Houthi attaccano aeroporto saudita, 1 morto e 21 feriti

Pubblicato il 24 giugno 2019 alle 12:55 in Arabia Saudita Yemen

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I ribelli yemeniti Houthi hanno lanciato un nuovo attacco contro l’aeroporto civile di Abha, nel sud dell’Arabia Saudita, uccidendo una persona e ferendone altre 21. È quanto ha riferito la coalizione a guida saudita, che combatte contro il movimento. L’episodio è stato confermato anche dal canale televisivo Al-Masirah, gestito dagli Houthi, il quale ha reso noto che il gruppo yemenita intendeva prendere di mira gli aeroporti di Abha e Jizan, nel Sud dell’Arabia Saudita, con attacchi di droni.

“Un’offensiva terroristica da parte della milizia Houthi, appoggiata dall’Iran, ha colpito l’aeroporto di Abha, uccidendo un residente siriano e ferendo 21 civili”, ha dichiarato la coalizione araba in un comunicato diffuso dalla televisione di stato saudita. L’attacco all’aeroporto di Jizan non è stato invece menzionato dalle autorità di Riad, dunque non è chiaro se sia effettivamente avvenuto o meno.

Secondo quanto riportato dalla versione inglese del quotidiano Al Arabiya, un drone sospetto ha colpito il parcheggio dell’aeroporto di Abha, domenica 23 giugno, a circa 200 km a nord dal confine con lo Yemen. I voli non sono stati interrotti e le operazioni sono continuate regolarmente. L’aeroporto in questione serve rotte sia nazionali sia regionali.

Il 15 giugno, i ribelli Houthi avevano dichiarato di aver attaccato per mezzo di droni entrambi gli aeroporti sauditi di Jizan e Abha, rendendoli inagibili. L’offensiva era giunta in seguito al lancio di alcuni raid aerei della coalizione saudita contro sistemi di difesa e posizioni militari del gruppo yemenita a Sanaa, avvenuti nella stessa giornata. Qualche giorno prima, il 12 giugno, l’aeroporto di Abha era stato attaccato da diversi missili da crociera lanciati dai ribelli sciiti. Tale operazione aveva causato il ferimento di 26 persone. Riad ha accusato l’Iran di aver fornito agli Houthi le armi utilizzate nell’offensiva del 12 giugno contro Abha, ma Teheran e il movimento yemenita negano qualsiasi collaborazione militare e le autorità iraniane hanno altresì assicurato di non aver fornito né missili né droni.

Negli ultimi mesi, le offensive si sono intensificate, con attacchi aerei e per mezzo di droni, sia sul territorio yemenita, sia in luoghi chiave per gli interessi sauditi in altre regioni. La coalizione araba, il 29 maggio, aveva lanciato un’operazione militare con l’obiettivo di neutralizzare le capacità offensive degli Houthi. Secondo fonti saudite, la missione sarebbe in linea con il diritto internazionale e umanitario e alcuni ufficiali militari hanno assicurato che prenderanno tutte le misure necessarie a proteggere i civili. Mercoledì 19 giugno, alcuni parlamentari della Lega Araba si sono riuniti al Cairo, in Egitto, e hanno esortato le Nazioni Unite a inserire gli Houthi nella lista delle organizzazioni terroristiche, accusandoli di numerosi attacchi contro l’Arabia Saudita.

Tale scenario di tensioni si inserisce nella cornice della guerra civile in Yemen, scoppiata il 19 marzo 2015, data in cui gli Houthi hanno lanciato un’offensiva per estendere il loro controllo nelle province meridionali. I gruppi che si contrappongono nel conflitto sono da un lato i ribelli sciiti, che controllano la capitale Sana’a, alleati con le forze fedeli all’ex presidente Ali Abdullah Saleh e sostenuti dall’Iran e dalle milizie di Hezbollah. Dall’altro lato, vi sono le forze fedeli al presidente yemenita, Rabbo Mansour Hadi, l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale. L’Arabia Saudita è intervenuta nel conflitto per sostenere Hadi, il 26 marzo 2015, a capo di una coalizione formata anche da Emirati Arabi Uniti, Marocco, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait, Bahrain e Qatar e sostenuta, a sua volta, dagli Stati Uniti.

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Chiara Gentili

di Redazione

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