La Nigeria investe nel rinnovabile, ma mantiene il baratto

Pubblicato il 27 giugno 2019 alle 19:46 in Africa Nigeria

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Il fornitore di soluzioni per l’energia rinnovabile della Nigeria, Anergy, ha raccolto 9 milioni di dollari tramite una serie di finanziamenti volti ad implementare il settore. Allo stesso tempo, nel Sud del Paese, si utilizza la tecnica del baratto per combattere l’inflazione.   

La raccolta fondi per il rinnovabile è stata guidata dalla Breakthrough Energy Ventures con la partecipazione del Norwegian Investment Fund per i Paesi in via di sviluppo. I sistemi di energia rinnovabile che verranno implementati sono quelli distribuiti dalla Arnergy, che sfruttano una combinazione di energia solare, soluzioni innovative per lo stoccaggio e tecnologie di gestione remota. Tali sistemi sono stati pensati per affrontare i problemi legati all’intermittenza e all’affidabilità della rete elettrica nel Paese. Dal suo lancio, Arnergy ha raggiunto oltre 2 MW di potenza elettrica installata e oltre 5 MWh di capacità di storage  a clienti sparsi in tutta la Nigeria.

La Breakthrough Energy Coalition è un gruppo mondiale di 28 investitori provenienti da 10 Paesi, che sono impegnati a finanziare le società di energia pulita emergenti. La nascita del gruppo è stata annunciata alla Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici del 2015. La Breakthrough Energy Coalition ha creato Breakthrough Energy Ventures, un fondo guidato dagli investitori, per costruire nuove società all’avanguardia che possano portare avanti gli obiettivi dell’organizzazione.  

La Nigeria ha il PIL più alto dell’Africa ed è caratterizzata da un’economia in crescita. Il rinnovabile, tuttavia, rappresenta un nuovo orizzonte per il Paese, contraddistinto per l’estrema rilevanza del settore petrolifero, soprattutto nella regione meridionale, dove il fiume Niger sfocia nel mare. La presenza di greggio è stata scoperta, per la prima volta, nel 1956 ad Olobiri, una piccola comunità nello stato di Bayelsa, nella regione orientale del delta del Niger.  La Nigeria è quindi entrata a far parte dell’OPEC nel 1971.

Il settore petrolifero, oggi, rappresenta il 10% del PIL del Paese e le esportazioni di greggio contano l’83% dei proventi totali delle vendite all’estero. Oltre al petrolio, la Nigeria è ricca di gas, stagno, ferro, carbone, calcare, niobio, piombo e zinco. Le risorse del Paese si concentrano nella regione del delta del Niger, dove lo sfruttamento del sottosuolo e la mancata redistribuzione dei proventi del settore hanno innescato una serie di problemi tra il governo centrale e le popolazioni locali, specialmente per quello che riguarda le etnie Ogoni, Ijaw e Itsekiri.

Tuttavia, i problemi della regione meridionale del Paese vengono affrontati in diversi modi. I commercianti dei mercati di Calabar, nel Sud della Nigeria, per esempio, stanno utilizzando la tecnica del baratto per combattere il fenomeno crescente dell’inflazione. L’antica pratica è stata avviata nel 1956 nella capitale dello Stato orientale di Cross River e continua ad essere utilizzata, per evitare di detenere moneta, dati i rischi di svalutazione. “Sono stato in questo mercato per circa 20 anni, vengo qui per trovare merci diverse, foglie d’acqua, pervinche, pesci, verdure, li prenderò e scambierò con quello che ho”, ha dichiarato un abitante locale.

I residenti dicono che di solito accettano denaro quando arrivano turisti a vistare la regione o quando vendono i loro prodotti al di fuori della comunità. Il tale area, i contanti vengono utilizzati unicamente per pagare bollette e tasse scolastiche. Secondo il leader di Akpabuyo, una delle diciotto aree in cui è suddiviso lo stato di Cross River, “il commercio tramite baratto non potrà mai essere abolito qui nello Stato di Cross Rivers, in quanto ad Akpabuyo c’è il mercato di Esuk Mba. Non possiamo abolire il sistema lì”. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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