Proteste in Palestina: la conferenza di pace con Israele è “nonsense”

Pubblicato il 24 giugno 2019 alle 17:42 in Israele Palestina USA e Canada

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Leader del mondo della politica e della finanza si stanno recando in Bahrain oggi, lunedì 24 giugno, per partecipare alla storica conferenza di pace, promossa dagli Stati Uniti, volta a rivelare parte del famoso “Accordo del secolo”, il piano di pace dell’amministrazione Trump per risolvere la disputa tra Israele e Palestina.

Organizzata dal genero e consigliere del presidente Donald Trump, Jared Kushner, il seminario economico “Peace to Prosperity” si svolgerà tra il 25 e il 26 giugno e hanno già confermato la loro presenza i Paesi del Golfo Persico, l’Egitto, la Giordania, il Marocco ed Israele. I ministri delle Finanze degli Stati arabi del Golfo, il ministro del Tesoro degli Stati Uniti, Steven Mnuchin, e il capo del Fondo Monetario Internazionale, Christine Lagarde, sono attesi oggi a Manama. L’Autorità palestinese sta boicottando il seminario e il primo ministro, Mohammas Shtayyeh, ha dichiarato che il summit economico in Bahrain è un “nonsense”. “Quello che Israele e gli Stati Uniti stanno cercando di fare ora è semplicemente normalizzare le relazioni con gli Stati arabi a spese dei palestinesi”, ha aggiunto il premier durante una riunione di governo lunedì 24 giugno.

Secondo quanto comunicato da Washington, il programma mira a raccogliere fondi superiori a 50 miliardi di dollari da destinare all’Autorità Palestinese e a creare un milione di posti di lavoro per i cittadini entro un lasso di tempo di 10 anni. Il presidente della Palestina, Mahmoud Abbas, ha detto che i palestinesi “non saranno schiavi di Kushner e degli altri aiutanti di Trump”. “Che l’America trasformi l’intera causa da un problema politico in uno economico, non possiamo accettarlo”, ha affermato.

Nel frattempo, centinaia di palestinesi stanno protestando sulla città di Ramallah, in Cisgiordania. Essi ritengono che Trump, alleato di Israele, stia cercando di ammansire con il piano economico il popolo palestinese per poterlo poi privare della loro sovranità nazionale.

La proposta di pace USA per la regione dovrebbe includere, secondo alcune indiscrezioni, il controllo permanente di Israele sulla Valle del Giordano e una presenza militare israeliana a lungo termine nella Cisgiordania occupata. È altresì probabile che la realizzazione del piano richieda miliardi di dollari, devoluti in aiuti finanziari ai palestinesi, da parte degli Stati del Golfo.

I palestinesi reclamano la liberazione della Cisgiordania, di Gerusalemme Est e della Striscia di Gaza, territori occupati da Israele nella guerra del 1967, per la costituzione di uno Stato indipendente. Superando le politiche pianificate dai suoi predecessori, l’amministrazione Trump si è rifiutata di approvare una soluzione che preveda due Stati per risolvere il conflitto tra Israele e palestinesi. Questi ultimi hanno chiuso i loro legami con la Casa Bianca dopo che il presidente statunitense ha dichiarato di riconoscere Gerusalemme capitale di Israele, nel dicembre 2017, e di trasferire la propria ambasciata in questa città. Gli Stati Uniti hanno altresì tagliato aiuti ai palestinesi equivalenti a centinaia di milioni di dollari e hanno ordinato la chiusura dell’ufficio diplomatico palestinese insediato a Washington.

Il 25 marzo, a Washington, il presidente americano Donald Trump ha firmato un decreto nel quale gli Stati Uniti riconoscono la sovranità israeliana sulle Alture del Golan. L’atto ha in pratica formalizzato la dichiarazione di Trump del 21 marzo, con la quale il presidente degli USA aveva affermato che era giunto il momento per gli Stati Uniti “di riconoscere pienamente” la sovranità israeliana sul Golan.  Considerando le misure adottate dall’amministrazione Trump fino ad oggi, c’è dunque poca speranza per una potenziale svolta nella risoluzione del conflitto.

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Chiara Gentili

di Redazione

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