Delegazione di Hamas in Libano per protestare contro il summit di Manama

Pubblicato il 23 giugno 2019 alle 7:35 in Libano Palestina

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Una delegazione del gruppo di resistenza palestinese, Hamas, si trova in Libano per partecipare ad una serie di attività ideate per contrastare il summit in cui verrà svelato il cosiddetto “Accordo del Secolo” per la pace in Medio Oriente, che si terrà a Manama, in Bahrain, il 25 e 26 giugno.

I membri del organizzazione armata di resistenza palestinese sono arrivati a Beirut da una settimana, secondo quanto riferisce il quotidiano The New Arab. Il gruppo ha anche annunciato che prenderà parte a un vertice parallelo intra-palestinese che si terrà negli stessi giorni del summit di Manama. Inizialmente, solo i membri dell’Organizzazione per la liberazione della Palestina (OLP) e il Fronte popolare per la liberazione della Palestina (PFLP) avevano comunicato che avrebbero preso parte alla conferenza intra-palestinese. Hamas, che ha avuto a lungo pessimi rapporti con gli altri partiti politici palestinesi, non aveva ancora fatto dichiarazioni a tale riguardo, facendo sorgere il dubbio che il gruppo non fosse stato invitato a partecipare.

“Hamas e altre fazioni, incluso l’OLP, parteciperanno alla conferenza di Beirut, che si terrà presto, in coordinamento con il seminario di Manama”, ha dichiarato un membro della delegazione di Hamas in Libano. La conferenza per la presentazione dell’accordo per la pace in Medio Oriente, soprattutto tra Israele e Palestina, non è stato accolto con favore in Cisgiordania e a Gaza. Il primo ministro dell’Autorità Nazionale Palestinese, Mohammad Shtayyeh, domenica 26 maggio, aveva dichiarato che la conferenza di Manama era morta in partenza. Il premier ha aggiunto: “Ammiro tutti i membri del settore privato palestinese che si sono opposti a questa cospirazione contro il nostro popolo”. “In passato abbiamo già assistito a decine di conferenze simili, finite miserabilmente”, aveva aggiunto Shtayyeh.

Il nome del summit di Manama è “Peace to Prosperity” e si tratta di un incontro di carattere economico in cui è previsto che il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, presenti i dettagli della proposta di pace USA per la regione. Tale piano mira a risolvere il conflitto israelo-palestinese, secondo quanto rivelato dall’amministrazione Trump. Tuttavia, non sono ancora noti i dettagli.  Sembrerebbe che alcune clausole includano il controllo permanente di Israele sulla Valle del Giordano e una presenza militare israeliana a lungo termine nella Cisgiordania occupata. È altresì probabile che la realizzazione del piano richieda miliardi di dollari, devoluti in aiuti finanziari ai palestinesi, da parte degli Stati del Golfo.

Il premier palestinese aveva specificato, il 20 maggio, che qualsiasi soluzione al conflitto in Palestina dovrebbe essere politica e dovrebbe riguardare la fine dell’occupazione. “Non soccomberemo al ricatto e all’estorsione e non abbandoneremo i nostri diritti nazionali per riceve del denaro” erano state le sue parole. I legami tra Palestina e USA si sono interrotti quando, l’8 dicembre 2017, il presidente americano ha riconosciuto Gerusalemme capitale di Israele. Successivamente, il 14 maggio 2018, Trump ha trasferito l’ambasciata da Tel Aviv alla Città Santa, decretando il riconoscimento ufficiale di Gerusalemme come capitale dello Stato di Israele.

Da parte sua, sin dalla guerra del 1948, la Palestina reclama la liberazione dei territori che avrebbero costituito lo Stato palestinese, dopo la fine del mandato britannico. A partire dal 1967, le autorità palestinesi lottano per la fine dell’occupazione della Cisgiordania, di Gerusalemme Est e della Striscia di Gaza, con l’obiettivo di costituire, almeno in tali territori, uno Stato indipendente. Trump, con le sue mosse nello scacchiere politico internazionale ha rifiutato di approvare la soluzione a due Stati per risolvere il conflitto tra Israele e palestinesi. Tale soluzione è stata stabilita nel 1993 con gli Accordi di Oslo e prevede la creazione di due Stati in grado di coesistere uno di fianco all’altro, ovvero Israele da una parte e la Palestina dall’altra, con un’unica capitale, Gerusalemme, divisa tra i due. Tuttavia, un patto che avrebbe dovuto costituire un modello ed una risoluzione del perdurante conflitto, dopo 26 anni non è stato ancora attuato e viene considerato non adeguato anche dalla controparte palestinese.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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