Zarif ammonisce Trump: l’idea di “una breve guerra con l’Iran è un’illusione”

Pubblicato il 27 giugno 2019 alle 20:51 in Iran Medio Oriente

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Il ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif,  il 27 giugno, ha dichiarato che l’idea di una “guerra breve con l’Iran è un’illusione”, in risposta alle parole del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump.

Tale messaggio è stato lanciato dal ministro al presidente USA tramite un post su Twitter, in cui Zarif scrive: “I fraintendimenti mettono in pericolo la pace: le sanzioni non sono alternative alla guerra, sono guerra; “obliterazione” = genocidio = crimine di guerra; la “guerra breve” con l’Iran è un’illusione; chi inizia la guerra non è necessariamente quello che la terminerà; i negoziati e le minacce si escludono a vicenda”. Con questo tweet, il ministro iraniano ha risposto alle numerose provocazione lanciate all’Iran nella recente guerra dialettica tra i due Paesi. 

Intervistato da un canale televisivo americano, alla domanda se fosse in corso una guerra tra Washington e Teheran, Trump ha risposto “Spero che non succeda, ma siamo in una posizione molto forte se qualcosa dovesse accadere”. “Non sto parlando di uomini sul campo”, ha dichiarato. “Sto solo dicendo che se succedesse qualcosa, non durerà molto a lungo.”

Trump ha aggiunto di essere stato “gentile” con l’Iran per non aver ordinato un attacco dopo che questi avevano abbattuto un drone del valore di oltre 100 milioni di dollari. In risposta, il leader supremo dell’Iran, l’Ayatollah Ali Khamenei, ha dichiarato che gli iraniani non cambieranno la loro posizione dopo le nuove sanzioni statunitensi contro le maggiori autorità della Repubblica Islamica. Khamenei avrebbe poi definito quello di Trump “il più sinistro” governo degli Stati Uniti. Il leader supremo ha poi aggiunto: “I funzionari più viziosi di una simile amministrazione accusano e insultano la nazione iraniana: la nazione iraniana non si smuoverà e non si ritirerà a causa degli insulti”. Da parte sua, il presidente dell’Iran, Hassan Rouhani, ha riferito che l’America sta seguendo il “percorso sbagliato”.

La tensione tra Stati Uniti e Iran è alta ormai da diversi mesi e i due Paesi sono sull’orlo di un conflitto diretto. Il 6 maggio, il Consigliere per la sicurezza nazionale USA, John Bolton, aveva riferito che gli Stati Uniti stavano schierando la portaerei Abraham Lincoln e una task force di cacciabombardieri nel Golfo, in risposta “a una serie di segnali preoccupanti di escalation” da parte dell’Iran. Due giorni dopo, l’8 maggio 2019, Teheran aveva poi annunciato che non avrebbe più rispettato le limitazioni imposte dall’accordo sul nucleare del 2015. Mercoledì 15 maggio, Washington ha ordinato allo staff diplomatico non essenziale di lasciare l’Iraq, poiché la situazione era troppo tesa e si temeva un attacco. “Se l’Iran vuole una guerra, sarà ufficialmente la sua fine” ha riferito Trump a seguito dell’attacco del 19 maggio contro la capitale irachena di Baghdad a pochi passi dall’ambasciata americana in Iraq. Il 30 maggio, l’Arabia Saudita è stata promotrice del vertice della Mecca, alla luce dell’escalation nella regione. Nel comunicato finale del vertice, sono state condannate le “operazioni di sabotaggio” attuate, secondo la Lega, dalle milizie Houthi, sostenute da Teheran, contro le navi saudite ed emiratine.

Il livello di preoccupazione è salito anche durante il mese di giugno. Il 13 giugno, due piattaforme petrolifere situate nel Golfo di Oman, a largo delle coste dell’Iran, sono state danneggiate dall’esplosione di alcune mine. Le due imbarcazioni battevano una bandiera delle Isole Marshall, l’altra della Repubblica di Panama. Il Segretario di Stato americano, Mike Pompeo, ha accusato Teheran di essere tra i responsabili dell’attacco. Dal canto suo, il ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif, ha dichiarato che si tratta di accuse infondate e dimostrerebbero che una “squadra B” starebbe mettendo in atto una “diplomazia del sabotaggio”. Tale squadra sarebbe composta dal consigliere per la sicurezza nazionale della Casa Bianca, John Bolton, dal sovrano degli Emirati Arabi Uniti, Mohammed Ibn Zayed, dal principe ereditario saudita, Mohammed bin Salman, e dal primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu. Il 18 giugno, Washington ha deciso di inviare 1.000 ulteriori soldati in Medio Oriente per “ragioni difensive”, che si aggiungono a 1.500 stanziati il mese precedente, nella stessa regione. 

Tuttavia, sempre nella giornata di giovedì 20 giugno, il presidente USA aveva affermato che l’Iran aveva “commesso un grave errore” decidendo di distruggere il velivolo militare degli Stati Uniti. Teheran si era difesa sostenendo che il drone si trovava nello spazio aereo iraniano e volava sopra la provincia meridionale di Hormozgan, vicino allo strategico Stretto di Hormuz. Trump ha poi confermato di aver ordinato un attacco contro l’Iran, giovedì 20 giugno, in risposta all’abbattimento del drone americano nello Stretto di Hormuz, avvenuto lo stesso giorno. Tuttavia, poche ore prima del lancio dell’operazione Trump ha cambiato idea e ha deciso di annullare l’offensiva. Secondo quanto riferito dal presidente USA stesso su Twitter, la decisione di annullare l’attacco è derivata dal fatto che questo avrebbe causato almeno 150 vittime e sarebbe quindi stato “non proporzionato” all’abbattimento di un drone.

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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