L’Argentina verso il voto: il futuro di Macri legato all’economia

Pubblicato il 24 giugno 2019 alle 7:53 in America Latina Argentina

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È scaduto a mezzanotte di sabato 22 giugno il termine per presentare le candidature alle primarie obbligatorie dell’11 agosto, condizione necessaria per concorrere alle presidenziali del 27 ottobre. Con la chiusura delle liste, una cosa è chiara: in Argentina il peronismo è di ritorno. Il presidente Mauricio Macri ha inglobato il peronista conservatore Miguel Ángel Pichetto come vicepresidente, mentre il candidato presidente del peronismo kirchnerista, Alberto Fernández, la cui vice è la ex presidente Cristina Fernández de Kirchner, hanno candidato il moderato Sergio Massa come capolista per la camera dei deputati. La terza candidatura, con poche probabilità di vittoria, ma con capacità di ergersi ad arbitro della contesa, è anche peronista, con Roberto Lavagna come candidato presidente e il giovane governatore di Salta, Juan Manuel Urtubey, come vice. Coloro che vincono le primarie di ogni coalizione si misureranno alle elezioni generali del 27 ottobre, con l’opzione di un secondo turno a novembre se nessuno raggiunge la maggioranza.

Le primarie argentine non sono più scelta, soprattutto perché delle primarie ormai hanno poco e niente. La legge stabilisce che si svolgano in simultanea per tutte le coalizioni, sono obbligatorie e aperta a tutti i cittadini, affiliati o meno ai partiti. Inoltre, in quanto né Macri né Fernàndez né tantomeno Lavagna hanno rivali interni, quella di agosto sarà una sorta di anteprima di quello che ci si può aspettare due mesi e mezzo più tardi, quando si troveranno di fronte alle presidenziali propriamente detta. L’utilità di una tale esibizione elettorale è discussa in ogni sede, ma finora nessun governo si è sentito tanto forte da eliminarla. Un sondaggio privato con dimensione nazionale e senza margine di errore sarebbe irrealizzabile e, soprattutto, non pagabile, pertanto, l’11 agosto, l’Argentina farà una grande prova generale delle elezioni.

Gli ultimi temi di dibattito politico e i nomi dei candidati sono la prova di una “peronizzazione” della politica argentina. Quando i sondaggi hanno iniziato a suggerire a Macri che i numeri della sua rielezione erano in pericolo, come risultato della crisi economica, il presidente ha deciso di unire le forze con Pichetto, un peronista conservatore alleato prima di Carlos Menem (1989-99) poi dei coniugi Kirchner (2003-15). Uomo con grande esperienza politica, Pichetto può dare a Macri il controllo parlamentare di cui ha bisogno (in Argentina, il vicepresidente è presidente del Senato) e sedurre quella frangia di elettorato peronista che non vuole il ritorno di Cristina Fernández de Kirchner.

Il piano del presidente può fallire se queste frange di peronosti disincantati optano per Roberto Lavagna, l’ex ministro dell’Economia che ha diretto con successo la crisi del 2001 dal Ministero dell’Economia. Lavagna ha come vice il governatore Juan Manuel Urtubey. Entrambi, come Pichetto e come Massa, sono esponenti di Alternativa Federal, un’alleanza di peronisti moderati con ampio potere territoriale all’interno del paese che ha cercato, senza successo, di offrire agli elettori una terza via anche a livello nazionale.

Tutte le aspettative del governo poggiano sulla ripresa dell’economia. In linea di principio, l’aumento del prezzo del dollaro ha offerto una tregua Macri e gli ultimi dati di inflazione indicano che è scesa al di sotto del 3% mensile, come era accaduto durante il primo trimestre dell’anno. La formula Macri-Pichetto e la decisione di Cristina Fernández de Kirchner di non correre per la presidenza sembrano inoltre aver rassicurato i mercati.

Spiegano gli analisti che se l’economia va bene, la candidatura di Macri va bene. E viceversa. L’ultimo sondaggio della società demoscopica Isonomía, ha mostrato il salto di popolarità che la tregua economica ha permesso a Macri. L’immagine positiva del presidente è salita di 10 punti questo mese al 43% e la sua immagine negativa è scesa dal 65% al 57%. Allo stesso tempo, la popolarità di Fernández de Kirchner è scesa di due punti. Il sondaggio ha anche registrato un aumento di sette punti dell’intenzione di votare per Macri in caso di un ballottaggio, dal 36% al 43%, anche se Macri è ancora a due punti da Alberto Fernández, stabile al 45%.

Secondo un altro sondaggio, della compagnia CEOP, al primo turno Alberto Fernández otterrebbe il 43,7% contro il 32,3% del presidente uscente.

 

Sicurezza internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale

Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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