Messico: 30 milioni a El Salvador per affrontare l’emigrazione

Pubblicato il 21 giugno 2019 alle 13:40 in America centrale e Caraibi Messico

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Il Messico e El Salvador hanno lanciato i primi piani del progetto di cooperazione e sviluppo per l’America centrale. Una strategia basata sugli investimenti e sull’occupazione con cui il governo di Andrés Manuel López Obrador intende riconquistare la leadership nella regione e, allo stesso tempo, rispettare i recenti impegni assunti con Washington, il che significa più rigidi controlli sui migranti ai confini meridionali. 

Il progetto di sviluppo promosso dalla Commissione delle Nazioni Unite Economica per l’America Latina e i Caraibi (CEPAL ), di cui fanno parte anche gli Stati Uniti d’America, ha avuto il suo lancio ufficiale a Tapachula, uno dei punti di confine con il maggior numero di ingressi e dove si concentra gran parte dell’apparato del servizio migrazioni del Messico.

In questo punto di confine simbolico López Obrador e il suo omologo salvadoregno Nayib Bukele hanno firmato un accordo per il quale il Messico investirà nel paese centroamericano, immediatamente, 30 milioni di dollari, espandibili fino a 100 milioni per l’intero corso del programma. L’impegno firmato giovedì prevede la creazione di 20.000 posti di lavoro in El Salvador attraverso un piano di promozione dell’agricoltura, già operativo nel sud del Messico.

A differenza di altri programmi di cooperazione internazionale, come l’Iniziativa di Mérida con gli Stati Uniti, non sono noti quali controlli di valutazione o follow-up avranno le misure o i piani di investimento previsti. “Offriamo questa cooperazione senza condizioni politiche, economiche o finanziarie, perché siamo popoli fratelli” – ha detto il ministro degli Esteri messicano Marcelo Ebrard, che ha guidato la delegazione messicana nei negoziati con Washington che hanno fissato i nuovi termini della politica migratoria messicana.

L’accordo finale, che ha temporaneamente disattivato la minaccia statunitense di dazi sulle importazioni dal Messico, ma che è soggetto a valutazioni periodiche da entrambe le parti, è stato presentato come una vittoria politica in Messico. Tra le concessioni rese note, tuttavia, il governo di López Obrador ha dovuto accantonare la sua politica dei visti di lavoro iniziale e di residenza, rafforzare i controlli e la registrazione dei migranti e dislocare ai confini meridionali 6.000 membri della Guardia Nazionale, il nuovo corpo militare creato dal governo per la sicurezza civile. L’accordo tra Washington e Città del Messico, tuttavia, prevede il coinvolgimento degli Stati Uniti, finora riluttanti, nel progetto di cooperazione e di sviluppo lanciato giovedì 20 giugno.

“Gli Stati Uniti ribadiscono l’approvazione del Piano di sviluppo integrale lanciato dal governo del Messico in collaborazione con i governi di El Salvador, Guatemala e Honduras per promuovere gli obiettivi di buon governo e sicurezza in America centrale” – recita il testo dell’accordo di Washington, ribadito dal capo della diplomazia messicana su richiesta di López Obrador durante l’evento di Tapachula. Gli Stati Uniti si sono impegnati a dicembre per investire 10,6 miliardi di dollari, ripartiti quasi a metà tra il Messico meridionale e l’America centrale.

Il piano quadro, progettato dalla CELAC per un periodo di cinque anni, prevede anche un investimento messicano di 25  miliardi di dollari nel sud del paese ed ha cinque assi principali sotto forma di progetti infrastrutturali. Il primo è un impianto elettrico a Puerto Cortés (Honduras), con un investimento di circa 1,2 miliardi di dollari. Il secondo è quello di espandere la rete elettrica dell’America centrale e del Messico, un’opera valutata 300 milioni. Il terzo è quello di estendere la rete autostradale sul confine messicano-guatemalteco. Si prevede inoltre di costruire un gasdotto di 940 chilometri e un costo stimato di 950 milioni di dollari che collega il Golfo del Messico a San Pedro Sula, il principale polo industriale dell’Honduras. Un’altra possibilità studiata è quella di estendere ai tre paesi del “triangolo nord” centroamericano (Honduras, El Salvador e Guatemala) il cosiddetto Treno Maya, una delle più grandi scommesse dell’amministrazione Lopez Obrador, che solo per la sezione messicana ha previsto investimenti tra i 6 e gli 8 miliardi di dollari.

 

Sicurezza internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale

Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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