Hong Kong: manifestanti tirano le uova alla polizia, nessuna reazione

Pubblicato il 23 giugno 2019 alle 10:20 in Asia Hong Kong

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Continuano ad Hong Kong le proteste contro l’emendamento della legge sull’estradizione dall’isola. Tra venerdì 21 e sabato 22 giugno, i giovani manifestanti hanno assediato il quartier generale della polizia e del governo chiedendo non solo la cancellazione definitiva della legge, per ora solo provvisoriamente sospesa, ma anche il rilascio dei manifestanti arrestati nei giorni scorsi. La polizia non ha reagito per scelta, anche quando i manifestanti hanno lanciato uova contro le loro fila, secondo quanto dichiarato dal capo delle forze dell’ordine e non ha agito per disperdere la folla.

I manifestanti hanno utilizzato un approccio organizzativo che si rifà alla filosofia marziale di Bruce Lee, che richiede di essere fluidi nei movimenti come l’acqua che scorre affermando che “l’acqua può scorrere o può rompere gli argini, sii acqua, amico mio”. Per questa ragione, i diversi gruppi di manifestanti si sono divisi per le zone del centro dell’isola, rendendo difficile qualsiasi tentativo di dispersione totale delle proteste.

Le manifestazioni hanno tenuto un andamento pacifico, anche vista la mancata reazione delle forze di polizia che si sono limitate a osservare i manifestanti assediare il loro quartiere generale.

Non ci sono state notizie da parte della governatrice dell’isola, Carrie Lam o dai suoi ufficiali, se non con una nota diffusa nella sera di sabato in cui venivano elencati i danni e i disservizi dei servizi pubblici, ambulanze comprese, a causa delle proteste.

La ragione della protesta popolare è la proposta di emendamento della legge sull’estradizione in vigore sull’isola, percepito come un attacco al sistema legale indipendente dell’isola. La proposta di emendamento, in discussione da maggio nell’organismo legislativo di Hong Kong, intende creare un meccanismo di estradizione basato su un approccio caso per caso per le richieste di estradizione verso Paesi che non rientrano nei trattati di estradizione esistenti, Cina continentale, Taiwan e Macao incluse.

Attualmente, la legge di Hong Kong nota come “Fugitive Offenders Ordinance” permette alle autorità dell’isola di consegnare i criminali o i fuggitivi ad altre giurisdizioni solo tramite approvazione dell’organismo legislativo. L’emendamento in discussione rimuoverebbe questa necessità di esamina da parte del potere legislativo e lascerebbe il potere decisionale in mano al governatore. Lo Hong Kong Security Bureau ha assicurato che i crimini riguardanti etnia, nazionalità, opinione politica e religione non saranno oggetto dell’emendamento, ma la popolazione dell’isola non è affatto rassicurata. L’emendamento della legge sull’estradizione renderebbe più semplice l’invio di criminali e sospetti tali in Cina continentale dove verrebbero sottoposti alle procedure giudiziali di Pechino spesso vacue e poco chiare e caratterizzate da processi non sempre equi, secondo quanto riportato dal sito di news indipendente DW.

La proposta di emendamento alla legge è stata messa in stato di sospensione dalla governatrice Carrie Lam per mostrare la sensibilità dell’esecutivo nei confronti delle proteste. L’attuale Consiglio Legislativo dell’isola, l’organo esecutivo, termina il suo mandato nel mese di luglio 2020 e se l’emendamento non verrà portato avanti e trasformato in legge per allora, decadrà spontaneamente. Al momento, secondo quanto dichiarato dagli ufficiali governativi al South China Morning Post, il governo ha smesso di lavorare sulla proposta di legge.

Le proteste hanno ricevuto ampio sostegno tra la popolazione di Hong Kong e anche la solidarietà dei leader religiosi dell’isola, compreso il vescovo Joseph Ha Chi-shing, capo della comunità cattolica, che ha chiesto ai giovani manifestanti di essere attenti alla sicurezza ed evitare di creare disagi alla popolazione.

 Le proteste ad Hong Kong, che vanno avanti dall’inizio di maggio, hanno raggiunto il loro picco massimo nelle ultime 2 settimane, a partire dal 9 giugno. In questa data, più di un milione di persone sono scese in strada per la prima manifestazione di dissenso contro la legge sull’estradizione. Non avendo ricevuto alcun segnale dal governo in merito allo stop del dibattito sull’emendamento, le proteste sono andate avanti e il 12 giugno migliaia di persone sono scese in strada e hanno assediato il palazzo del Consiglio Legislativo, con scontri diretti con la polizia e il lancio di lacrimogeni, proiettili di gomma e un bilancio di 72 feriti, due dei quali molto gravi. Le azioni della polizia hanno ricevuto aspre critiche e gli ufficiali sono stati accusati di abuso di potere, per questo il capo delle forze dell’ordine ha deciso di non intervenire di fronte alle nuove proteste di venerdì 21 e sabato 22 giugno.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e cinesi e redazione a cura di Ilaria Tipà

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.