Mattarella e Salvini: le dichiarazioni per la giornata mondiale del rifugiato

Pubblicato il 21 giugno 2019 alle 13:06 in Europa Italia

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Il 20 giugno si è celebrata la giornata mondiale del rifugiato, volta a sensibilizzare i cittadini di tutto il mondo su i milioni di persone che sono costrette a scappare da violenze e guerre. Le dichiarazioni del presidente della Repubblica italiano, Sergio Mattarella, e del vicepremier e ministro degli Interni, Matteo Salvini, in tale occasione. 

Secondo quanto riferito dal sito ufficiale della Presidenza della Repubblica, Mattarella ha rilasciato la seguente dichiarazione: “I rifugiati ci ricordano ogni giorno, con forza, vicende di sofferenza, di discriminazione, di separazione da famiglie, terre e radici. Ciascun popolo, nella sua storia, è stato vittima dl tragedie di questa natura. Le gravi difficoltà che affliggono popoli di regioni a noi anche molto vicine meritano un’attenta riflessione sulle cause di questi drammi e sulle risposte che richiedono. L’Italia, in prima linea nell’adempiere con costanza e determinazione ai suoi doveri di solidarietà, assistenza e accoglienza, vede l’alto impegno morale e giuridico di protezione verso coloro che fuggono dalle persecuzioni, sancito dalla Convenzione di Ginevra del 1951, tra i principi fondamentali della nostra Costituzione”. 

“Le donne e gli uomini dello Stato rappresentano, per chi fugge da quelle condizioni, il primo volto amico, la mano tesa per un contatto umano e solidale”, ha continuato il presidente. “Merita di essere ricordata la meritoria esperienza dei trasferimenti umanitari di rifugiati particolarmente vulnerabili che, grazie ai vari canali di collaborazione delle autorità con la società civile – cui va tutta la mia riconoscenza – consentono di trarre in salvo e condurre in Italia centinaia di beneficiari. La giornata odierna ci ricorda anche che nessun Paese è in grado da solo di rispondere a questa sfida”. Con tali parole, Mattarella fa poi appello all’Unione Europea e auspica un maggiore supporto per l’Italia. “Il superamento della logica emergenziale e la definizione di risposte lungimiranti e sostenibili fondate sui principi di responsabilità e solidarietà, vanno concertati e condivisi dalla comunità internazionale e, anzitutto, a livello europeo, come sancito dai trattati”, ha riferito il presidente della Repubblica. “L’Unione deve essere protagonista per sviluppare una politica comune che riesca a mitigare i conflitti e sostenere le esigenze di sicurezza e sviluppo dei popoli più esposti alle crisi umanitarie, attraverso un partenariato strutturato con i Paesi e le comunità che ospitano rifugiati e richiedenti asilo. La preziosa opera dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati va affiancata da una vigorosa iniziativa internazionale in questa direzione”, ha concluso Mattarella.

Un approccio molto differente è stato quello adottato dal vicepremier e ministro degli Interni, Matteo Salvini. Il ministro, in tale occasione, ha voluto sottolineare la differenza tra immigrati e rifugiati e ha evidenziato il fatto che l’Italia non sia tenuta ad accogliere i primi, ma solo i secondi, che sono un numero estremamente ridotto, a suo avviso. Il sito del Ministero dell’Interno riporta che: “Dal 2014 al 2019, sono state esaminate in Italia 420.834 richieste di asilo, di queste il 7% è sfociata nel rilascio dello status di protezione internazionale. Oltre il 61%  delle richieste sono state giudicate dalle apposite commissioni interdisciplinari infondate, non essendoci i presupposti né situazioni meritevoli di tutela secondo le norme”. Il ministro dell’Interno ha poi dichiarato: “Chi fugge dalla guerra può e deve arrivare in Italia, senza doversi affidare a trafficanti di esseri umani o a navi pirata”. Nonostante i dati forniti dal ministero, la questione relativa alla fuga dalle guerre e violenze risulta particolarmente grave negli ultimi anni.

Secondo quanto reso noto dall’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), il 2018 è stato l’anno record per il numero di persone che scappano dalla guerra, dalle persecuzioni e dai conflitti. In circa 70 anni di attività, per la prima volta l’Agenzia ha dichiarato di aver registrato nel 2018 70.8 milioni di persone costrette a lasciare il proprio Paese, ovvero 2.3 milioni in più rispetto all’anno precedente. Questo vuol dire, secondo quanto dichiaratodall’UNHCR, che “una persona ogni 108 abitanti del pianeta è scappata dalla guerra, dalle persecuzioni e dai conflitti. Tale cifra, ha dichiarato l’Agenzia, è raddoppiata rispetto al quanto registrato nel ventennio precedente. Secondo le stime dell’Agenzia ONU, la media è di 37.000 nuovi spostamenti al giorno. “Quello che questi numeri ci mostrano è una ulteriore conferma del trend di aumento nel lungo termine del numero di persone che scappano dalla guerra, dalle persecuzioni e dai conflitti”, ha dichiarato l’Alto commissario dell’Agenzia, Filippo Grandi.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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