L’Iran non salverà il patto sul nucleare

Pubblicato il 27 giugno 2019 alle 16:04 in Iran USA e Canada

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L’Iran è pronto a oltrepassare i limiti imposti dall’accordo sul nucleare entro pochi giorni e ad accumulare più uranio arricchito di quanto consentito. È quanto emerge dagli ultimi aggiornamenti forniti dagli ispettori delle Nazioni Unite, giovedì 27 giugno. “Non hanno raggiunto il limite ma è probabile che lo facciano questo fine settimana”, ha detto un diplomatico dell’ONU dal quartier generale dell’Agenzia nucleare IAEA, a Vienna.

La Francia, una delle potenze europee coinvolte nella disputa tra Iran e Stati Uniti, ha dichiarato che chiederà al presidente americano Donald Trump di sospendere alcune delle sanzioni imposte a Teheran e di aprire le negoziazioni per disinnescare le tensioni. In questo momento, diversi leader mondiali stanno tentando di intervenire per abbassare i livelli di conflittualità nella convinzione che qualsiasi errore da uno dei due lati possa portare a una guerra imminente. “Voglio convincere Trump che è nel suo interesse riaprire le trattative e ripensare a certe sanzioni per dare una chance al dialogo”, ha detto il presidente francese Emmanuel Macron dal Giappone, dove incontrerà Trump venerdì 28 giugno in occasione del G20 di Osaka.

La mossa di Teheran di rompere il patto nucleare del 2015 trasformerà il panorama diplomatico e porterà i Paesi europei a prendere provvedimenti. Macron ha affermato che le sue priorità sono due: diminuire la tensione nucleare e impedire all’Iran di violare l’accordo, che gli Stati dell’UE ancora sperano di salvare nonostante Trump si sia ritirato nel maggio 2018.

Il Joint Comprehension Plan of Action (JCPA) era stato firmato il 14 luglio 2015 a Vienna da Iran, Stati Uniti, Cina, Russia, Francia, Regno Unito e Germania. L’intesa prevedeva la revoca delle sanzioni internazionali imposte alla Repubblica Islamica, in cambio dell’impegno di quest’ultima a limitare il suo programma nucleare. Secondo l’amministrazione Trump, tuttavia, l’accordo non è riuscito a privare l’Iran dei mezzi necessari per sviluppare un’arma atomica e nemmeno ad interrompere la sua ingerenza sui Paesi vicini del Medio Oriente. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump si è ritirato dall’accordo sul nucleare, l’8 maggio e ha, di conseguenza, reimposto le sanzioni sul Paese, il 7 agosto, ai danni di 3 importanti settori dell’economia iraniana: quello siderurgico, quello automobilistico e quello finanziario. In particolare, le misure restrittive limitano l’accesso alle materie prime e alle parti essenziali e colpiscono le transazioni in dollari, rial, oro e metalli preziosi.

Il clima di tensione tra gli Stati Uniti e l’Iran è alto, a seguito dei recenti avvenimenti.  Giovedì 20 giugno, Trump  aveva ordinato un attacco contro l’Iran, in risposta all’abbattimento di un drone americano nello Stretto di Hormuz, avvenuto lo stesso giorno, ma poche ore prima del lancio dell’operazione, venerdì 21 giugno, aveva poi cambiato idea e deciso di annullare l’offensiva, spiegando su Twitter che non intendeva causare vittime sul suolo iraniano. Teheran si era difeso sostenendo che il drone si trovasse nello spazio aereo iraniano e volasse sopra la provincia meridionale di Hormozgan, vicino allo strategico Stretto, tuttavia Washington ha continuato a rigettare la versione iraniana e ha ribadito che il velivolo stava attraversando un’area compresa nello spazio aereo internazionale.

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Chiara Gentili

di Redazione

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