Libia: duro colpo per Haftar, il governo di Tripoli riconquista Gharyan

Pubblicato il 27 giugno 2019 alle 11:44 in Africa Libia

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Le forze alleate del governo di Tripoli, riconosciuto dall’ONU, hanno riferito di aver riconquistato Gharyan, città strategica a sud della capitale e base avanzata dell’Esercito nazionale libico (LNA), guidato dal generale Khalifa Haftar. L’uomo forte di Tobruk, tuttavia, ha negato l’accaduto, sostenendo che la situazione è sotto controllo e che i combattimenti continuano ancora.

Un portavoce del Governo di Accordo Nazionale (GNA) di Tripoli, Mustafa al-Mejii, ha annunciato, giovedì 27 giugno: “Abbiamo ripreso Gharyan”. Decine di combattenti pro-Haftar sono stati uccisi e circa 18 sono stati fatti prigionieri, secondo quanto sostenuto dall’uomo. “Gharyan è una città decisamente strategica ed è stata usata, dalle forze del comandante Haftar che lottano per la presa di Tripoli, come importante polo di supporto operativo a fianco della città di Tarhunah”, ha dichiarato il corrispondente di Al Jazeera da Tripoli, Abdel Wahed.

La rivendicazione del governo di Tripoli arriva dopo che il portavoce delle forze di Haftar ha accusato alcune “cellule dormienti” di aver permesso al GNA di entrare in una parte di Gharyan, a 80 chilometri a sud-est della capitale, senza tuttavia ammettere la perdita della città. Diversi testimoni locali hanno riferito all’agenzia di stampa Reuters che le truppe del Governo di Accordo Nazionale si sono impadronite delle principali postazioni dell’LNA a Gharyan, sequestrandone veicoli e altre attrezzature. La città ospita anche gli ospedali sul campo delle forze di Haftar e riceve i rifornimenti provenienti dai territori libici ad est.

L’Esercito Nazionale Libico ha posizionato una base per gli elicotteri fuori da Gharyan. Sui social media circolano già immagini delle forze del GNA che perlustrano la città e di prigionieri identificati come combattenti di Haftar. Il portavoce del governo di Tripoli, Mejii, ha descritto la presa di Gharyan “una vittoria significativa” e si aspetta che l’esercito del comandante Haftar “collassi da un momento all’altro”. Il corrispondente di Al Jazeera in Libia ha riferito: “Fonti militari del governo sostengono di aver catturato diverse postazioni strategiche nella città, incluso il commando centrale delle forze di Haftar usato per postare avanti l’assedio di Tripoli”.

La campagna contro la capitale è stata lanciata da Gharyan e da Tarhunah. Se ad Haftar fosse effettivamente rimasta una sola città nella Libia occidentale, potrebbe essere un duro colpo per il suo esercito. Nel frattempo, anche a sud di Tripoli, il comandante di Tobruk starebbe perdendo alcuni punti chiave, come vecchi aeroporti inattivi o i quartieri di Ain Zara e Khallat Farjan.

Il generale Khalifa Haftar, dopo aver preso parte alle rivolte contro l’ex dittatore Muammar Gheddafi, è emerso nel maggio 2014 al momento del lancio dell’Operation Dignity, un’offensiva per liberare la Libia ed eliminare tutti gruppi armati e i militanti estremisti. Dopo una rapida avanzata da est verso i territori meridionali, Haftar è risalito a nord e ha conquistato Gharyan il 2 aprile, due giorni prima dell’operazione contro la capitale, dove è situato il Governo di Accordo Nazionale.

L’attacco contro Tripoli è stato sferrato il 4 aprile e l’offensiva è ancora in corso. Da parte sua, il governo della capitale, presieduto da Fayez al-Serraj, ha risposto con l’operazione “Vulcano di rabbia”, iniziata il 7 aprile e finalizzata ad “eliminare da tutte le città libiche gli aggressori e le forze illegittime”, oltre a difendere la capitale dall’avanzata dell’Esercito Nazionale Libico di Haftar (LNA). Dal 4 aprile ad oggi, gli scontri di Tripoli hanno causato la morte di 691 persone, tra cui 41 civili, secondo le stime dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Il numero dei feriti ammonta a 4.012, di cui 135 sono civili. Inoltre, oltre a circa 94.000 libici sono state costrette ad abbandonare la città,a causa delle violenze.

La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a raggiungere una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato da Fayez al-Serraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Khalifa Haftar, a capo dell’Esercito Nazionale Libico (LNA). Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Al Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. Il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.

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Chiara Gentili

di Redazione

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