Turchia: nuova nave effettuerà trivellazioni vicino Cipro

Pubblicato il 20 giugno 2019 alle 17:53 in Cipro Turchia

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La Turchia ha stabilito, giovedì 20 giugno, che una seconda nave di perforazione condurrà operazioni per l’estrazione di gas naturale, al largo della costa nordorientale di Cipro, per i prossimi 3 mesi. La mossa rischia di aggravare il conflitto tra Ankara e Nicosia sulla questione della divisione di competenze nelle esplorazioni petrolifere e di gas. La Turchia e il governo internazionalmente riconosciuto di Cipro hanno infatti interessi e rivendicazioni comuni su quell’area del Mediterraneo, ricca di gas naturale.

Il ministro dell’Energia turco, Fatih Donmez, ha affermato che l’imbarcazione opererà in un pozzo vicino la penisola cipriota di Karpassia e raggiungerà una profondità di 3.300 metri. La Turchia già possiede una nave al largo di Cipro e quest’ultimo la scorsa settimana ha emesso un mandato di cattura nei confronti del suo personale.

I leader dell’Unione Europea hanno avvisato Ankara di interrompere le sue trivellazioni nelle acque contese o il rischio sarà quello di un’azione congiunta da parte del blocco, dal momento che Cipro e anche la Grecia insistono sulla risoluzione della questione. Il primo ministro greco Alexis Tsipras ha chiesto “un messaggio chiaro” da parte dell’Unione, accusando la Turchia di infrangere la legge internazionale e “violare la sovranità europea”. Non è ancora chiaro quali tipo di azioni potrebbe intraprendere l’Unione Europea.

Ankara, dal canto suo, non intrattiene alcuna relazione diplomatica con Nicosia e ha affermato che alcune aree della zona marittima al largo di Cipro rientrano nella piena giurisdizione turca o in quella dei turco-ciprioti, che hanno il proprio Stato separatista nel nord dell’isola e sono riconosciuti solo dalla Turchia. Cipro, invece, ritiene che definire una propria zona economica esclusiva (ZEE) sia un suo diritto.

La disputa tra il governo greco-cipriota e la Turchia si inserisce nell’ambito della più ampia questione cipriota, ossia la disputa tra Nicosia e Ankara in merito alla sovranità sull’isola, il cui territorio risulta diviso dalla cosiddetta “linea verde” che separa l’area amministrata dalla Repubblica di Cipro e abitata prevalentemente dalla comunità greco-cipriota dall’area amministrata dalla Repubblica Turca di Cipro del Nord e abitata prevalentemente dalla comunità turco-cipriota.

Tale divisione risale al 1974, quando, in seguito al tentativo di colpo di Stato da parte di nazionalisti greco-ciprioti che favorivano l’annessione dell’isola alla Grecia, il 20 luglio, Ankara inviò le sue truppe “a protezione della minoranza turco-cipriota” nella parte settentrionale dell’isola, sulla quale la Turchia ha poi stabilito il controllo.

Da oltre 40 anni, i leader turco-cipriota e greco-cipriota, insieme ai rappresentanti dei Paesi garanti (Turchia, Grecia e Regno Unito), hanno avuto colloqui sostenuti dalle Nazioni Unite, volti a risolvere la controversia. L’ultimo round negoziale si è svolto nel luglio 2017, presso la località svizzera di Crans-Montana, ma si è risolto in un fallimento.

In considerazione di tale clima, il 30 gennaio 2019, il Consiglio di Sicurezza dell’ONU ha adottato all’unanimità la risoluzione sull’estensione del mandato della missione di peacekeeping delle Nazioni Unite con sede a Cipro (UNFICYP), che rimarrà attiva almeno fino al 31 luglio 2019.

Secondo quanto ricostruito da Reuters, i territori circostanti l’isola di Cipro risulterebbero essere ricchi di gas naturale, risorsa che Nicosia già vende a Egitto e Israele.

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Chiara Gentili

di Redazione

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