ONU smonta l’indagine saudita sull’omicidio Khashoggi

Pubblicato il 26 giugno 2019 alle 20:19 in Arabia Saudita Medio Oriente

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Agnes Callamard, inviata speciale delle Nazioni Unite per le esecuzioni extragiudiziali, ha fortemente criticato la credibilità dell’indagine saudita sull’uccisione del giornalista Jamal Khashoggi.

Callamard, che ha presentato il suo rapporto sull’uccisione del giornalista saudita, mercoledì 26 giugno, ha dichiarato che l’indagine non ha ricercato i mandanti dell’omicidio, aggiungendo che il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman e altri alti funzionari dovrebbero essere stati quantomeno considerati dalla ricerca. “Le indagini condotte dalle autorità saudite non sono riuscite ad affrontare la catena di comando”, ha riportato la Callamard al Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite.

Nel suo rapporto di 100 pagine la Callamard afferma che l’uccisione di Khashoggi ha costituito un’esecuzione stragiudiziale premeditata per la quale la leadership dell’Arabia Saudita deve essere considerata responsabile. Il rapporto ha anche concluso che il principe ereditario saudita dovrebbe essere interrogato su tali eventi. La comunità internazionale ha reagito a tale rapporto con sdegno. Il primo ministro britannico, Theresa May, ha dichiarato che vuole chiarire la responsabilità per questo omicidio. “Vogliamo chiarire chi ha la responsabilità di questo orribile omicidio. Ci aspettiamo che l’Arabia Saudita intraprenda le azioni necessarie per garantire che tali violazioni delle leggi internazionali e nazionali non possano ripetersi”, ha affermato May in Parlamento.

A novembre del 2018, la CIA aveva concluso un’indagine il cui risultato indicava che l’omicidio di Khashoggi a Instanbul era stato ordinato dal principe ereditario saudita, Mohammed bin Salman, una scoperta che andava in aperta contraddizione delle dichiarazioni di quest’ultimo. Gli Stati Uniti avevano deciso di imporre sanzioni economiche nei confronti di 17 funzionari sauditi per il loro ruolo nell’uccisione del giornalista saudita Jamal Khashoggi. Le sanzioni del Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti sono state la prima risposta concreta dell’amministrazione Trump all’omicidio di Khashoggi, avvenuta nel consolato saudita in Turchia, il 2 ottobre. Tra gli individui implicati vi erano Saud al-Qahtani, il quale è stato rimosso dalla sua posizione di primo ministro nel regime del principe ereditario Mohammed bin Salman, così come il console generale saudita, Mohammad al-Otaibi, e alcuni membri della squadra di 15 persone identificata dalla Turchia come coinvolta nell’omicidio.

In un primo momento, Riad aveva negato ogni responsabilità per la scomparsa del famoso critico, sostenendo che l’editorialista del Washington Post aveva lasciato l’edificio indenne. In seguito, l’Arabia Saudita aveva ammesso che Khashoggi era effettivamente stato ucciso all’interno del suo consolato, precisando che l’uomo era morto in seguito a una rissa. Riad aveva nuovamente cambiato versione, affermando che il governo saudita voleva convincere il giornalista a tornare in patria, come parte di una campagna volta a prevenire che gli oppositori del Paese venissero ingaggiati dai nemici. Per questo motivo, il vice presidente dell’Intelligence saudita, Ahmed al-Asiri, aveva costituito un gruppo di 15 persone, inviandolo a Istanbul per incontrare il giornalista e convincerlo a tornare in Arabia Saudita.

Secondo il piano, il team avrebbe dovuto trattenere Khashoggi in una casa sicura, fuori Istanbul, per un certo periodo di tempo, ma l’accordo era di rilasciarlo se, alla fine, l’uomo si fosse opposto a tornare in patria. Nonostante ciò, un funzionario saudita ha dichiarato che la situazione è degenerata sin dall’inizio, in quanto il gruppo ha ignorato gli ordini e ha utilizzato la violenza, trattenendo Khashoggi per il collo, coprendogli la bocca per evitare che urlasse e provocando così la sua morte. L’Arabia Saudita ha affermato che l’omicidio è stato portato a termine da una squadra di quindici agenti sauditi, ma sostiene che si sia trattato di un’operazione “canaglia” e che la leadership del Regno, in realtà, non fosse stata messa al corrente di tale iniziativa. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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