Egitto: nuovi attacchi contro la polizia nel Sinai del Nord

Pubblicato il 26 giugno 2019 alle 9:55 in Africa Egitto

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Un gruppo di militanti ha attaccato tre posti di blocco della polizia egiziana nella Penisola settentrionale del Sinai, martedì 25 giugno, uccidendo almeno 6 agenti e ferendone altri 8.

Funzionari della sicurezza hanno riferito che, nello scontro che ne è seguito, sono morti 4 uomini del commando, responsabili dell’attacco, incluso l’attentatore suicida che si era fatto esplodere in uno dei checkpoint colpiti. L’episodio si è verificato nella città costiera di al-Arish, capoluogo del Governatorato del Sinai del Nord, nell’Egitto settentrionale. La città è nota perché da qui parte l’Arab Gas Pipeline, un gasdotto che arriva fino alla città libica di Tripoli. I funzionari egiziani, non essendo autorizzati a fornire informazioni ai media, hanno parlato in condizione di anonimato.

Nessun gruppo terroristico ha finora rivendicato gli attentati, sebbene sia piuttosto evidente l’impronta dell’ISIS.

Il Sinai del Nord, l’area della penisola situata nell’Egitto Nord-orientale e zona di congiunzione tra i continenti africano ed asiatico, è teatro da anni di operazioni militari. Nel Paese, sono due i gruppi terroristici, affiliati dello Stato Islamico, che rappresentano la minaccia maggiore alla sicurezza dello Stato. Si tratta dell’ISIL-Sinai Province (ISIL SP) e dell’Islamic State Egypt (IS Egypt), oltre a gruppi come Harakat Sawa’d Misr (HASM) e Liwa al- Thawra. Il peggior attacco terroristico nella storia dell’Egitto ha avuto luogo il 24 novembre 2017 in una moschea Sufi nel Nord Sinai ed ha causato la morte di oltre 312 civili.

Il 9 febbraio 2018, il governo egiziano ha lanciato la campagna chiamata Comprehensive Operation – Sinai 2018 con l’obiettivo di abbattere i ribelli islamisti insieme a tutte le altre attività criminali che mettono in pericolo la sicurezza e la stabilità del Paese. Nonostante il presidente avesse promesso che l’operazione “si sarebbe conclusa il prima possibile”, gli scontri continuano a verificarsi. Le iniziative, tuttavia, stanno avendo successo, permettendo di distruggere grandi quantità di infrastrutture e materiale militare appartenenti ai terroristi. L’esercito afferma che più di 650 sospetti jihadisti sono stati uccisi dal lancio dell’offensiva, costando la vita a più di 45 soldati egiziani. 

Le organizzazioni per la difesa dei diritti umani denunciano da sempre i gravi soprusi commessi ai danni della popolazione civile. Nel corso degli anni, i militanti islamici hanno ripetutamente attaccato le forze di sicurezza egiziane nonché rapito e torturato decine di residenti. Anche le forze di sicurezza hanno preso di mira i residenti del Sinai arrestando migliaia di persone o “facendole sparire” a decine, secondo quanto si legge nel rapporto di Human Rights Watch. Bambini di 12 anni, ad esempio, sono stati catturati durante incursioni di routine e detenuti all’interno di prigioni segrete.

Le insurrezioni nella regione si sono intensificate dopo la cacciata dell’ex presidente islamista Mohamed Morsi, il 3 luglio 2013. Da allora, centinaia di poliziotti e soldati sono stati uccisi negli attacchi dei militanti.

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Chiara Gentili

di Redazione

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