Erdogan: con la “zona di sicurezza” 1 milione di rifugiati torneranno in Siria

Pubblicato il 25 giugno 2019 alle 18:14 in Siria Turchia

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Il presidente turco Tayyip Erdogan ha dichiarato che circa 1 milione di siriani faranno ritorno nel loro Paese dalla Turchia quando una zona di sicurezza verrà stabilita nel Nord-Est della Siria, lungo il loro confine condiviso. Al momento, gli Stati Uniti sono in contatto con le autorità di Ankara per la creazione di questa “safe zone”, la quale verrà istituita nei territori dove le forze americane supportano le milizie curde dell’Unità di Protezione Popolare (YPG). La Turchia considera le YPG un’organizzazione terroristica e pretende che i suoi combattenti si ritirino dall’area per mettere in sicurezza i propri confini. Dall’altra parte, Washington vuole garanzie che i suoi alleati curdi, che si sono dimostrati fondamentali nella lotta contro lo Stato islamico in Siria, non vengano danneggiati.

Parlando ad Ankara con i deputati del suo partito, l’AK Party, Erdogan ha affermato: “Stiamo cercando di estendere la zona di sicurezza lungo le nostre frontiere in modo da permettere ai rifugiati siriani presenti sul nostro territorio di ritornare in tranquillità nelle loro case”. “Al momento circa 330.000 persone hanno fatto ritorno in Siria, ma io credo che quando i problemi a Manbij e nella regione ad Est dell’Eufrate saranno risolti, raggiungeremo molto presto il milione”, ha aggiunto il presidente. A giugno 2018, Turchia e Stati Uniti avevano approvato un percorso comune per gestire la situazione nella città di Manbij, oggetto della contesa tra le truppe di Ankara e quelle curdo-siriane. Ad aprile 2019, il ritiro delle forze curde dalla città, previsto dall’accordo, stava procedendo molto più lentamente del previsto.

Da parte loro, i curdi siriani respingono la proposta degli Stati Uniti di stabilire una “zona di sicurezza” sotto il controllo della Turchia lungo la parte condivisa del confine. Per evitare qualsiasi scontro o minaccia, secondo il leader politico Aldar Khalil, i curdi potrebbero accettare il dispiegamento delle forze dell’Onu, ma, a suo avviso, qualsiasi altra scelta sarebbe inaccettabile, poiché infrangerebbe la sovranità della Siria e della regione autonoma dei curdi. La proposta relativa all’istituzione di “zone di sicurezza” era stata avanzata il 14 gennaio nel corso di un precedente colloquio telefonico tra Erdogan e Trump.

La Turchia ospita sul suo territorio circa 4 milioni di siriani, il numero più grande rispetto a tutti gli altri Paesi dove si sono rifugiati negli otto anni di guerra civile.

Una volta che le truppe americane si saranno ritirate definitivamente, i curdi saranno in balia dell’esercito turco. L’appoggio ai combattenti curdi-siriani, da anni, costituisce un elemento di tensione tra Washington e Ankara, la quale ha più volte chiesto all’alleato NATO di interrompere qualsiasi sostegno. Quando il presidente Donald Trump, il 19 dicembre 2018, ha annunciato il ritiro delle 2.000 truppe statunitensi dalla Siria, il presidente Recep Tayyip Erdogan ha proposto immediatamente l’istituzione delle zone di sicurezza lungo 32 km di confine con la Turchia.

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Chiara Gentili

di Redazione

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