Libia: i dettagli della nuova iniziativa per promuovere la pace

Pubblicato il 26 giugno 2019 alle 12:25 in Africa Libia

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L’Alleanza delle Forze nazionali libiche (NFA), formata da diverse organizzazioni politiche e ONG, insieme ad altre parti interessate, ha proposto un’iniziativa che mira a porre fine ai combattimenti di Tripoli e auspica un ritorno ai regolari processi politici.

L’alleanza è stata creata nel febbraio 2012 e include circa 236 organizzazioni non governative e più di 280 attori indipendenti. Ha carattere tendenzialmente liberale e promuove un Islam moderato e la formazione di uno Stato democratico e civile.

Il presidente nell’NFA, Mahmoud Jibril, ha dichiarato, martedì 25 giugno, che l’iniziativa parte dal presupposto che, per arrestare i continui scontri nei pressi della città di Tripoli e nel resto del Paese, è necessario che qualsiasi cessate il fuoco sia accompagnato da un adeguato processo politico dove tutte le parti in causa vengano coinvolte. “Il primo passo del programma è invitare le forze del generale Khalifa Haftar a creare una zona di sicurezza che permetta ai corridoi umanitari di portare assistenza alle persone intrappolate nelle aree di conflitto. Tale zona può rimanere attiva per un mese o più e, durante questo periodo, l’obiettivo principale sarà quello di creare una forza congiunta di 10.000 uomini, formata da membri del governo di Tripoli e da quelli dell’Esercito nazionale libico di Haftar (LNA)”, ha reso noto Jibril.

Il presidente dell’Alleanza ha poi aggiunto che, se concordato, la forza congiunta sarà sottoposta all’autorità di un organo civile indipendente e collaborerà con le truppe del commando americano nel continente africano (AFRICOM) e con quelle dell’Unione Europea per combattere il terrorismo e la migrazione clandestina. L’iniziativa dovrebbe altresì favorire la neutralità delle istituzioni finanziarie e monetarie in Libia, provvedendo alla creazione di una commissione di monitoraggio della spesa pubblica e degli investimenti, in coordinamento con la comunità internazionale.

“La seconda parte del programma prevede di organizzare incontri e conferenze che possano garantire il cessate il fuoco e aprire la strada a una soluzione politica. La Camera dei Rappresentati, l’Alto Consiglio di Stato e le altre parti interessate dovranno partecipare alla riunione per elaborare un percorso che porti alla stesura di una Costituzione e alla programmazione di nuove elezioni. La seconda conferenza, invece, sarà di tipo sociale ed economico e dovrà discutere della distribuzione della ricchezza in Libia e degli sforzi di ricostruzione nazionali”, ha specificato ulteriormente Jibril. Secondo le indicazioni del presidente dell’Alleanza, una terza riunione potrebbe essere indetta per riflettere sulla costituzione di un esercito nazionale e sulla realizzazione di istituzioni di sicurezza, facendo confluire le varie fazioni armate in un’unica forza militare regolare.

“I risultati dell’iniziativa saranno contenuti in un documento che verrà discusso ad una Conferenza nazionale libica, sotto gli auspici delle Nazioni Unite. Le varie potenze mondiali dovrebbero supportare gli sforzi dell’Alleanza e mostrare di voler dare un contributo effettivo agli esiti della conferenza, qualora essa dovesse essere realmente indetta”, ha concluso Jibril.

Tuttavia, l’Alleanza delle forze nazionali libiche e il suo presidente sono stati aspramente criticati, in passato, per non aver condannato l’assedio di Tripoli da parte di Haftar. Il 4 aprile, il comandante libico, dopo aver conquistato la regione instabile del Fezzan, nel Sud del Paese, ha sferrato un attacco contro la capitale, avviando un’offensiva che è ancora in corso. Da parte sua, il governo della capitale, presieduto da Fayez al-Serraj, ha risposto con l’operazione “Vulcano di rabbia”, iniziata il 7 aprile e finalizzata ad “eliminare da tutte le città libiche gli aggressori e le forze illegittime”, oltre a difendere la capitale dall’avanzata dell’Esercito Nazionale Libico di Haftar (LNA). Dal 4 aprile ad oggi, gli scontri di Tripoli hanno causato la morte di 691 persone, tra cui 41 civili, secondo le stime dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Il numero dei feriti ammonta a 4.012, di cui 135 sono civili. Inoltre, oltre a circa 94.000 libici sono state costrette ad abbandonare la città,a causa delle violenze.

 La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a raggiungere una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato da Fayez al-Serraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Khalifa Haftar, a capo dell’Esercito Nazionale Libico (LNA). Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Al Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. Il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.    

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Chiara Gentili

di Redazione

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