La Sea Watch 3 ancora in mare: si attende la Corte Europea dei Diritti Umani

Pubblicato il 25 giugno 2019 alle 16:11 in Immigrazione Italia

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La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) ha annunciato di aver ricevuto un appello dai passeggeri che si trovano a bordo della nave Sea Watch 3, ferma in mare da 13 giorni. L’Italia e Malta, tuttavia, confermano che non accetteranno lo sbarco dei 42 migranti a bordo.  

La CEDU ha inviato una serie di domande sia alla Sea Watch 3 sia al governo italiano, per chiarire le condizioni delle persone a bordo della nave che ha recuperato, il 12 giugno scorso, un gruppo di migranti, partiti dalla Libia, che si trovava in difficoltà in acque internazionali. Da allora, l’imbarcazione si trova a largo di Lampedusa, in attesa dell’autorizzazione allo sbarco. L’equipaggio ha quindi sottolineato le gravi condizioni di vita sulla Sea Watch 3, dopo quasi due settimane che le 42 persone soccorse in mare vivono sul ponte della nave, con poco spazio e sottoposti a temperature sempre più alte. I regolamenti della CEDU consentono alla Corte di chiedere all’Italia di adottare quelle che sono definite “misure urgenti”, in caso queste siano necessarie “a prevenire gravi e irrimediabili violazioni dei diritti umani”. Il parere della Corte Europea è atteso nella giornata di martedì 25 giugno. 

Da parte sua, il ministro dell’Interno e vice-premier, Matteo Salvini, continua a sostenere l’estraneità dell’Italia a tali eventi. “Qualunque cosa ci dirà Strasburgo noi andremo avanti. Può anche arrivare la regina di Svezia, a me non interessa: questa è una nave illegale, una nave pirata, nave abusiva”, ha dichiarato il leader della Lega. “La Sea Watch è una nave olandese di proprietà di una ONG tedesca, il problema quindi non è nostro, decidano tra Amsterdam e Berlino”, ha aggiunto Salvini. Intanto, martedì 25 giugno, la pagina facebook dell’organizzazione Forum Lampedusa Solidale ha diffuso un video dei migranti della Sea Watch 3 che fanno appello all’umanità di tutte le persone a terra e chiedono di scendere dall’imbarcazione. “Immaginate come deve sentirsi una persona che è scappata dalle carceri libiche e che ora si trova sui, costretta in uno spazio angusto, seduta o sdraiata senza potersi muovere. Inevitabilmente rischia di sentirsi male”, ha riferito nel video Hermann, uno dei 42 migranti. “Non ce la facciamo più, la barca è piccola e non possiamo muoverci. Non c’è spazio. L’Italia non ci autorizza a sbarcare, chiediamo il vostro aiuto, chiediamo l’aiuto delle persone a terra. Pensateci perché qui non è facile”, ha poi aggiunto. 

Nonostante la situazione delicata, il ministro degli Interni mantiene la linea dura. “La Sea Watch in Italia non ci arriva, possono stare lì fino a Natale. In 13 giorni se avessero avuto veramente a cuore la salute dei migranti sarebbero andati e tornato dall’Olanda», sottolinea Salvini. Da parte sua, la comandante della nave, la tedesca Carola Rackete, ha sottolineato che nessuno ha autorizzato lo sbarco e le autorità di Malta, Italia e Olanda non collaborano. La Tunisia, invece, non ha una normativa che tuteli i rifugiati. Se la Sea Watch dovesse comunque dirigersi verso un porto italiano, le conseguenze legali potrebbero essere rilevanti. “C’è il decreto Sicurezza bis che prevede per chi viola certe regole il sequestro della nave e una multa fino a 50 mila euro. Se uno passa con il semaforo rosso sa di commettere un illecito e risponde del suo comportamento”, ha dichiarato Salvini. Il comandante della nave, tuttavia, ha sottolineato che i migranti minacciano lo sciopero della fame e di buttarsi dal ponte. “Sto aspettando cosa dirà la Corte europea dei diritti dell’uomo. Poi non avrò altra scelta che sbarcarli a Lampedusa”, ha dichiarato la Rackete. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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