Mauritania: l’opposizione contesta i risultati delle elezioni

Pubblicato il 27 giugno 2019 alle 20:26 in Africa Mauritania

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I candidati dell’opposizione in Mauritania stanno contestando i risultati delle elezioni presidenziali di sabato 22 giugno. 

I leader dell’opposizione del Paese Africano, hanno accusato il governo di aver portato avanti una truffa elettorale per imporre la vittoria del proprio candidato, Mohamed Ould Ghazouani, già al primo turno. In una conferenza stampa, tenutasi mercoledì 26 giugno, i 4 candidati Kane Hamidou Baba, Sidi Mohamed Ould Boubacar, Biram dah Abeid e Mohamed Ould Maouloud hanno dichiarato che il governo del presidente Mohamed Ould Abdel Aziz è responsabile della crisi post-elettorale nel Paese, che ha portato a massicci arresti dei loro sostenitori.

Il vincitore delle contestate elezioni è stato l’ex generale dell’esercito e ministro della Difesa. Ghazouani ha totalizzato il 52% dei consensi, secondo i risultati pubblicati domenica 23 aprile dalla Commissione Elettorale del Paese. Il secondo candidato, Biram Dah Abeid, ha ottenuto il 18,6% dei voti. Il terzo aspirante presidente, Mohamed Ould Boubacar, che ha ricevuto il sostegno del maggior partito islamista della Mauritania, ha perso con il 17,9% delle preferenze. Nessuno dei restanti candidati ha ottenuto più del 10%. 

La campagna elettorale di Ghazouani si è basata sui progressi economici e in materia di sicurezza che sono stati compiuti dal precedente presidente, Mohamed Ould Abdel Aziz, compagno di partito del candidato vincente delle elezioni di sabato 22 giugno. Il capo di Stato uscente era salito al potere nel 2008, a seguito di un colpo di Stato ed era stato poi riconfermato alle elezioni del 2009 e 2014. Entrambi i politici vengono dal partito “Union pour la République” laico e di posizione centrista. Sotto la leadership del 62enne Mohamed Ould Abdel Aziz, l’economia della Mauritania è cresciuta notevolmente e il Paese ha avviato un processo di estrazione di gas che aumenterà ancora la ricchezza del Paese nel prossimo decennio.     

Alcuni candidati dell’opposizione avevano immediatamente annunciato che avrebbero contestato il risultato elettorale. “Sembra un colpo di Stato”, ha dichiarato Biram Dah Abeid, il secondo candidato per numero di voti, dopo Ghazouani. “Siamo uniti nel voler contestare il risultato di queste elezioni”, ha aggiunto parlando a nome dell’opposizione. Nonostante la reazione delle forze politiche sconfitte, le elezioni si sono svolte in modo pacifico nella maggior parte del Paese. Tuttavia, nelle periferie della capitale, Nouakchott, alcuni manifestanti hanno messo in atto piccole proteste, bruciando pneumatici e spazzatura, prima che la polizia li disperdesse. Tuttavia, la maggioranza della popolazione non ha avuto ragioni di scendere in piazza, poiché Abdel Aziz ha sorpreso l’intero Paese, decidendo di farsi da parte dopo aver svolto le funzioni di presidente per due mandati di fila, il massimo concesso dalla costituzione del Paese.  

Nonostante i notevoli risultati relativi alla crescita economica, Abdel Aziz è stato criticato per non aver affrontato uno dei temi sociali più rilevanti in Mauritania: la persistenza della schiavitù. Decine di migliaia di cittadini, soprattutto di origini sub-sahariane, vivono ancora oggi in condizione di schiavitù domestica, secondo quanto riferiscono i gruppi per la tutela dei diritti umani. Di solito ad assoggettarli sono i “padroni”, che hanno discendenza araba o berbera. Nonostante la pratica sia stata abolita nel 1981 e criminalizzata nel 2007, l’anno prima che Abdel Aziz salisse al potere, questa è ancora largamente diffusa. L’ex presidente, tuttavia, aveva negato che tale fenomeno fosse ancora rilevante nel Paese. Il secondo candidato alle elezioni del 2019, Abeid, discendente di schiavi, aveva basato la sua campagna elettorale sul tema e aveva tentato di raccogliere i voti delle fasce di popolazione più povere e indignate del Paese africano.

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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