Egitto: 8 persone della Fratellanza Musulmana arrestate, “cospiravano contro lo Stato”

Pubblicato il 27 giugno 2019 alle 10:04 in Africa Egitto

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In Egitto, 8 persone sono state arrestate dalle autorità del Cairo con l’accusa di appartenere alla Fratellanza Musulmana e di contribuire a finanziare un complotto per il rovesciamento dello Stato.

Tra gli imputati, ci sono uomini d’affari, giornalisti e personaggi politici che, al momento, sono stati sottoposti a detenzione temporanea per 15 giorni. L’organizzazione umanitaria Amnesty International ha definito gli arresti “agghiaccianti” e motivati da ragioni politiche.

Secondo quanto riferito da una fonte giudiziaria, la detenzione per gli 8 individui sospettati è stata stabilita dopo che la polizia egiziana, sotto indicazione del Ministero dell’Interno, aveva fatto irruzione in 19 aziende dislocate tra Il Cairo, Alessandria ed Ismaila. Le incursioni nei locali delle imprese erano state effettuate in seguito al sospetto che stessero finanziando “un complotto intento a rovesciare lo Stato e le sue istituzioni”, si legge nella dichiarazione del Ministero. “Gli uomini”, aggiunge, “insieme ad altri gruppi che pretendevano di rappresentare forze politiche civili, facevano parte di un piano per cercare di attuare azioni violente e provocare disordini contro lo Stato”.

Un totale di 250 milioni di sterline egiziane (15 milioni di dollari) è stato sequestrato durante i raid. Il governo del Cairo non ha rivelato dettagli sul tipo di aziende prese di mira dalle forze dell’ordine, ma ha sostenuto che fossero affiliate al movimento dei Fratelli Musulmani, inserito dalle autorità nella lista delle organizzazioni terroristiche.

Anche il noto avvocato egiziano per i diritti umani, Zyad el-Elaimy, è tra gli arrestati. Stava visitando un amico a Maadi, un sobborgo del Cairo, quando la polizia lo ha preso e portato via, ha detto sua madre, Ekram Youssef. Elaimy aveva svolto un ruolo chiave all’interno del movimento a favore della caduta del dittatore Hosni Mubarak, nel 2011, e successivamente, aveva lavorato per un anno come parlamentare. Un altro detenuto, Hassan Barbary, è stato accusato di aderire e finanziare organizzazioni terroristiche, ha reso noto la Commissione egiziana per i diritti e le libertà. Altri due, sono stati ritenuti responsabili della diffusione di notizie false.

Amnesty International ha denunciato le autorità egiziane per la loro “sistematica persecuzione e brutale repressione su chiunque osi criticarli”. “Questi episodi non lasciano dubbi sulla visione delle autorità per quanto riguarda la vita politica in Egitto, una prigione a cielo aperto senza opposizione, critiche o rapporti indipendenti consentiti”, ha detto la direttrice dell’organizzazione a capo del gruppo per il Nord Africa, Magdalena Mughrabi. Il governo del Cairo, da parte sua, non ha ancora risposto a tali accuse.

Nonostante le denunce avanzate dalle organizzazioni che difendono i diritti umani, come Amnesty International, l’Egitto continua a godere del supporto di numerosi alleati, sia tra i Paesi arabi sia tra quelli occidentali, i quali lo considerano un baluardo contro la militanza islamista. Il presidente americano, Donald Trump, ad esempio, ha definito al-Sisi “una persona fantastica”, mentre il segretario di Stato, Mike Pompeo, ha lodato le sue politiche nel corso di una visita al Cairo nel mese di gennaio.

Al-Sisi è salito al potere a seguito della cacciata dell’ex presidente Mohamed Morsi, esponente della Fratellanza Musulmana in Egitto, destituito il 3 luglio 2013. Da quel momento, le autorità del Cairo hanno iniziato a lanciare una dura repressione contro il movimento e contro chiunque si opponesse alle politiche del nuovo governo. Per giustificare le sue azioni, Al-Sisi sostiene che le repressioni fanno parte della dura campagna per combattere il terrorismo nel Paese. Dopo una vita passata in prigione, l’ex presidente Morsi è deceduto qualche giorno fa, il 17 giugno, a causa di un malore che lo ha colpito mentre veniva giudicato in Tribunale, davanti alla corte, per le accuse di spionaggio rivolte contro di lui fin dal 2013.    

Tra le diverse organizzazioni terroriste attive in Egitto, Fratellanza Musulmana è il movimento islamista più antico del Paese, finalizzato a plasmare una società governata dalla legge islamica. È stato fondato nel 1928, ma ha rinunciato a qualsiasi uso della violenza negli anni ’70, per abbracciare ideali democratici, sebbene alcuni rami locali e alcuni ex membri siano stati coinvolti in operazioni terroristiche. Il movimento è stato poi bandito nel 2013 in seguito alla presa del potere dall’attuale leader egiziano Abdel Fattah al-Sisi, che ha lanciato una dura repressione contro la Fratellanza, dichiarata organizzazione terroristica nel dicembre 2013. Insieme ad al-Sisi, nel mese di aprile 2019 l’amministrazione del presidente americano, Donald Trump, stava spingendo per inserire la Fratellanza Musulmana nella lista delle organizzazioni terroristiche.

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Chiara Gentili

di Redazione

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