Trump: “Cose positive stanno accadendo in Afghanistan”

Pubblicato il 22 giugno 2019 alle 7:35 in Afghanistan USA e Canada

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Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha dichiarato che “alcune cose positive stanno accadendo in Afghanistan”, riferendosi ai negoziati di pace in vista di una riduzione della presenza USA nel Paese.

La notizia è stata riferita dal quotidiano afghano ToloNews, che aggiunge che Washington sta guidando una trattativa con il governo afghano, i talebani e la comunità internazionale per trovare una soluzione politica al conflitto in Afghanistan e per mettere fine alla presenza USA nel Paese, che dura da 19 anni. “Come sapete in Afghanistan, quando sono arrivato io, c’erano 16.000 soldati. Adesso ci sono 9000 uomini. E alcune cose positive stanno accadendo, francamente”, ha dichiarato Trump in un’intervista per il TIME, pubblicata il 21 giugno.

Il 18 giugno, un portavoce dei talebani ha riferito che gli Stati Uniti avevano accettato di ritirare tutte le proprie truppe dall’Afghanistan. Tuttavia, la dichiarazione è stata smentita dai funzionari statunitensi nel Paese e dall’inviato speciale degli Stati Uniti, Zalmay Khalilzad. Quest’ultimo ha affermato che Washington sta cercando di ottenere un “accordo di pace globale” e non un “accordo di ritirata”. Tuttavia, durante la sua intervista con il TIME, Trump ha dichiarato che le cose in Afghanistan stavano procedendo positivamente. “Siamo scesi della metà e presto diminuiremo la presenza a circa 8.000 soldati”, ha riferito il presidente USA.

In un incontro con il primo ministro canadese, Justin Trudeau, alla Casa Bianca, avvenuto giovedì 20 giugno, Trump ha affermato di volersi tirare fuori dalle “infinite guerre” statunitensi. “Voglio uscire da queste guerre senza fine. Ho fatto una campagna in cui dicevo di voler uscire. Siamo in Afghanistan da 19 anni, come sai, ma ora abbiamo ridotto in modo sostanziale la nostra presenza”, ha dichiarato il presidente. Il negoziatore capo degli Stati Uniti, Zalmay Khalilzad, ha tenuto 6 cicli di colloqui con i talebani, discutendo su 4 temi chiave: gli sforzi contro il terrorismo, il ritiro delle truppe, un cessate il fuoco e la possibilità di tenere colloqui inter- afgani. Khalilzad questa settimana ha ribadito che “nulla è definitivo fino a quando tutto sarà concordato”.

Da decenni, l’Afghanistan è caratterizzato da una profonda instabilità politica. In seguito al crollo del regime sovietico, i talebani si sono affermati come gruppo dominante e, alla fine di una sanguinosa guerra civile tra diversi gruppi locali, hanno governato gran parte dell’Afghanistan dal 1996. Dopo essere stati decimati dagli americani, a seguito dell’invasione del 2001 e dell’intervento della NATO nell’agosto 2003, i talebani sono tornati a essere attivi e a compiere numerose offensive per destabilizzare il Paese. Con una serie di attacchi alle attuali istituzioni afghane, le milizie talebane tentano di riprendere il controllo del governo. 

Il 21 agosto 2017, il presidente Trump aveva annunciato la nuova strategia americana in Afghanistan, che prevedeva la permanenza nel Paese al fine di eliminare definitivamente la minaccia terroristica dalla regione, al fine di stabilizzare il Paese asiatico. Tuttavia, il 20 dicembre 2018 un funzionario USA aveva comunicato che Trump aveva in programma di ritirare oltre 5.000 soldati dall’Afghanistan. Il giorno precedente, il capo di Stato americano aveva annunciato il ritiro di tutte le truppe USA dalla Siria. Da parte sua, il 9 maggio la NATO ha reso noto che le sue truppe rimarranno in Afghanistan fino a quando non sarà raggiunta una pace duratura. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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