USA-Corea del Nord: l’estensione delle sanzioni è un “atto di ostilità”

Pubblicato il 26 giugno 2019 alle 11:20 in Corea del Nord USA e Canada

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La Corea del Nord ha criticato la decisione americana di estendere le sanzioni contro Pyongyang, considerandole uno schiaffo ai progressi che erano stati fatti l’anno scorso al vertice di Singapore, il 12 giugno 2018, e interpretandole come un ulteriore atto di ostilità.

La scorsa settimana, la Casa Bianca ha esteso di un anno sei ordini esecutivi riguardanti le sanzioni imposte ai programmi missilistici e nucleari della Corea del Nord. La decisione è stata definita, da un portavoce del Ministero degli Esteri di Pyongyang, rimasto anonimo, “una manifestazione di un estremo atto di ostilità”. Tale dichiarazione è apparsa, mercoledì 26 giugno, sull’agenzia di stampa ufficiale della Corea del Nord, la Korean Central News Agency. Il portavoce ha altresì accusato Washington di “diffamare brutalmente” il governo di Pyongyang pubblicando rapporti sul traffico di esseri umani e sui livelli di libertà religiosa nel Paese asiatico. “Non esiteremo a mostrare i denti e a premere il grilletto per difenderci se dovessero calpestare la nostra sovranità”, ha affermato il funzionario nordcoreano.

Domenica 23 giugno, il segretario di Stato Mike Pompeo aveva sottolineato che più dell’80% dell’economia della Corea del Nord risulta afflitta da sanzioni. Tuttavia, l’11 giugno il presidente Donald Trump aveva ricevuto dall’omologo Kim Jong Un una lettera, dal contenuto ancora ignoto, da lui definita “bellissima”, segnale del fatto che “a breve potrebbe accadere qualcosa di molto positivo tra i due Paesi”. Si aspetta a questo punto il terzo vertice bilaterale tra Washington e Pyongyang, previsto presumibilmente verso la fine dell’anno. Tali incontri sono finalizzati a indurre la Corea del Nord a rinunciare completamente allo sviluppo di armi nucleari, nonostante gli analisti siano sfiduciati in merito alle reali intenzioni del Paese asiatico. Secondo Pyongyang, i test missilistici sono necessari all’auto-difesa e non violano il diritto internazionale.

Nel 2017, la Corea del Nord ha eseguito una serie di test missilistici nucleari che hanno fatto crescere la preoccupazione a livello internazionale. Il 4 e il 28 luglio 2017, Pyongyang aveva lanciato i suoi primi due missili balistici intercontinentali, il 3 settembre, aveva sperimentato una bomba all’idrogeno e, il 29 novembre, aveva dichiarato di aver miniaturizzato i suoi dispositivi militari, per renderli idonei a lanciare un missile nucleare contro gli Stati Uniti. Per tentare di fermare tale sviluppo, le Nazioni Unite e gli Stati Uniti avevano più volte imposto una serie di sanzioni sempre più restrittive su Pyongyang, limitandone le importazioni e le esportazioni in numerosi settori, fra i quali quello del petrolio, tentando così di convincere le autorità del Paese a sedersi al tavolo delle trattative. Kim Jong-un, nel suo discorso di fine anno del 2017, aveva comunicato il suo desiderio di vedere gli atleti nordcoreani prendere parte alle Olimpiadi Invernali di febbraio 2018 in Corea del Sud, dando il via, in questo modo, all’apertura del dialogo con Seoul e, più tardi, con gli Stati Uniti. 

In tale contesto, lo storico summit tra il leader nordcoreano, Kim Jong-un, e il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, avvenuto il 12 giugno 2018 a Singapore, si era concluso con una promessa reciproca di collaborazione al fine di smantellare il programma nucleare della potenza asiatica, sospendere il regime sanzionatorio e cominciare un processo di pace nella regione.

Tuttavia, i progressi da allora sono stati irregolari. In occasione del secondo incontro tra i due vertici, avvenuto il 28 febbraio dell’anno successivo, i colloqui tra le due parti erano crollati inaspettatamente a causa di un disaccordo sulle sanzioni economiche. Trump e Kim, accompagnati dalle rispettive delegazioni avevano lasciato il loro sito di incontro nella capitale del Vietnam senza sedersi per un pranzo programmato o partecipare a una cerimonia di firma. Le sanzioni e il ritiro del personale nordcoreano sono stati visti come una battuta d’arresto nella distensione del clima regionale. Inoltre, tali eventi avrebbero indebolito i tentativi del presidente della Corea del Sud, Moon Jae-in, di migliorare i rapporti con Pyongyang. 

Alle domande relative alla possibilità di cancellare le sanzioni contro la Corea del Nord, Trump non ha risposto, ma ha sottolineato che gli Stati Uniti e la Corea del Sud hanno discusso come risolvere, prima, “alcune questioni umanitarie”. 

Bolton aveva dichiarato, il 22 maggio, che le recenti attività missilistiche della Corea del Nord avevano “senza dubbio” violato le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell’ONU. “La sua dichiarazione è molto più che ignorante”, ha replicato un portavoce del Ministero degli Esteri della Corea del Nord. “Le nostre esercitazioni militari non hanno preso di mira nessuno né messo in pericolo i Paesi circostanti, ma Bolton ci accusa di aver violato ‘delle risoluzioni’, mettendo impudentemente il naso in questioni interne”, ha poi aggiunto. La Corea del Nord, il 4 maggio, aveva lanciato numerosi vettori a corto raggio dalla costa orientale in direzione del mar del Giappone, in un clima di rinnovate tensioni dopo lo stallo delle trattative con Washington per la denuclearizzazione. Un secondo test con missili a corto raggio era stato effettuato il 9 maggio. I missili testati hanno seguito una traiettoria a bassa quota e le autorità americane, insieme a quelle di Seul, hanno sospettato che si trattasse di “missili balistici”. Un’esercitazione militare con tali armamenti sarebbe risultata nella violazione di alcune risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell’ONU.

Pyongyang afferma di aver sospeso i test nucleari e il lancio di missili balistici a lungo raggio e ha conseguentemente cominciato ad esercitare pressioni per la cancellazione delle sanzioni USA che affliggono il Paese. Tuttavia, la controparte americana sostiene che la Corea del Nord non abbia fatto passi in avanti significativi, per quanto riguarda lo smantellamento del proprio programma di armamento nucleare. Il fine ultimo di questo lungo percorso per Seul e Washington è la totale de-nuclearizzazione del regime di Kim Jong-un. 

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Chiara Gentili

di Redazione

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