Lega Araba: confermati 100 milioni di dollari di aiuti mensili ai palestinesi

Pubblicato il 23 giugno 2019 alle 20:02 in Medio Oriente Palestina

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

La Lega Araba, domenica 23 giugno, ha confermato l’impegno di stanziare aiuti economici per 100 milioni di dollari mensili al governo palestinese, all’indomani della divulgazione, da parte degli Stati Uniti, del loro piano economico per la pace in Medio Oriente.

I ministri delle Finanze arabi si sono riuniti, nella giornata di domenica, al Cairo, dove hanno rinnovato la promessa fatta lo scorso aprile e volta a rilanciare l’economia palestinese attraverso trasferimenti di fondi regolari, del valore di 100 milioni di dollari mensili, all’Autorità Nazionale Palestinese, in quanto l’amministrazione regionale affronta “fardelli finanziari”. Il gruppo ha insistito inoltre, come sottolineato da un comunicato ufficiale, nel ribadire il “completo sostegno arabo all’indipendenza economica, politica e finanziaria dello Stato palestinese”, all’indomani del piano proposto dalla Casa Bianca. Nel medesimo vertice, i ministri hanno condannato quella che hanno definito un’opera di “pirateria” da parte di Israele nei confronti dei fondi pubblici palestinesi.

Israele riscuote le tasse per conto del governo della Palestina, ma lo scorso febbraio ha approvato una legge con cui trattiene dalle tasse raccolte per l’Autorità nazionale palestinese le somme che questa devolve ai detenuti palestinesi per attacchi terroristici nelle carceri israeliane e alle loro famiglie. Tali somme si aggirano intorno a 138 milioni di dollari.

La Lega Araba, nel mese di aprile, aveva dunque promesso di supplire ai tagli israeliani con aiuti mensili di 100 milioni di dollari.

Sabato 22 giugno, gli Stati Uniti hanno reso noto che, nel corso della settimana seguente, presenteranno il piano di pace per il Medio Oriente in Bahrein. A capo di tale progetto, il cosiddetto piano “Peace to Prosperity”, è Jared Kushner, il genero e consigliere del presidente americano, Donald Trump. Secondo quanto comunicato da Washington, il programma mira a raccogliere fondi superiori a 50 miliardi di dollari da destinare all’Autorità Palestinese e creare un milione di posti di lavoro per i cittadini entro un lasso di tempo di 10 anni.

L’Autorità Palestinese sta boicottando la conferenza di due giorni che avrà luogo in Bahrein lunedì 24 e martedì 25 giugno, e sostiene che Trump, alleato di Israele, stia cercando di ammansire i palestinesi con il piano economico per poterli poi privare della loro sovranità nazionale. L’Egitto e la Giordania hanno confermato che invieranno delegazioni al workshop di Manama, a cui prenderanno parte anche i Paesi del Golfo Persico, il Marocco e Israele.

 La proposta di pace USA per la regione mira a risolvere il conflitto israelo-palestinese, secondo quanto rivelato dall’amministrazione Trump. Sembrerebbe che alcune clausole includano il controllo permanente di Israele sulla Valle del Giordano e una presenza militare israeliana a lungo termine nella Cisgiordania occupata. È altresì probabile che la realizzazione del piano richieda miliardi di dollari, devoluti in aiuti finanziari ai palestinesi, da parte degli Stati del Golfo.

Il premier palestinese aveva specificato, il 20 maggio, che qualsiasi soluzione al conflitto in Palestina dovrebbe essere politica e dovrebbe riguardare la fine dell’occupazione. “Non soccomberemo al ricatto e all’estorsione e non abbandoneremo i nostri diritti nazionali per riceve del denaro” erano state le sue parole. I legami tra Palestina e USA si sono interrotti quando, l’8 dicembre 2017, il presidente americano ha riconosciuto Gerusalemme capitale di Israele. Successivamente, il 14 maggio 2018, Trump ha trasferito l’ambasciata da Tel Aviv alla Città Santa, decretando il riconoscimento ufficiale di Gerusalemme come capitale dello Stato di Israele.

Da parte sua, sin dalla guerra del 1948, la Palestina reclama la liberazione dei territori che avrebbero costituito lo Stato palestinese, dopo la fine del mandato britannico. A partire dal 1967, le autorità palestinesi lottano per la fine dell’occupazione della Cisgiordania, di Gerusalemme Est e della Striscia di Gaza, con l’obiettivo di costituire, almeno in tali territori, uno Stato indipendente. Trump, con le sue mosse nello scacchiere politico internazionale ha rifiutato di approvare la soluzione a due Stati per risolvere il conflitto tra Israele e palestinesi. Tale soluzione è stata stabilita nel 1993 con gli Accordi di Oslo e prevede la creazione di due Stati in grado di coesistere uno di fianco all’altro, ovvero Israele da una parte e la Palestina dall’altra, con un’unica capitale, Gerusalemme, divisa tra i due. Tuttavia, un patto che avrebbe dovuto costituire un modello ed una risoluzione del perdurante conflitto, dopo 26 anni non è stato ancora attuato e viene considerato non adeguato anche dalla controparte palestinese.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

 Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.