damasco, avevano colpito un altro punto di vedetta della Turchia in Siria. Ancora prima, il 13 giugno, erano giunte notizie di un altro attacco contro un avamposto turco, ma le versioni di Russia e Turchia, in questo caso, erano state nettamente discordanti. Ankara aveva incolpato le forze leali al governo di Assad, mentre Mosca aveva sostenuto che l’offensiva fosse stata lanciata da nemici del regime di Damasco.

Nell’area Nord- occidentale della Siria vivono circa 3 milioni di persone ma la metà è stata costretta a rifugiarsi in altre zone del Paese in seguito alle ripetute offensive del presidente siriano Assad. Nell’autunno 2018, quando Damasco sembrava voler iniziare l’avanzata verso tale zona, la sua campagna era stata frenata dall’accordo raggiunto tra Ankara e Mosca il 17 settembre. In tale data, Turchia, Russia, Iran e Siria, a Sochi, avevano raggiunto un’intesa, con l’obiettivo di scongiurare un massiccio assalto del regime a Idlib e nelle province vicine, dove si erano raggruppati i gruppi ribelli che erano stati sconfitti e i civili evacuati dalle altre città. Con tale accordo era stata istituita un’area di 15 – 20 km in cui queste persone, insieme alle proprie famiglie e ad altri civili scappati da diverse zone di conflitto, potessero considerarsi al sicuro rispetto agli attacchi del regime. Dopo mesi di relativa calma, tuttavia, le forze del regime hanno deciso comunque di avviare i bombardamenti, coadiuvati successivamente da aerei russi.

La Russia sostiene, anche militarmente, il regime di Damasco del presidente Assad fin dall’inizio della guerra civile, scoppiata nel Paese il 15 marzo 2011 e tuttora in corso. La Turchia, d’altra parte, è sostenitrice dei ribelli, dissidenti del regime.

Le ultime violenze arrivano dopo che Segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, aveva fatto appello, martedì 18 giugno, alla Russia e alla Turchia affinché contribuissero a “stabilizzare la situazione” nella regione di Idlib. “Sono profondamente preoccupato per l’escalation delle violenze a Idlib”, ha dichiarato il Segretario dell’ONU ai giornalisti, aggiungendo che “i civili stanno pagando un prezzo orribile”.

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Chiara Gentili

di Redazione

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