Libia: esercito di Tripoli distrugge sistemi di difesa russi utilizzati da Haftar

Pubblicato il 21 giugno 2019 alle 12:49 in Libia Russia

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La sala delle operazioni congiunte della Libia occidentale, organo creato dalle forze militari del governo di Tripoli per gestire le attuali operazioni nei pressi della capitale, ha riferito, giovedì 20 giugno, di aver distrutto 4 sistemi di difesa aerea russi Pantsir S-1 e 3 veicoli di munizioni utilizzati dalle truppe del generale Khalifa Haftar in una serie di attacchi avvenuti due giorni prima.

Le dichiarazioni della sala, creata il 6 aprile 2019 in seguito alla decisione del premier Fayez al-Serraj, comunicano precisamente che i jet da combattimento dell’Esercito libico hanno distrutto l’aereo militare Sukhoi 22 presso la base aerea di Al-Watiya mercoledì 19 giugno, insieme ad alcuni mezzi di artiglieria, ad un carro armato e a diversi veicoli. “Le nostre operazioni continueranno e saranno intensificate fino a quando le forze nemiche non saranno sconfitte”, si legge nelle dichiarazioni.

Nel frattempo, un giornale russo ha pubblicato le foto di alcuni attivisti libici che mostrano un sistema di difesa aerea russo, Pantsir S-1, in arrivo nella base di Al-Jufra attraverso un jet di trasporto degli Emirati Arabi Uniti. Il sistema sarebbe stato inviato per sostenere le forze di Haftar. Il giornale scrive infatti: “Gli Emirati Arabi Uniti hanno sostenuto Haftar con veicoli militari, aerei da guerra ed altri equipaggiamenti da combattimento, il che significa che gli hanno fornito anche questo sistema di difesa aerea russo”. Una fonte interna all’operazione “Vulcano di rabbia”, lanciata dal primo ministro al-Serraj per contrastare l’assedio di Tripoli da parte dell’esercito di Haftar, ha confermato che alcuni camion e munizioni diretti da Al-Jufra a Gharyan, tra cui 4 sistemi di difesa aerea russi, sono stati distrutti dai soldati della capitale.

Il 4 aprile, Haftar, dopo aver conquistato la regione instabile del Fezzan, nel Sud del Paese, ha sferrato un attacco contro Tripoli, avviando un’offensiva che è ancora in corso. Da parte sua, il governo della capitale, presieduto da Fayez al-Serraj, ha risposto con l’operazione “Vulcano di rabbia”, iniziata il 7 aprile e finalizzata ad “eliminare da tutte le città libiche gli aggressori e le forze illegittime”, oltre a difendere la capitale dall’avanzata dell’Esercito Nazionale Libico di Haftar (LNA). Dal 4 aprile ad oggi, gli scontri di Tripoli hanno causato la morte di 691 persone, tra cui 41 civili, secondo le stime dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Il numero dei feriti ammonta a 4.012, di cui 135 sono civili. Inoltre, oltre a circa 94.000 libici sono state costrette ad abbandonare la città,a causa delle violenze.

La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a raggiungere una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato da Fayez al-Serraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Khalifa Haftar, a capo dell’Esercito Nazionale Libico (LNA). Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Al Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. Il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.

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Chiara Gentili

di Redazione

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