Marocco: proteste contro la conferenza di Manama

Pubblicato il 24 giugno 2019 alle 19:23 in Africa Marocco

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Migliaia di persone sono scese in piazza in Marocco per protestare contro la conferenza del 25 e 26 giugno in Bahrain, dove si attende che venga svelato il cosiddetto “Accordo del Secolo” ideato dagli USA per la risoluzione dei conflitti in Medio Oriente, specialmente per quello che riguarda i rapporti tra Israele e Palestina. 

I manifestanti marocchini si sono riuniti nella capitale, Rabat, nei pressi del Parlamento e hanno denunciato i “regimi arabi traditori”, per aver confermato la partecipazione alla conferenza. Tra questi, i più criticati sono Arabia Saudita e Emirati Arabi Uniti. Alcuni dei manifestanti hanno urlato “Morte a Israele!” e “Morte agli Stati Uniti!”e altri hanno bruciato una bandiera israeliana. L’Egitto e la Giordania hanno confermato da lungo tempo che invieranno una delegazione a Manama, ma a tale incontro parteciperanno anche i Paesi del Golfo, Marocco e Israele.

Da parte sua, l’Autorità palestinese sta boicottando la conferenza e il primo ministro, Mohammas Shtayyeh, ha dichiarato che il summit in Bahrain è un “nonsense”. “Quello che Israele e gli Stati Uniti stanno cercando di fare ora è semplicemente normalizzare le relazioni con gli Stati arabi a spese dei palestinesi”, ha aggiunto il premier durante una riunione di governo lunedì 24 giugno. Secondo quanto comunicato da Washington, il programma mira a raccogliere fondi superiori a 50 miliardi di dollari da destinare all’Autorità Palestinese e a creare un milione di posti di lavoro per i cittadini entro un lasso di tempo di 10 anni. Il presidente della Palestina, Mahmoud Abbas, ha detto che i palestinesi “non saranno schiavi di Kushner e degli altri aiutanti di Trump”. “Che l’America trasformi l’intera causa da un problema politico in uno economico, non possiamo accettarlo”, ha affermato.

Nel frattempo, centinaia di palestinesi stanno protestando sulla città di Ramallah, in Cisgiordania. Essi ritengono che Trump, alleato di Israele, stia cercando di ammansire con il piano economico il popolo palestinese per poterlo poi privare della loro sovranità nazionale. La proposta di pace USA per la regione dovrebbe includere, secondo alcune indiscrezioni, il controllo permanente di Israele sulla Valle del Giordano e una presenza militare israeliana a lungo termine nella Cisgiordania occupata. È altresì probabile che la realizzazione del piano richieda miliardi di dollari, devoluti in aiuti finanziari ai palestinesi, da parte degli Stati del Golfo.

I palestinesi reclamano la liberazione della Cisgiordania, di Gerusalemme Est e della Striscia di Gaza, territori occupati da Israele nella guerra del 1967, per la costituzione di uno Stato indipendente. Superando le politiche pianificate dai suoi predecessori, l’amministrazione Trump si è rifiutata di approvare una soluzione che preveda due Stati per risolvere il conflitto tra Israele e palestinesi. Questi ultimi hanno chiuso i loro legami con la Casa Bianca dopo che il presidente statunitense ha dichiarato di riconoscere Gerusalemme capitale di Israele, nel dicembre 2017, e di trasferire la propria ambasciata in questa città. Gli Stati Uniti hanno altresì tagliato aiuti ai palestinesi equivalenti a centinaia di milioni di dollari e hanno ordinato la chiusura dell’ufficio diplomatico palestinese insediato a Washington.

Il 25 marzo, a Washington, il presidente americano Donald Trump ha firmato un decreto nel quale gli Stati Uniti riconoscono la sovranità israeliana sulle Alture del Golan. L’atto ha in pratica formalizzato la dichiarazione di Trump del 21 marzo, con la quale il presidente degli USA aveva affermato che era giunto il momento per gli Stati Uniti “di riconoscere pienamente” la sovranità israeliana sul Golan.  Considerando le misure adottate dall’amministrazione Trump fino ad oggi, c’è dunque poca speranza per una potenziale svolta nella risoluzione del conflitto.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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