Oman pronto ad aprire ambasciata in Palestina

Pubblicato il 26 giugno 2019 alle 18:19 in Oman Palestina

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Lo Stato dell’Oman ha reso noto, mercoledì 26 giugno, di aver deciso di voler aprire un’ambasciata nei territori palestinesi a supporto della loro causa. “A seguito del suo sostegno al popolo palestinese, il Sultanato dell’Oman ha deciso di aprire una missione diplomatica a livello di ambasciata nello Stato di Palestina”, ha riferito il Ministero degli Esteri con una dichiarazione su Twitter.

L’Oman svolge un ruolo da mediatore importante nella normalizzazione araba con Israele. Il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ha effettuato una visita a sorpresa a Muscat, ad ottobre 2018, prima del suo tour di alto livello negli Emirati Arabi Uniti. Israele intrattiene piene relazioni diplomatiche con Egitto e Giordania, ma le relazioni con gli altri Stati arabi della regione sono in crescita.

In questi giorni, in Bahrein, è in atto una conferenza per discutere gli aspetti economici del piano di pace tra Israele e Palestina, elaborato dall’amministrazione americana. Secondo quanto emerso dal primo giorno di summit, martedì 25 giugno, la presidenza Trump lancerà un piano di spesa da 50 miliardi di dollari per risolvere la controversia. La leadership palestinese ha più volte sottolineato il suo disprezzo per il piano USA, che è in via di realizzazione da circa due anni e non ha previsto la consultazione delle autorità o della popolazione palestinese. La strategia per la pace tra Israele e Palestina è stata definita “l’Accordo del Secolo” ed è stata presentata a Manama durante i due giorni di incontro sul workshop “Peace to Prosperity”, organizzato tra il 25 e il 26 giugno. Tuttavia, gli aspetti politici del progetto sono rimasti segreti. Inoltre, né il governo israeliano né quello palestinese stanno partecipando all’evento di Manama e il Libano e l’Iraq hanno preso, a loro volta, le distanze da tale iniziativa. Il presidente dell’Autorità Palestinese, Mahmoud Abbas, che porta avanti un limitato autogoverno nella Cisgiordania, ha più volte sottolineato il proprio scetticismo riguardo alle prospettive di successo del cosiddetto “Accordo del Secolo”. “Il denaro è importante. L’economia è importante. Ma la politica è più importante. La soluzione politica è più importante”, ha dichiarato Abbas.

Per decenni l’Oman ha mantenuto un fragile equilibrio diplomatico, rapportandosi con l’Arabia Saudita, con l’Iran e con il resto dei membri del Consiglio di Cooperazione del Golfo (CCG) senza prendere parte ai violenti scontri regionali. Il Sultanato dell’Oman è stato spesso descritto come “intermediario” o “oasi di pace e stabilità” per la sua neutralità e il suo ruolo di mediatore nelle contese regionali e internazionali. Tuttavia, la tradizionale posizione dell’Oman potrebbe essere compromessa dalle crescenti tensioni geopolitiche della stessa regione. La crisi diplomatica tra Arabia Saudita e Qatar e la decisione del presidente americano Donald Trump di ritirarsi dall’accordo nucleare iraniano hanno innescato cambiamenti impressionanti nella penisola arabica.  

L’Oman ha adottato, anche in passato, politiche impensabili per gli altri Stati del Golfo Arabo. Ad esempio, ha sostenuto il trattato di pace dell’Egitto con Israele nel 1979 e ha aderito alla Dottrina Carter a favore dell’intervento militare statunitense nel Golfo Persico, nel 1980. Muscat, la capitale dell’Oman, ha sostenuto queste politiche durante gli anni ’80, anche dopo l’adesione al Consiglio del Golfo, dove altri membri dell’organizzazione si sono opposti o hanno rifiutato di approvare tali politiche pubblicamente.

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Chiara Gentili

di Redazione

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